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 Quando si diceva: il capitano affonda sempre con la sua nave

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B4rcy
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MessaggioOggetto: Quando si diceva: il capitano affonda sempre con la sua nave   Mar Gen 17, 2012 2:45 pm




No comment -.-


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Maresciallo_Helbrecht
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MessaggioOggetto: Re: Quando si diceva: il capitano affonda sempre con la sua nave   Mar Gen 17, 2012 2:57 pm

Assurdo... Io spero vivamente che questo venga condannato per omicidio colposo plurimo e omissione di soccorso.....



Anyway, qui di seguito vi posto l'intervista a un passeggero che parla della serietà (?) dei soccorsi:

«Tra razzie di scialuppe, urli e spintoni anche gesti solidali»

■ Com'è profondo il mare… E la notte lo rende ancora più cupo e terrificante, mentre la terra emerge tra inganni di lu­ce. La paura di soccombere diventa ter­rore. Ed è subito panico. Ore veramente tragiche - racconta ancora scosso Otto Georg Linsi , svizzero tedesco residente a Locarno, superstite del naufragio del­la Costa Concordia - minuti che diven­tano eterni, sul dondolo beffardo di vita e morte. Partito da Locarno verso Savo­na in auto, si era imbarcato per una cro­ciera sul Mediterraneo con scali a Mar­silia, Barcellona, Palma, Cagliari, Paler­mo, Civitavecchia. All'ultimo giorno del viaggio, uno scoglio si è frapposto tra la gioia di una vacanza e l'arrivo a Savona. Linsi è stato salvato sull'Isola del Giglio, dopo una notte da incubo. Lo abbiamo intervistato.
Cos'è successo nella notte tra venerdì e sabato a bordo di Costa Concordia?

«Eravamo a cena e, verso le 21.30, la na­ve si è arrestata bruscamente: bicchieri, piatti, posate sono volati via. È comincia­to un vero calvario, mentre gli altoparlan­ti sulla nave ripetevano in continuazione un messaggio totalmente improprio. In­fatti abbiamo capito solamente più tardi che non si era trattato di un banale gua­sto all'impianto elettrico ma di un vero e proprio naufragio».
Una bugia pietosa per evitare il panico?
«Il panico si è scatenato subito poiché era­vamo in balia di noi stessi. Non sapeva­mo cosa stesse succedendo. Nessuna in­dicazione precisa da parte del personale di bordo. Una tragica carenza organizza­tiva».
Otto Georg Linsi, lei è approdato sull'Iso­la del Giglio alle 5 del mattino di sabato, dopo aver trascorso più di sette ore con il mare pronto a inghiottirla insieme agli ultimi 500 (circa) passeggeri rimasti a bordo per mancanza di mezzi di soccor­so, già tutti utilizzati dai più «abili» a scappare, sopraffatti da un indomabile istinto di sopravvivenza...
«Sì, ho assistito a una razzia di scialuppe catturate tra urla, spintoni e si salvi chi può. La gente desidera vivere. Ho visto donne e uomini senza più controllo o im­pietriti dalla paura. In particolare mi ha impressionato un padre di famiglia con sua mamma, due bambini e la moglie. Piangeva rotolandosi per terra mentre la moglie gli urlava di occuparsi almeno di sua madre. Ho pensato più volte di get­tarmi in mare con il giubbotto… L'ultima speranza in acqua gelida. La nave s'incli­nava sempre più: il pavimento era diven­tato la parete, le porte erano sul soffitto e sotto i nostri piedi. Non si poteva più cam­minare e ci spingevamo l'un l'altro in gi­nocchio per aggrapparci a una scaletta di corda, lungo la quale le persone robuste e i bambini non riuscivano però a salire. Ho visto un uomo che portava in spalla con grande fatica un bambino non suo. Ho visto il mio amico dare la sua giacca a un bimbo in pigiama. Insieme abbiamo dato qualche buona parola a chi trema­va più di noi».
La voce. E il canto? Lei è baritono di pro­fessione e la sua passione per la musica l'ha portata, l'anno scorso a Pasqua, ad interpretare Gesù nella veste solista nel­la Passione di S. Matteo di Bach, insie­me ai Barocchisti diretti dal maestro Die­go Fasolis.
«Sulla Concordia ho cantato sottovoce per me stesso e per chi mi è stato vicino in questa cruda avventura, cercando di rimanere soprattutto calmo. Dopo ore di attesa illuminata solo dai fari degli elicot­teri e dai proiettori delle imbarcazioni che via via si accostavano alla nave, l'ultima peripezia prima di essere tratto in salvo dalla Guardia costiera con gli altri super­stiti: una discesa lungo una scala di una cinquantina di gradini improntata sulla fiancata della nave».
Dopo essere stato tratto in salvo, però, la sua Odissea non è terminata. Insieme ad altri naufraghi è giunto a Savona sen­za neanche un soldo, privo di tutti gli ef­fetti personali e stanco. E in quella città ha dovuto anche scontrarsi con il muro della burocrazia...
«Già, ho chiesto un aiuto per tornare a Locarno alla sede della compagnia Co­sta crociere. Dovevo fare benzina e man­giare un boccone. Ho racimolato qual­che euro e un buono per un benzinaio a pochi passi da lì. Le pompe di benzina, però, erano automatiche! Bianco di rab­bia sono tornato dall'impiegato. Ho ri­cevuto qualche soldo in più per pagare anche il pedaggio autostradale. Non sa­pevo se ridere o piangere, ma la prima risposta è stata: bruci il casello e ci spe­disca la multa»

