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 TESI DI LAUREA di Brutal su Tolkien

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Brutal
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MessaggioTitolo: TESI DI LAUREA di Brutal su Tolkien   Lun Dic 24, 2007 12:31 pm

Aggiungo a questa sezione alcune parti che ritengo interessanti per gli appassionati della mia tesi di laurea in Scienze Politiche del lontano 2003.
Il titolo è: "La guerra dell'anello. Analisi socio-politica e simbolica de "il Signore degli Anelli" di JRR Tolkien"


Introduzione: Diecimila anni di simboli.

L’inarrestabile avanzamento tecnologico e la razionalizzazione di ogni aspetto della vita umana fino alla sua spersonalizzazione a discapito della vita agreste tanto desiderata duemila anni fa dal poeta latino Virgilio, è quasi un marchio di fabbrica del mondo in cui oggi siamo abituati a vivere. L’umanità ha fatto cose grandiose riuscendo anche a replicare artificialmente se stessa e creando un’epoca nella quale per ogni scoperta annunciata ce n’è gia una pronta a confutarla. Ma se guardiamo con più attenzione, scopriamo che ci sono degli elementi che sono comparsi assieme all’uomo e che, ancora oggi, sono rimasti immutati: sono ciò che noi chiamiamo “simboli” ( dal greco symbolon, “ciò che viene gettato insieme”), immagini che hanno dato vita ad un patrimonio comune di forme originarie che, costanti, ritornano in tutta la storia umana e che offrono a qualsiasi studioso un immenso spunto di riflessione che può servire ad ampliare in modo sostanziale le sue conoscenze sulle analogie e sulle differenze che esistono fra le diverse civiltà storiche che camminarono diecimila anni fa come oggi su questa stessa nostra terra.
La sfera simbolica è infatti penetrata lentamente in ogni cultura e ne è una dimostrazione il nostro linguaggio, le tradizioni fino ad arrivare alle storie che ogni padre racconta al proprio figlio e che mantengono delle costanti a dir poco incredibili in ogni parte del mondo. Un intero universo di oggetti comuni che al di là della loro forma estetica nascondono, più o meno implicitamente, un significato, detto appunto simbolico, che popola l’inconscio collettivo dell’uomo diventando quello che C.G.Jung, che in questa ricerca sarà più volte chiamato in causa essendo uno dei padri della psicologia moderna, chiama “archetipi”. Scrive infatti Jung, studiando l’origine dei complessi psicologici: “I complessi non variano all’infinito ma rientrano in determinate categorie poiché si basano su attitudini emotive, o istinti, i quali si esprimono attraverso fantasie, azioni e atteggiamenti involontari e irriflessivi tipici dell’homo sapiens” . Lo psicologo svizzero divide gli istinti in formali e dinamici. Sono proprio i primi ad esprimersi attraverso le fantasie che è possibile rintracciare con sorprendente somiglianza in ogni luogo e in ogni tempo. Jung chiama tali istinti formali archetipi riprendendo il concetto delle idee originarie di Sant’Agostino e soprattutto di Platone.
I simboli vivono in simbiosi con la nostra vita nascondendosi dietro la pioggia di immagini che ogni giorno assimiliamo attraverso i mezzi di comunicazione o, più semplicemente, essi riempiono le nostre case: l’anello nuziale, la croce, i numeri, determinati oggetti che assumono un valore “rituale” da tempo immemorabile ma che trascendono la loro natura di semplici oggetti del valore di pochi euro come una rosa donata alla persona amata e che assumono un significato universale e morale inestimabile come la bandiera per la quale eserciti di uomini si sacrificano. Alcuni simboli hanno condizionato spesso l’uomo positivamente, come dimostrano tutti quelli che sono asseribili tra i tesori dell’umanità (templi, opere d’arte, statue, quadri) e cose più semplici che popolano la vita di tutti i giorni come le feste, le cerimonie e mille altre cose ancora; altri, purtroppo hanno avuto un risvolto negativi, non certo per causa della loro natura, quanto piuttosto all’uso che il piccolo, singolo e apparentemente inoffensivo uomo ne ha fatto: parlo della svastica nazista e della testa di montone inscritta nella stella a sei punte usato dalle sette sataniche per evocare il demonio, ma non vanno certo dimenticati quei popoli che, nel nome di una bandiera o di una religione, leggono il motivo della loro crociata nascondendosi dietro ad assurde rivendicazioni.
Per fortuna i simboli non hanno sempre a che fare col sangue o con la guerra ma ci indicano invece, svelandosi come per timidezza solo a chi li cerca, la chiave di lettura di tantissime azioni umane e, quindi, ridestando la nostra parte dormiente, il nostro Sé. Jung, a riguardo, scrive che “il Sé in quanto archetipo rappresenta una totalità luminosa che è possibile esprimere soltanto attraverso l’uso dei simboli (l’albero, il mandala, ecc.)” .
Ma perché quegli oggetti hanno quel significato? Da dove deriva la loro associazione con esso? La risposta è dentro di noi, più precisamente in quel
meraviglioso contenitore che è il nostro cervello, e, come direbbe Jung, le immagini che albergano nel nostro inconscio collettivo sono manifestazioni psichiche che rivelano l’essenza dell’anima e che vivono nei fondali della nostra mente.
L’obiettivo di questa ricerca è quella di studiare i simboli dell’opera letteraria Il Signore degli Anelli di John Ronald Reuel Tolkien cercando di individuare gli archetipi presenti nel romanzo e spiegarli al lettore usando come strumenti la psicologia di C.G. Jung. Verrà inoltre effettuato un confronto diretto con altre opere nelle quali compaiono figure simboliche equivalenti.
Nella seconda parte di questo lavoro analizzerò la particolare vicenda che ha avuto la pubblicazione dell’opera in Italia nel 1970 e le accuse mosse al libro e all’autore dal mondo politico italiano e dalla intellighenzia ufficiale dell’epoca. Verificherò quindi se Tolkien ha veramente usato figure allegoriche al posto di figure simboliche o se tali polemiche siano nate in seguito ad una errata (e faziosa) chiave di lettura politica.
La terza ed ultima parte infine riporterà i risultati di un questionario volto a capire se, in luce a quanto detto precedentemente, sia possibile o no tracciare un identikit del “lettore-di-Tolkien” analizzando se sia plausibile un suo inquadramento politico.

