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 Il Cacciatore dell'Oscurità

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AutoreMessaggio
Dany the writer
NOVIZIO


Età : 22
Località : Verona
Messaggi : 31

MessaggioOggetto: Il Cacciatore dell'Oscurità   Dom Mag 20, 2012 1:39 pm

Quello che segue è un mio romanzo molto recente, di quest'anno. Attinge a molte mie passate creazioni ed è influenzato dalle mie passioni, ma ho cercato di renderla una storia interamente autentica, con il suo universo e le sue leggi.
Attenzione: descrizioni truculente, linguaggio a volte forte, alta possibilità di venire colpiti da proiettili.


PROLOGO
Il vittorioso raid su Secta Abyn

Galassia di Kolium
Posizione non precisata all'interno dell'Occhio di Noggedos.
CSS Hera
Anno della Confederazione 16.614.


L'infuocata sfera di Secta Abyn era rappresentata, mediante un ologramma tridimensionale, fluttuante sopra al tavolo tattico. Ruotava lentamente, immersa nella propria sonnolenta sicurezza.
I demoni che avevano rifugio su quella roccia si credevano invincibili.
I loro mondi nascosti nelle braccia dell'Occhio erano considerati, non senza una buona ragione, inattaccabili, costantemente protetti da una flotta che non aveva eguali per numero e potenza.
Il loro unico nemico in quella parte della galassia era stato bastonato a sufficienza quando Northeria, ultimo avamposto prima del mondo-fortezza di Empyrea, era caduto, tornando nelle loro mani dopo l'ennesima serie di battaglie di logoramento.
In quelle condizioni, per i solariani sferrare un contrattacco sarebbe stato impossibile.
Come potevano i demoni aspettarsi ciò che entro pochi minuti sarebbe piovuto contro di loro?
Quel pensiero fece fremere di soddisfazione l'ammiraglio Aira Armageddon: per una volta sarebbero stati loro, gli eterni sconfitti, a fare la prima mossa, a portare il dolore.
La soddisfazione lasciò il posto ad una più matura considerazione: stavano scambiando tempo con centinaia di vite umane.
Distruggere il complesso di fabbriche-alveari costruite a ridosso di uno degli infernali mari di magma, ricchi di metalli utili per la costruzione degli scafi delle navi, avrebbe drasticamente ridotto la produzione bellica delle Schiere Oscure e, non in ultimo, fatto quadruplicare il tragitto necessario ai loro rifornimenti per giungere alle colonie già conquistate.
Ma per farlo stavano mandando incontro alla morte troppi bravi soldati.
Tempi disperati richiedevano misure disperate, ma qualcosa del genere era veramente troppo. Quei ragazzi non avevano nemmeno la possibilità di sperare nella salvezza.
Il lamento prolungato di una sirena avvisò l'ammiraglio che l'operazione era incominciata.