Fonte: Corriere del Ticino, 17.01.2012


:§r§r:


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MessaggioOggetto: Re: Quando si diceva: il capitano affonda sempre con la sua nave   Mar Gen 17, 2012 3:23 pm

Schettino nel 2010: “Non vorrei essere nel ruolo del comandante del Titanic”

In un’intervista rilasciata alla rivista ceca Dnes, il comandante della Costa Concordia aveva detto: “La sicurezza viene prima di tutto. Il comandante deve avere tutto sotto controllo. Ed essere là dove necessario”.

“Non vorrei essere nel ruolo del comandante del Titanic, obbligato a navigare nell'oceano tra gli iceberg”. Lo aveva detto Francesco Schettino, il comandante della Costa Concordia naufragata venerdì scorso, in un’intervista rilasciata nel 2010 (e ripubblicata lunedì) alla rivista ceca Dnes. “Credo però che grazie alla preparazione – aveva spiegato Schettino – si possa governare qualsiasi situazione e prevenire qualsiasi problema”.

Per uno dei principali accusati della tragedia del Giglio, quindi, la sicurezza dei passeggeri è stata sempre un vanto. “La sicurezza viene prima di tutto”, aveva detto durante l’intervista proprio parlando della crociera di cui era al timone. Eppure, nei panni del comandante di un nuovo Titanic ci si è trovato. E la sua convinzione riguardo alle proprie competenze professionali oggi, dopo il disastro suona un po’ come una beffa. Tanto più perché, stando alle testimonianze dei naufraghi, Schettino avrebbe sottovalutato l’entità del pericolo non lanciando il segnale di Sos.

Nell’intervista, il comandante della Costa Concordia aveva fatto riferimento anche al modo in cui le persone si rapportano alle sciagure in mare: “Fortunatamente la gente dimentica presto le tragedie. È come per le catastrofi aeree. La gente pensa che a loro non potrà accadere”. Nel parlare dell’economia del settore crocieristico, Schettino aveva menzionato proprio la catastrofe marittima più famosa della Storia, l’affondamento del Titanic: “Ha fatto arrivare molta gente a bordo dei colossali transatlantici”.

Poi, ritornando sulla questione sicurezza, il comandante della nave affondata all’Isola del Giglio aveva spiegato che in questo periodo storico i passeggeri possono sentirsi molto più tranquilli a bordo: “Oggi tutto è più sicuro grazie a una navigazione più facile e attrezzature sofisticate e grazie a Internet, se qualcuno commette un errore, non sarà più fatale perché siamo meglio preparati ad affrontare le possibili complicazioni”. E per raccontare nel dettaglio la sua esperienza marinara aveva illustrato ai lettori la sua bravura nel gestire le possibili criticità durante la navigazione: “Sulla nave deve regnare una disciplina quasi militare. Se si crea una situazione difficile, il comandante dovrà avere tutto sotto controllo. Ed esser là dove necessario”. Così parlò Schettino, ma sembra che nel momento più duro della sua esperienza professionale non si sia fatto trovare pronto quando serviva. Questo almeno gli rinfacciano i suoi accusatori. E di questo dovrà rispondere.