:dgd:


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inutaisho
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MessaggioTitolo: Re: TESI DI LAUREA di Brutal su Tolkien   Gio Gen 03, 2008 2:13 pm

kakkio :25h: molto bella ed interessante brutal !


Agli emo piace essere picchiati --> A tutti piace picchiare gli emo --> Dio esiste




VLAD DOMINA ! MANFRED PUZZA ! FUNCLUB VLAD
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Uriel
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MessaggioTitolo: Re: TESI DI LAUREA di Brutal su Tolkien   Gio Gen 03, 2008 3:38 pm

Una domanda... quanto tempo ci hai lavorato sopra? :libro:





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Skidi
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MessaggioTitolo: Re: TESI DI LAUREA di Brutal su Tolkien   Sab Gen 19, 2008 4:23 pm

:124: :eafef: :hdh: :ciao: :libro: :sfs: :25h: :!: :?:
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Maresciallo_Helbrecht
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MessaggioTitolo: Re: TESI DI LAUREA di Brutal su Tolkien   Dom Gen 20, 2008 12:56 pm

Ehm,... ammetto di aver avuto solo ora iltempo di leggerla con attenzione (finalmente gli esami sono finiti e ho un po di tempo) e devi propriofarti i complimenti Brutal!!

veramente un ottimo lavoro, anzi,mi s ahce ora mi riguardo il LotR... :sorr:

Quindi Brutal: respect!!! :45u: :45u:


Non Nobis Domine, Non Nobis Sed Nomine Tuo Da Gloriam - Dictatus Templare

One Ring to rule them all, one Ring to find them, one Ring to bring them all and in the darkness bind them - J.R.R.Tolkien, TlotR
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MessaggioTitolo: Re: TESI DI LAUREA di Brutal su Tolkien   Mer Mag 14, 2008 12:17 pm

