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 Epilogo di una vita tormentata

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AutoreMessaggio
Nerghray
NOVIZIO


Età : 29
Località : Italia
Messaggi : 82

MessaggioOggetto: Epilogo di una vita tormentata   Gio Mag 27, 2010 5:06 pm

Questo non è un capitolo addizionale di ciò che ho già postato ma un racconto a se stante, anche se nella stessa ambientazione alcuni anni dopo ^^
Buona lettura per chi ne sia interessato...

Era ormai la resa dei conti, il tempo di fronteggiare l'oscurità del passato e una concreta possibilità di fare qualcosa per il futuro.
Il castello era qualcosa di più di ciò che era definito: imponente, alto e slanciato in forme aguzze che si stagliavano verso il cielo del continente nebbioso, fino a perdersi nell'immensità delle nuvole scure.
Le pareti, di pietra finemente levigata, erano neri come l'oblio, adorni di oggetti dal sapore arcaico, quali armature e armi bianche di vario genere.
Dharthan contemplava il gigantesco cortile all'interno delle mura, al termine del quale, forse circa duecento metri più in la, si chiudeva in una porta massiccia anticipata da una scalinata.
Ela, suo compagno fidato, camminava rasente ai muri per scoprire eventuali trappole.
Dharthan non poteva biasimarlo... dopo tutta la fatica, le sofferenze e tempo passati per raggiungere quel posto, sarebbe stato stupido morire prima del confronto decisivo.
Ora però, Nerghray era ancora l'ultimo dei problemi.

Rajelm Freydhor era appoggiato al lato del muro occidentale, in attesa che i due si accorgessero della sua presenza.
E così quell'uomo era colui che si diceva avrebbe sconfitto Nerghray?
Reprimette il proprio disgusto per quegli individui così dipendenti gli uni degli altri che non erano in grado di vivere da uomini.
Erano passati troppi anni dal suo ultimo duello importante e abbastanza tempo da quando si era reso conto che non poteva tornare come era prima.
La sua freddezza e se stesso gli bastavano, poichè gli permettevano di sopravvivere e godere di rispetto... ma ora era tempo di avvicinarsi senza indugi ai due che aveva tanto faticosamente inseguito.

Dharthan era molto incerto.
Sapeva benissimo chi si trovava di fronte e la sua mente lavorava attentamente per evitare lo scontro diretto, altrimenti non avrebbe mai lasciato vivo quel cortile.
Al suo avversario non importava il bene generale o qualcosa di più nobile: li aveva inseguiti per un duello in sospeso, cosa che non poteva essere accettata ora...
Rajelm Freydhor non aveva occhi che per lui, dopo tutte quelle settimane... eppure non provava la soddisfazione che si era immaginato...
Quella frazione di secondo di titubanza, forse l'unica in tutta una carriera di duellante, fu la sua rovina.

Dolore come un fulmine investì il guerriero maledetto, dipanando ogni sensazione, costringendolo ad abbassare lo sguardo e notare la metà terminale di una freccia al centro del petto.
Dharthan si voltò di scatto, notando il suo compagno con l'arco ancora imbracciato che aveva sfruttato la copertura di lui stesso per incoccare.
Rajelm Freydhor cadde, gli occhi fissi e ormai velati sul ragazzo...
Il ragazzo lo osservò per poco, tinto di amarezza, poi si avviarono entrambi a passo svelto verso l'ingresso in fondo.

Quando chiuse gli occhi, il guerriero maledetto la vide: bella come non se la ricordava ormai più, dolce in un'atmosfera accogliente e ogni dolore e preoccupazione sembrava svanire.
Lei le porse le braccia ma lui lottò contro la tentazione di fare altrettanto.
Al suo sgardo interrogativo replicò:
"Ti ho dimenticata, ho dimenticato cosa mi hai insegnato, cosa ho imparato ad essere, come potrei solo pensare di toccarti?"
La figura femminile non rispose, ma stranamente il volto si curvò in un enorme sorriso.
Stava tutto avvenendo nella sua testa, ma lo lasciò accadere.
La sua debolezza e fragilità, cose che per anni aveva nascosto dietro una maschera eretta anche per se stesso esplosero dentro di se con un'intensità disumana.
Il dolore che tanto lo aveva sempre spaventato era li, nella sua forma più gelida e pungente.
Persino nella morte era denstinato a soffrire... da solo...

...No...

Aprì gli occhi, il dolore che pulsava come un martello vicino al suo cuore, ancora vivo per ora.
La vita lo stava abbandonando, ma era ancora in grado....
Con un grido soffocato a denti stretti si mise in ginocchio, anche se non se ne accorgeva le lacrime rigavano il suo volto.
Si puntò con la spada e si alzò a fatica in piedi.
La nebbia ormai impediva la visuale oltre dieci metri, ma sentiva chiaramente delle voci all'altezza della porta.
Erano ancora li... e c'era anche LUI...

Quando li raggiunse i Due avevano le spade sguainate rivolte verso l'uomo in armatura nera.
"Rajelm Freydhor" disse quest'ultimo, quasi che dire quelle due parole convincesse se stesso che fosse reale.
Nell'istante in cui i due si voltarono Rajelm pronunciò: "Silver Darkstorm..."

Prima ancora che Dharthan potesse pensare o reagire il guerriero maledetto disse, atonico: "Andate... prima che cambi idea...".
Anche se incerti erano intelligenti e con loro sorpresa non incontrarono resistenza quando si avviarono verso la porta.
Silver era esterrefatto: un guerriero quasi più feroce e malvagio di lui aveva appena aiutato delle persone...
Non chiese nulla, poichè lo sguardo comunicava ogni cosa.
Gli occhi di Rajelm Freydhor erano tali e quali a quando si erano conosciuti, e la guardia di palazzo dovette reprimere il gelo della paura.

Senza il pensiero di affrontare il guardiano, Dharthan sentiva più raggiungibile il poter affrontare Nerghray.
Alla fine si trovò a dover ringraziare quell'uomo, che tanto li aveva perseguitati e quasi uccisi.

Rajelm si sentiva come il personaggio di un libro.
Nella sua mente pronunciò: "E' ora" e sguainò la spada.

Quando morì fu felice: il primo sentimento positivo che avesse mai provato da quindici anni.
Si abbandonò ad esso e si lasciò pervadere, gioendo del sentire la sua anima intera per l'ultima volta da vivo.
Alla fine non aveva fallito... Alla fine poteva toccarla...
Il corpo senza vita di Silver Darkstorm giaceva alla base delle scale, mentre Rajelm guardava in alto.

Cadde piangendo, da guerriero.
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