Come si può evincere dalle dichiarazioni da lui fatte in questo articolo, era probabilmente un pericoloso incrocio fra la codardia e l'autorità supponente, e, per quanto mi dispiaccia tirare in ballo uno dei miei personaggi animati preferiti per affiancarlo a feccia come sto qui, molto molto simile a un reale Zapp Brannigan che, stranamente, si è comportato in maniera molto molto molto simile a Schettino in una puntata di Futurama, di cui ho trovato il riassunto

Spoiler:
 



"candy...io a te non ti riesco proprio a capire xd, sei la fusione tra un piadinaro trollatore e un serio amministratore di rete xd..." -kroth [incarnazione #9072345]

Esistono solo due mondi… il tuo mondo, ovvero quello reale, e gli altri mondi, la fantasia.
Mondi come questo sono i mondi dell’immaginazione umana: non è importante quanto siano o non siano reali. Importa solo che ci siano.
Questi mondi offrono un’alternativa. Offrono una fuga. Offrono minaccia e potere, offrono rifugio e dolore.
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Maresciallo_Helbrecht
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MessaggioOggetto: Re: Quando si diceva: il capitano affonda sempre con la sua nave   Mar Gen 17, 2012 5:15 pm

Le urla della guardia costiera al comandante della nave.

Ecco la telefonata tra il comandante Francesco Schettino e la guardia costiera. "Cosa vuole fare, vuole andare a casa?". Trovati 5 cadaveri: 4 uomini e una donna

LIVORNO - È stato pubblicato l'audio della telefonata tra il comandante della nave, Francesco Schettino, e la guardia costiera.

"Cosa vuole fare, vuole andare a casa?". Lo domanda con voce alterata l'ufficiale della guardia costiera al telefono al comandante Francesco Schettino, in una chiamata dell'1,46 di sabato mattina. È una delle telefonate sequestrate dalla Procura, con il comandante che si lascia scappare anche un "abbiamo abbandonato la nave", prima di ritrattare. E quando dalla Capitaneria si dice che ci sono "già dei cadaveri", Schettino chiede "Quanti?". E l'ufficiale: "Deve dirmelo lei!".

Alle 00,32 la prima telefonata della Capitaneria al cellulare del comandante (secondo testimoni, già in salvo sulla scogliera). Gli viene chiesto quante persone sono ancora a bordo. Schettino risponde 2-300, cioè, come sottolinea una fonte qualificata dell'ANSA, sostiene che sarebbero state già evacuate 4 mila persone dopo soli 40' dall'abbandono nave. Ma è una cifra che ripete più volte nel corso della telefonata. "Ora torno sul ponte - assicura alla Capitaneria - Ero andato a poppa per capire cosa stava succedendo". "Rimarrà solo lei?", chiede la sala operativa. "Credo di rimanere solo io" replica.

Alle 00,42 una nuova telefonata al comandante. La sala operativa della Capitaneria chiede quante persone devono ancora essere evacuate. Schettino risponde: "Ho chiamato la società e mi dicono che ci sono un centinaio di persone". In realtà l'evacuazione è ancora nel pieno svolgimento, se non all'inizio. "Io sto coordinando" assicura Schettino all'ufficiale della Capitaneria. Ma pochi secondi dopo si lascia scappare prima la frase "Non possiamo salire più a bordo perchè stava appoppando". E poi: "Abbiamo abbandonato la nave". L'ufficiale della guardia costiera, sorpreso, a quel punto chiede: "Comandante, ha abbandonato la nave?". Il comandante ritratta: "No, no, macchè abbandonato la nave".

All'1,46 la telefonata più concitata: l'ufficiale della guardia costiera dà sulla voce del comandante. "Adesso lei va a prua, risale la biscaggina (la scala di corda delle navi, ndr) e coordina l'evacuazione. Ci dice quante persone ci sono ancora: se ci sono bambini, donne, passeggeri e il numero esatto di ciascuna di queste categorie. Vada a bordo. Cosa fa, lascia i soccorsi?". Schettino: "No, no, sono qua, sto coordinando i soccorsi". L'ufficiale ricomincia: "Comandante, è un ordine, ora comando io. Lei ha dichiarato l'abbandono nave, vada a prua, risalga sulla nave e vada a coordinare i soccorsi. Ci sono già dei cadaveri". Schettino: "Quanti?". L'ufficiale: "Deve dirmelo lei, cosa vuole fare, vuole andare a casa? Lei ora torna sopra e ci dice cosa si può fare, quante persone ci sono e di cos'hanno bisogno". Schettino di nuovo assicura: "Va bene, sto andando". Secondo la Capitaneria, tuttavia, non risalirà più a bordo.