Maresciallo_Helbrecht ha scritto:
Ehm,... ammetto di aver avuto solo ora iltempo di leggerla con attenzione (finalmente gli esami sono finiti e ho un po di tempo) e devi propriofarti i complimenti Brutal!!

veramente un ottimo lavoro, anzi,mi s ahce ora mi riguardo il LotR... :sorr:

Quindi Brutal: respect!!! :45u: :45u:

thx


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MessaggioTitolo: Re: TESI DI LAUREA di Brutal su Tolkien   Mer Mag 28, 2008 1:06 pm

PARTE I°


LE FIGURE SIMBOLICHE DEL “SIGNORE DEGLI ANELLI” DI
J.R.R. TOLKIEN

1.1 Un breve riassunto della lotta tra il bene ed il male in Arda

E’ doveroso iniziare questa ricerca con una premessa: “Il Signore degli Anelli” è, almeno nel volere del suo autore, una trilogia di una trilogia: le altre due opere indispensabili per un’adeguata conoscenza della cosmogonia tolkeniana sono “Lo Hobbit” e “Il Silmarillion”.
Il mondo fantastico di Tolkien infatti ha una storia ben definita ed è sottoposto dall’autore stesso ad un preciso incastro di regole e leggi che gli permettono non di creare una semplice avventura, ma una realtà letteraria, o come direbbe il professore di Oxford[1],
in “mondo secondario” che vede ne “Il Signore degli Anelli” il suo ultimo atto.
Ne “Il Silmarillion” vengono narrate infatti le prime due Ere della storia: di come Eru Iluvatar abbia creato la Terra-di-Mezzo, Arda in elfico[2], tramite la composizione di un tema musicale da parte degli Ainur, dei di grado a lui inferiore, e di come essa sia stata popolata prima dagli elfi, detti anche figli di Iluvatar e Quendi (coloro che hanno voci) e successivamente dai nani e dagli uomini. La storia continua narrando di come Sauron, demone servo di Melkor, un Ainur decaduto a causa della bramosia di potere proprio come il Satana della tradizione cristiana, doni con l’inganno gli anelli del potere alle tre stirpi riservando l’ultimo, l’unico anello, a se con lo scopo di dominare gli altri[3] poiché in esso è racchiusa la loro totalità ed il potere supremo. Sempre in quest’opera è narrata la battaglia tra la coalizione dei tre popoli (uomini, elfi e nani) contro l’esercito degli orchi di Sauron e di come Isildur, antenato del guerriero Aragorn[4], abbia strappato al demone l’unico anello permettendo così alle forze del bene di cacciare, ma solo momentaneamente, l’ombra dell’oscuro signore.

La connessione tra “Il Silmarillion” e “Lo Hobbit” avviene in questo punto: Isildur, in un
imboscata, perde sia la vita che l’anello il quale finisce in un corso d’acqua; sarà ritrovato molti anni più tardi da un mezzuomo, o meglio, un hobbit di nome Smeagol, che, dopo essersene impossessato ne subisce l’influenza maligna lasciandosi lentamente corrompere e trasformandosi in una creatura viscida che vive nel buio contemplando il suo tesoro, quello stesso anello forgiato da Sauron per dominare i popoli della Terra-di-Mezzo ma che il povero Gollum, questo infatti è il suo nuovo nome (derivato dal suono onomatopeico della deglutizione del cibo), usava per pescare i pesci di cui si nutriva e per sfuggire dagli orchetti. Il fato vuole che Bilbo, lo hobbit protagonista della vicenda, inciampi proprio sull’One Ring di Gollum e se ne impossessi. Più tardi il mago Gandalf, che C.G. Jung definirebbe il vecchio saggio della favola, dirà che quello fu il volere l’Anello il quale, tra le sue caratteristiche magiche, ha quella di scegliere il proprio portatore.