«E così ha inizio», commentò la voce del Comandante-Inquisitore Gerey Nere. La sua presenza, seppure sotto forma di ologramma, irradiava un campo d'inquietudine.
Se ne stava in piedi, con le braccia conserte dietro la schiena e il viso puntato come un fucile sull'ammiraglio Aira, viso che era coperto da una maschera d'argento, sagomata per adattarsi al suo profilo, impreziosita con un mirabile lavoro che le aveva donato le forme di un volto freddo, chiuso nel silenzio.
Se non fosse stato un suo superiore in grado, con autorità quasi totale in ciò che riguardava le scarne difese solariane, lei gli avrebbe chiesto di andarsene dalla sua plancia.
«C'è un posto per quelli come noi, nel canyon infernale, lo sa?», esordì Aira, toccandosi la fronte con la mano, quasi a volersi coprire gli occhi.
«Immagino che sia così.».
Una risposta scarna e apatica. Nella voce del comandante nulla era riconducibile a qualcosa di umano come l'emozione. Sembrava di ascoltare il gelido sussurro di una macchina.
«Mi aggiorni una volta terminata l'operazione. Suppongo che la dottoressa Najira voglia sapere lo stato del suo pupillo.».
«Sarà fatto, comandante.».
Qualcuno, seduto ai piani alti della Watchtower, aveva deciso di rimettere al proprio posto quella vanagloriosa della dottoressa Najira spedendo, non a caso, il suo sinrael preferito in quella trappola mortale.
Non ci sarebbero stati sopravvissuti, ed un ragazzo appena uscito dalla sala operatoria aveva anche meno speranze di quelle di un uomo adulto e temprato dalle battaglie.
«Sarà un massacro, comandante.».
«Dice?», chiese la retorica voce di Gerey, «La stampa potrebbe dipingerla così...seicentouno soldati massacrati inutilmente. Oppure i titoli di domani riporteranno, come testata principale, “Vittorioso raid su Secta Abyn”».
Non poteva commentare quelle parole, per la sua lingua tagliente era già stata abbondantemente rimproverata. Fare la guardia all'Occhio di Noggedos la stava distruggendo, psichicamente e fisicamente.
«La gente non vuole conoscere le nostre sconfitte, ammiraglio. Vuole due cose: vittorie ed eroi. Questi ultimi preferibilmente come gloriosi martiri che hanno preferito la morte alla ritirata. Pensi questo: sta nutrendo dei pesci.».
La leggerezza con cui Gerey trattava la vita e la morte di quei soldati lasciò Aira pietrificata.
Per lui si trattava solo di un gioco? Era di vite umane che stavano parlando.
«Non sia così scioccata, ammiraglio: anche lei ha dovuto sacrificare del personale, se non erro...tutti abbiamo i nostri demoni da combattere», fece un cenno con il volto verso l'ologramma di Secta Abyn, «Loro sono degli eroi, li onori per questo.».