Trovati cinque corpi - I sommozzatori della Guardia Costiera hanno individuato nel relitto della nave Concordia cinque cadaveri. I corpi sono di quattro uomini e di una donna, probabilmente passeggeri, di età compresa tra i 50 e i 60 anni. Tutti indossavano i giubbotti salvagente. I cinque morti sono stati trovati nei pressi di un punto di raccolta a poppa della nave, completamente sommerso, vicino a quello dove l'altro ieri erano stati recuperati altri due cadaveri. Guardia Costiera, Vigili del Fuoco e Marina hanno iniziato il recupero dei corpi.



Fonte: http://www.tio.ch/Estero/News/665358/Le-urla-della-guardia-costiera-al-comandante-della-nave-





Cmq per sdrammatizzare un po vi posto anche questo articolo:

Twitter e l'hastag #vadaabordoca*zo


Migliaia di cinguettii indirizzati a Schettino


Si sa ,Twitter non perdona. Da stamani infatti, a seguito della pubblicazione della telefonata fra la Capitaneria di Porto dell’Isola del Giglio e Francesco Schettino, il Comandante della Concordia è stato preso di mira da migliaia di tweet legati dall’hastag #vadaabordoca*zo.

Ecco una selezione dei più pittoreschi:

• Carlogabardini -Senta, io son già al Giglio; stupenda per altro. Gli altri arriveranno, non si agiti!

• Auracarcano - Consola il fatto che uno come Schettino non sarebbe probabilmente stato di alcun aiuto a bordo

• AndreaVillani - Defalco a Schettino: che vuole fare, andare a casa? Come, a casa tutto solo col buio? Non possiamo stare al telefono?

• Mcw_matteo - Vada a bordo caz*o! Non posso..non so nuotare

• Carlogabardini - Senta, sto a guardà un naufragio mai visto, mo mi sa che arriva pure steven seagal a salvarli tutti, mi può richiamare?

• Dan1ele_ - Tanto va la barca a largo che ci lascia lo Schettino

• Carlogabardini -Visto che sta registrando questa conversazione, mi dica, onesto: come viene la mia voce, il timbro, il tono, la pasta...

• LePrisque - Io risalgo anche, ma solo se mi garantisce che lunedì mi fate vedere il Napoli.

• Carlogabardini -Ma io sono assieme al comandante in seconda, se vado sulla nave, chi resta con lui? Questo è solo, ha bisogno d'amicizia

• David_IsayBlog - Comandante cosa vuole fare, andare a casa? - Non la sento, un momento che abbasso il volume della TV

• SissiBenni - Adesso avete capito di che pasta è fatto il capitano

• NicolaPinella - Ma ormai son sceso dalla nave come faccio a risalire se non mi hanno messo il timbro per rientrare?!

• Carlogabardini -Senta io voglio salire a bordo, semplicemente che l'altra scialuppa qua s'è fermata. Il problema dei naufragi è il traffico

• LTeatini - Il comandante: Sulla carta non era segnalato alcuno scoglio. O almeno non in quella dei vini

• Solops - Ma qui è buio, non si vede niente... e poi domani mattina mi devo alzare presto

• Davidemagnaghi - Non la sento bene! Metta giù... la richiamo io dal fisso

• Carlogabardini - Adesso gli ufficiali siamo tutti riuniti qua, sulla scialuppa, abbiamo già dato le carte. Tre uguali le dice niente?!

• Majinmixxi - Schettino chi legge #vadaabordocaz*o

• NicoSavi - Come nel tao, in ognuno di noi c'è yin e yang: siamo tutti un po' Schettino e un po' Defalco

• Alecattelan - Ma si rende conto che qua eè buio, l'acqua eè fredda e non sono ancora passate tre ore da quando ho mangiato?

• Carlogabardini -Senta, io son qua col secondo e ci stiamo informando; ho trovato Bordighera, Boretto, ma Bordocazzo proprio non lo trovo!

• VentoTagliente - Io salirei anche a bordo, ma c'é troppa fila! E ho dolori di sciatica.