[1] Tolkien insegnò lingua e
letteratura inglese a Oxford dal 1925 al 1959.

[2]
Tolkien era un filologo, amava le lingue, in special modo quelle antiche e nel
corso della sua vita, ancor prima di pubblicare qualsiasi opera, elaborò un suo
linguaggio personale, l’elfico, sfruttando le sue conoscenze in finlandese
antico, islandese antico, inglese antico e medioevale, norvegese e tedesco
antico. I simboli letterari, paragonabili alle rune, non erano sufficienti per
traduzioni complete ma andavano benissimo per formulare discorsi brevi e,
soprattutto, grammaticalmente corretti.

[3]
Sull’unico anello compare infatti la scritta: “Un anello per domarli, un
Anello per trovarli, un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli”,
o per
dirlo nel linguaggio inventato da Tolkien e basato su una precisa serie di
regole grammaticali: Un
anello per domarli, un Anello per trovarli, un Anello per ghermirli e nel buio
incatenarli


[4]
J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, Bompiani, Milano 2000, p.313,
Appendice A. D’ora in avanti, per indicare lo stesso testo della stessa
edizione si userà la sigla SdA.


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MessaggioTitolo: Re: TESI DI LAUREA di Brutal su Tolkien   Mer Mag 28, 2008 1:14 pm

[...]



Così l’Unico raggiunge la Contea, una specie di caricatura favolistica della tranquilla campagna inglese, dove dimorano i pacifici mezz’uomini, gente semplice che vive immersa nella natura e che trae da essa ogni beneficio. La splendida narrazione de “Il Signore degli Anelli” si avvia così con il compleanno di Bilbo il quale, accortosi del potere
nefasto che l’anello esercitava su di lui, decide di andarsene lasciandolo in eredità al nipote Frodo seguendo così il consiglio di Gandalf. Questi, avendo riconosciuto la natura maligna dell’oggetto, studia un modo per evitare che l’ombra di Sauron, ridestatasi dal lungo sonno, possa riaverlo mettendo in pericolo la pace che regnava sino a quel momento su Arda.

Ma l’unico modo per annientare il potere dell’Anello consiste nel gettarlo nello
stesso fuoco da cui era stato forgiato, quello del Monte Fato. Così Frodo si
assume l’incarico di portarlo al Concilio di Elrond, uno degli ultimi elfi non
ancora partiti per Valinor, una specie di Eden che accoglie la stirpe dei figli
di Iluvatar in cui lo splendore della natura regna in eterno ed è lontano da
qualsiasi corruzione permettendo così agli elfi di dimorare per sempre in
quella terra benedetta vivendo nella luce del proprio creatore.
La decisione del consiglio è sofferta ma univoca: bisogna distruggere l’Anello e non servirsene rischiando di distruggere il male con il male poiché questo finirebbe per rivoltarsi con chi lo ha adoperato sia pur per fini reputati buoni e giusti[1].
Per portare a termine questa impresa, si sceglie di far partire una “delegazione” di eroi appartenenti alle più svariate stirpi: quattro hobbit (Frodo, il suo fido servitore Sam e
altri due amici), il ramingo Aragorn (a cui spetta di diritto il trono di Gondor, vessillo della civiltà umana), l’elfo Legolas, il nano Gimli, l’altro essere umano Boromir (figlio dell’attuale governatore di Gondor) ed il mago Gandalf (che in realtà è, nella cosmogonia tolkeniana, un Istaro[2]). Quest’ultimo lascia quasi subito (ma solo momentaneamente) la scena, dopo una furiosa battaglia nelle miniere di Moria con uno spirito antico, un Balrog di Mordor, la terra di Sauron. La compagnia dell’anello si trova così ad
essere presto orfana della sua guida e tocca ad Aragorn decidere sulla strada
da intraprendere: ma gli otto superstiti resteranno uniti ancora per poco.

Usciti dalle miniere giungono a Lothlorien, una delle ultime roccaforti
elfiche. Ivi incontrano Dama Galadriel, principessa degli elfi, la quale fa
capire a Frodo che l’Anello corromperà il cuore di tutti i suoi compagni e sarà
la causa della loro fine. Le parole della Dama Bianca si avverano presto poiché
l’orgoglioso Boromir tenta in un attimo di disperazione di strappare l’One
Ring
a Frodo per usarlo contro il nemico. Questo è il punto cruciale del
primo libro, “La compagnia dell’Anello”: Frodo capisce che, per il bene dei
suoi compagni, deve condurre a termine da solo l’impresa.

Così la compagnia si divide: Frodo ed il fido Sam partono verso il Monte
Fato mentre Aragorn, Legolas e Gimli dopo aver reso onore al corpo di Boromir,
caduto (ma redento) in un’imboscata per difendere il portatore dell’Anello, si
mettono sulle tracce degli altri due hobbit, Pipino e Merry, rapiti dagli
orchetti di Saruman, uno stregone corrotto dal potere oscuro.

La via che porta al Monte Fato, purtroppo, passa attraverso la terra di
Mordor, dove si erge la fortezza dell’Oscuro Signore e sembra quindi un’impresa
disperata, ma Frodo e Sam, nel loro viaggio incontrano Gollum, l’antico
possessore dell’Anello, il quale giura, sul suo ”tesoro”, fedeltà al giovane
nipote di Bilbo e gli promette di condurlo fino a Mordor. Intanto Aragorn e gli
altri dopo aver difeso l’ultimo baluardo del popolo di Rohan (il fosso di Helm,
dal nome di un antico re degli uomini) si ricongiungono ad un redivivo Gandalf
e ai due hobbit, i quali, sfuggiti agli orchetti, erano stati salvati da morte
certa dagli Ent, una razza di creature vegetali antropomorfe autori della
caduta di Isengard, dimora di Saruman, stregone alleato a Sauron, e fucina di
orrende nefandezze.








[1] <<”Tu sei saggio e potente, prendilo tu l’Anello!” ”No!”, gridò Gandalf, saltando in
piedi.”Con quel potere, il mio diventerebbe troppo grande e troppo terribile. E
su di me l’Anello acquisterebbe un potere ancora più spaventoso e diabolico”.(…) Non mi tentare! Non desidero eguagliare l’Oscuro Signore. Se il mio cuore lo desidera, è solo per pietà, pietà per i deboli, e bisogno di forza per compiere il bene”>>
, J.R.R.Tolkien, SdA, pp.96-97. Ed ancora, degno di nota è il seguente brano tratto dalla conversazione tra Frodo e Galadriel, la regina degli elfi: <<”Sei saggi, ed intrepida, e
bella, Dama Galadriel”, disse Frodo.”Io ti darò l’Unico Anello se me lo domandi
(…)”.Galadriel rise.”Non nego che il mio cuore ha a lungo desiderato chiederti
quel che ora mi offri.(…) Al posto dell’Oscuro Signore vuoi mettere una Regina.
Ed io non sarò oscura, ma bella e terribile come la Mattina e la Notte! (…) Tutti mi
amerebbero disperandosi!”>>
, op. cit., pp. 452-453.

[2] angeli incaricati o messaggeri (in greco άγγελος) incaricati di compiere una
determinata missione. Sono quindi semidei che però sono legati alla terra dalla
caducità del corpo. Ne “Il Signore degli Anelli” sono
istari Gandalf,
Saruman che ha scelto di intraprendere la via del male e il Balrog:
quest’ultimo è un essere malvagio di natura ed è asservito alle forze del
male>>.
J.R.R.Tolkien, La realtà in trasparenza, Bompiani,
Milano 2001, p.229.


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MessaggioTitolo: Re: TESI DI LAUREA di Brutal su Tolkien   Mer Mag 28, 2008 1:16 pm

[...]