Fonte: http://www.tio.ch/People/People/News/665378/Twitter-e-l-hastag--vadaabordoca-zo


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MessaggioOggetto: Re: Quando si diceva: il capitano affonda sempre con la sua nave   Mer Gen 18, 2012 12:06 am

Io ho pubblicato la mia su Facebook:
Schettino: "Un tizio che camminava sulle acque mi ha detto di allontanarmi"

L'italia che prende per il culo l'italia...


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MessaggioOggetto: Re: Quando si diceva: il capitano affonda sempre con la sua nave   Mer Gen 18, 2012 11:22 am

..Che razza di incompetente.


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ilcappellaio
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MessaggioOggetto: Re: Quando si diceva: il capitano affonda sempre con la sua nave   Mer Gen 18, 2012 8:48 pm

io mi domando invece quali siano gli standard di assunzione e valutazione della costa.
ho letto che lavorava per loro da dieci anni: ci vuole tanto per capire il tipo d'uomo?
alla tuttologa barbara d'urso e ai suoi pittoreschi opinionisti è bastata una puntata :§dagf:
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Sephiroth
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MessaggioOggetto: Re: Quando si diceva: il capitano affonda sempre con la sua nave   Mer Gen 18, 2012 8:58 pm

Che c'entra, quello il metodo segreto di Barbarona è : "MA LEI MI STA DICENDO CHE....." sbattendo in faccia il decolletè al (mal)capitato di turno, olè !

P.S. apprezzare la fine quadrupla rima, prego......


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Maresciallo_Helbrecht
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MessaggioOggetto: Re: Quando si diceva: il capitano affonda sempre con la sua nave   Gio Gen 19, 2012 3:03 am

Cmq ragazzi, non voglio in alcun modo mancare di rispetto alle vittime e ai feriti ma questa è spettacolare!!

http://www.youtube.com/watch?v=BqJXullbZqo


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MessaggioOggetto: Re: Quando si diceva: il capitano affonda sempre con la sua nave   Gio Gen 19, 2012 12:15 pm

Mah secondo me il "mancare di rispetto a vittime e feriti" si ha solo con quelle immagini che sono girate con, ad esempio, la carta magic con l'immagine della Concordia inclinata con, come abilità "[T]: [T]" o altre immagini riguardanti la nave.

Questa gogna verso Schettino invece mi sembra abbastanza dovuta.


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Esistono solo due mondi… il tuo mondo, ovvero quello reale, e gli altri mondi, la fantasia.
Mondi come questo sono i mondi dell’immaginazione umana: non è importante quanto siano o non siano reali. Importa solo che ci siano.
Questi mondi offrono un’alternativa. Offrono una fuga. Offrono minaccia e potere, offrono rifugio e dolore.
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MessaggioOggetto: Re: Quando si diceva: il capitano affonda sempre con la sua nave   Mer Gen 25, 2012 5:24 pm

http://attualissimo.it/il-settimanale-tedesco-der-spiegel-schettino-italiano-normale/
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MessaggioOggetto: Re: Quando si diceva: il capitano affonda sempre con la sua nave   Gio Gen 26, 2012 11:24 am

ilcappellaio ha scritto:
http://attualissimo.it/il-settimanale-tedesco-der-spiegel-schettino-italiano-normale/
Ho dato un occhiata veloce al sito di Der Spiegel e non ho trovato il commento riportato. Ad ogni modo va detto che Der Spiegel è un giornale ridicolo...


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MessaggioOggetto: Re: Quando si diceva: il capitano affonda sempre con la sua nave   Gio Gen 26, 2012 1:44 pm

Testo tradotto dell'articolo. Comunque lo Spiegel è lo stesso che pubblicò la foto del piatto di pasta con la pistola.

Siamo sinceri: qualcuno si è meravigliato che il capitano coinvolto nella tragedia della Costa Concordia fosse italiano? Qualcuno riesce ad immaginare che un capitano tedesco o, meglio ancora, uno britannico avrebbero potuto compiere una tale manovra, comprensiva di omissione di soccorso?

Un personaggio così lo si conosce in vacanza al mare. E’ un uomo dalle azioni plateali e che gesticola mentre parla. In linea di massima si dimostra innocuo, ma non lo si dovrebbe fare avvicinare troppo ai macchinari pesanti. Fare “bella figura” si chiama lo sport nazionale italiano che consiste nel dare una buona impressione di sé. Anche Francesco Schettino voleva fare bella figura, ma si è trovato in mezzo uno scoglio.