Frodo e il suo fido servitore, nel frattempo, giungono davanti ai neri
cancelli di Mordor
ma, trovandoli
chiusi, sono costretti a intraprendere un altro sentiero, seguendo il consiglio
di quel fedele alleato che era stato, almeno fino a quel momento, Gollum: ma il
lato malvagio prende in lui il sopravvento nel momento cruciale ed i due hobbit
si ritrovano nella tana di Shelob, un demone
incarnato sotto forma di ragno mostruoso. Ma i due coraggiosi mezzuomini
non sono più quelli che scapparono dal Balrog a Moria: essi sono cresciuti in
forza, determinazione ed intelligenza e riescono a sconfiggere il terribile
nemico. A caro prezzo però perché Frodo, stordito, viene catturato dagli
orchetti di Sauron e portato nella nera fortezza. Qui, Sam facendo appello a
tutte le sue forze, riesce con l’astuzia a liberarlo e a proseguire il viaggio
verso la meta ormai vicina.


Intanto il resto della compagnia riunita si prepara a difendere Minas
Tirith, la più imponente città degli uomini e ultimo baluardo della libertà,
dall’attacco finale di Sauron: egli infatti, nei suoi sogni di malvagità
assoluta, si aspetta che l’Anello che brama fino alla follia si trovi in quella
città e che gli uomini intendano usarlo per avere una speranza di vittoria e
mai si aspetterebbe che un tale artefatto sia stato invece consegnato nelle
mani di due insignificanti esseri che, armati solo di un pugnale, si stiano
dirigendo verso il Monte Fato per distruggerlo[1].


Qui infatti ritroviamo, nella scena finale, Frodo che, ormai stremato,
cede alla volontà dell’Anello e decide all’ultimo momento, proprio sopra la
voragine di lava in cui doveva gettarlo, di tenerlo per sé. Tutto sembra ormai
perduto ma ecco il colpo di scena della narrazione di Tolkien: Gollum, con un
balzo, taglia il dito a Frodo e s’impossessa del magico oggetto ma, nella
concitazione, scivola dal dirupo e cade nella lava stringendo il suo tanto
desiderato anello.


Sauron capisce troppo tardi quello che sta accadendo e dalla distruzione
ultima del suo Anello ne consegue il disfacimento del suo potere: l’Oscuro
Signore ed i suoi più abominevoli seguaci “come ingoiati dalle rovine dei
monti
[2]
svaniscono nell’harmageddon finale
divorati dalla rabbia e dall’umiliazione della sconfitta.


La guerra dell’Anello è conclusa, la Quarta Era, quella
della razza degli Uomini, ha inizio e con essa, in un perfetto quanto
fantastico continuum letterario, la nostra storia.








[1]
Gandalf, durante il concilio di Elrond, proclama:<<E’ saggezza
riconoscere la necessità quando tutte le altre vie sono state soppesate, benché
possa sembrare follia a chi si appiglia a false speranze. Ebbene, che la follia sia il nostro manto, un
velo innanzi agli occhi del nemico! Egli è molto sapiente, e soppesa ogni cosa
con estrema accuratezza sulla bilancia della sua malvagità. Ma l’unica cosa che
conosce è il desiderio, desiderio di potere, ed egli giudica tutti i cuori alla
stessa stregua. La sua mente non accetterebbe mai il pensiero che qualcuno
possa rifiutare il tanto beneamato potere, o che, possedendo l’Anello, voglia
distruggerlo. Questa dev’essere dunque la nostra mira, se vogliamo confondere i
suoi calcoli>>.
J.R.R. Tolkien, SdA, pp.339-340.






[2]
<<I cieli furono sconvolti da tuoni e squarciati da fulmini. Un
torrente di pioggia nera, tagliente come fruste, sgorgò dalle cateratte
celesti. Nel cuore della tempesta, con un grido più lacerante di ogni altro
rumore, squarciando le nuvole come dardi infuocati, arrivarono i Nazgùl e, come
ingoiati dalle rovine dai monti e dei cieli, gracchiarono, appassirono e
scomparvero>>.
Op. cit., p.1130.


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MessaggioTitolo: Re: TESI DI LAUREA di Brutal su Tolkien   Ven Giu 20, 2008 10:43 am

respect e applausi! grande!


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