D’accordo, questa era una mossa davvero scorretta. Abbiamo da tempo perso l’abitudine di mobilitare stereotipi culturali nei giudizi espressi nei confronti dei nostri vicini. E’ considerato un modo retrogrado o, peggio ancora, razzista (anche se, tanto per rimanere in tema, non è del tutto chiaro fino a che punto l’italianità possa già di per sé costituire una razza).

Il carattere nazionale è un po’ come le disparità fra i sessi. Anche se sono state abolite da tempo, nella vita quotidiana ci andiamo a sbattere continuamente contro. Basta trascorrere un solo pomeriggio all’asilo per mettere in discussione tutto ciò che la pedagogia illuminata ci ha insegnato sulla costruzione sociale del genere maschile e femminile. Effettivamente c’è tutto un mercato clandestino che campa in maniera più che discreta sulla differenza tra Marte e Venere e su come affrontarla. A tale istruzione per l’uso fa da pendant la guida turistica che ci introduce nelle caratteristiche proprie, e quindi nella tipicità, di una cultura straniera.

In qualche modo, almeno mediaticamente, continua a nascondersi in noi l’unno

Sono soprattutto i tedeschi ad avere un problema con le attribuzioni culturali. Per esempio gli inglesi ci considerano da sempre non particolarmente dotati di senso dell’umorismo, nonostante anni di satira e cabaret di artisti importanti come Mario Barth, o Achtung Kabarett, Hagen Rether. I francesi, invece, prendono in giro la cucina britannica e i belgi la presunta avarizia degli olandesi.

Noi conosciamo il carattere nazionale solo in senso negativo, come autoaccusa. Appena saltano fuori da qualche parte un paio di ragazzi che sbraitano stupidità, imperversa sulla stampa il sociologo ed esperto in conflitti Wilhelm Heitmeyer, e spiega perchè la pace sociale sia in pericolo (“situazione esplosiva”) e che incombe una ricaduta.

In un modo o nell’altro, fino ad oggi è rimasto in noi l’unno che aspetta solo di tornare a battersi. E stranamente funziona sempre.

Non occorre scomodare la genetica, per arrivare alla conclusione che le nazioni si distinguono tra loro. Esistono infatti motivi climatici e anche la lingua ha la sua importanza. Normalmente questo è secondario, ma nessuna politica dovrebbe basarsi sulla considerazione che le frontiere conservano il loro significato solo in senso figurato. Cosa può succedere quando per motivi politici si trascura la psicologia dei popoli, lo evidenzia la crisi monetaria, che in questi giorni abbiamo perso di vista solo perchè “l’uomo nel castello” ha accentrato tutta l’attenzione su di sé. Lo scoglio davanti alla nave qui sono i tassi d’interesse del mercato.

Difetto congenito dell’euro? La camicia di forza per culture diverse

Se ora dappertutto si parla delle diverse capacità di prestazione dei paesi, allora questo è un modo pulito per affermare che alcuni stereotipi hanno, invece, la loro fondatezza. Il difetto congenito dell’euro è stato racchiudere così tante diverse culture economiche nella camicia di forza di un’unica moneta. Per riconoscere che la cosa non poteva funzionare non era necessario aver studiato economia politica, sarebbe bastata una visita a Napoli o nel Peloponneso. Adesso si cerca disperatamente una soluzione. La risposta della cancelliera è che tutti diventino come noi. Si vedrà come andrà a finire.

Le nazioni possono cambiare. Questa, volendo, è la consolazione. Gli italiani duemila anni fa dominavano su un impero che si estendeva dall’Inghilterra all’Africa. I tedeschi, nel frattempo, hanno difficoltà a garantire il traffico ferroviario quando c’è troppa neve e ghiaccio. Talvolta ci vuole, infatti, molto tempo per sfatare alcuni stereotipi. A volte più di una generazione.


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MessaggioOggetto: Re: Quando si diceva: il capitano affonda sempre con la sua nave   Gio Gen 26, 2012 4:23 pm

Che massa di cazzate.

Fra l'altro, il tedesco che si sente unno mi ricorda tanto il padano che si sente celta. E non è bello, per il tedesco.


Gdr sulle "Cronache del Ghiaccio e del Fuoco" di G.R.R.Martin
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MessaggioOggetto: Re: Quando si diceva: il capitano affonda sempre con la sua nave   Oggi a 9:27 am

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Quando si diceva: il capitano affonda sempre con la sua nave
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