La capsula Seraphim si schiantò al suolo in una cascata di fiammeggianti rivoli blu e oro. Frammenti di roccia grandi quanto un pugno si scagliarono in ogni direzione, rimbalzando poco lontano, senza eco.
Il portellone della capsula s'aprì in tre petali affilati e rientrò all'interno della corazza. Chiuso nel suo bozzolo di metallo nero lumeggiato di blu, Xantares sentì la propria gola farsi riarsa come la terra sulla quale era approdato. Trascorso il primo mezzo secondo di spaesamento, il sinrael si gettò fuori dal pod.
Si ritrovò all'aperto, con il ginocchio destro piegato a terra, il fucile d'assalto LMR Pattern brandito con la mano sinistra, gli occhi socchiusi per la brillante luce al cobalto del sole.
Qualcosa era andato storto.
Secta Abyn aveva come proprio sole un'infuocata supergigante rossa. Il colore era sbagliato, la luce doveva essere tinta di cremisi o color sangue raggrumanto, quella che lo stava abbacinando, invece, era una lancia di zaffiro, striata da fulmini bianchi.
Nell'attimo in cui realizzò ciò che aveva davanti, capì che tutto sarebbe stato più difficile e balzò di lato, rotolando per evitare la scarica di Astralis. La saetta magica si schiantò contro la capsula, venendone deviata, e si perse nelle spire di cenere che frustavano quel luogo dimenticato dagli dei.
Gli strati esterni della sua corazza OPSA si striarono di nero per l'improvvisa vampa di calore, come pelle dopo una brutta scottatura. Lo spallaccio, più esposto rispetto al resto, cambiò rapidamente colore passando da blu a bianco, prima di normalizzarsi tornando color cielo di mezzanotte.
Il suo fisico rispose da solo a quella minaccia: alzò il fucile e rilasciò, fidandosi solo del proprio istinto, una raffica controllata. I bossoli fumanti tintinnarono gli uni sugli altri quando caddero a terra.
Sbatté le palpebre un paio di volte, lasciando che i suoi occhi potenziati si abituassero all'abbacinante luce di quella maledetta roccia. Il cielo era colorato di tinte pastello rosso scuro, di azzurro ceruleo ed era macchiato da riflessi viola.
Un candore lattescente, screziato da esplosioni di luce, si spandeva dalla supergigante rossa che faceva da unica stella di quel sistema.
Era piovuto negli inferi.
Si alzò in piedi e, disegnando un ampio arco con il fucile, controllò la zona attorno a sé: l'atmosfera era pervasa da un silenzio quasi totale, rotto solamente dal sommesso fischiare del vento.
Moncherini di roccia che s'innalzavano per pochi metri, sferzati dal vento incandescente, un terreno roccioso coperto di cenere e, pochi metri più avanti, grandi macchie di sangue barmok che stavano venendo asciugate dal terreno incandescente.
Diversi chilometri in avanti, mostruoso e mozzafiato allo stesso tempo, si ergeva l'obbiettivo di quella missione.
Cattedrali alte innumerevoli chilometri, dal profilo affilato e svettante, che ammorbavano il cielo con le spire delle loro ciminiere. Ogni edificio era stato costruito con uno stile architettonico che rivolgeva le proprie guglie bronzee e i propri pinnacoli d'ossidiana verso il cielo, in segno di sfida agli dèi dell'umanità.
Non aveva mai visto delle fabbriche-alveari del genere.
Si estendevano oltre la portata dei suoi occhi potenziati, illuminate dall'orizzonte ardente di un mare di lava. Avvertì una stretta al cuore quando la sua mente tornò al campo di battaglia. Doveva entrare lì dentro, raggiungere uno dei reattori e farlo saltare in aria.
Solo allora il comando avrebbe attivato i sistemi di esfiltrazione rapida.
Si pose il fucile a tracolla e sfoderò la pistola APEXID M10. I tre barmok rantolavano, stringendosi le ginocchia fratturate.
Il sinrael rivolse loro uno sguardo carico di feroce disprezzo, coperto alla loro vista dal visore polarizzato del casco integrale.
Erano umanoidi alti oltre il metro ed ottanta, resi imponenti da una solida muscolatura. Le fauci orizzontali schioccavano pietosamente, ora che sperimentavano il dolore. Solo gli dei sapevano quante volte erano rimasti a guardare un essere umano moribondo, senza dargli il colpo di grazia.
Le armature di scaglie che vestivano non erano una difesa contro le pallottole corazzate delle armi solariane, ma alle braccia portavano semplici scudi energetici.
Se avesse mirato più in alto, i colpi del LMR Pattern non avrebbero sortito alcun effetto.
Xantares esplose tre colpi di pistola, uno per barmok, mirando alla testa.
Ripose la pistola nella fondina, prese gli scudi energetici dalle braccia degli ora defunti soldati ed imbracciando il fucile d'assalto si mosse verso il punto di riunione.
Come ogni sinrael della sua generazione, Xantares aveva ricevuto un addestramento completo nell'uso dell'equipaggiamento demoniaco, ragione per cui avrebbe improvvisato: quegli aggeggi, grezzi e dall'autonomia invidiabile, erano una formidabile protezione a patto di chinarsi per difendere le gambe.

Il visore all'interno dell'elmetto tremolò, accendendosi: un livello extra di topografia color azzurro comparve sullo schermo, pronto a rispondere a specifici comandi psichici ed oculari del sinrael.
Gli obbiettivi della missione comparvero sotto forma di finestra d'avviso, la cui icona lampeggiò due volte di verde: lui ed un battaglione di OPSA della IX Legio erano stati inviati su Secta Abyn per distruggere le fabbriche-alveari.
Ciò avrebbe ridotto di molto le possibilità dei demoni, interrompendo per alcuni mesi le loro operazioni a lungo raggio. La calda accoglienza ricevuta all'arrivo gli suggeriva che sapessero dell'attacco.
Se così fosse stato, la situazione si sarebbe complicata enormemente. Non erano l'avanguardia di una massiccia invasione, non avevano supporto aereo e dovevano colpire ed andarsene in fretta.
L'unica speranza era che le schiere oscure non conoscessero le esatte dimensioni del piccolo esercito solariano.
Potevano ancora farcela. Dovevano farcela: era per vincere che lui era stato addestrato sin dall'età di otto anni, quando Najira lo aveva portato via da Jaricho.
Solaria aveva bisogno di loro, aveva bisogno che diventassero i suoi difensori, i sinrael della terza generazione. Un discorso difficile per un bambino.
Quattro anni erano trascorsi da quel giorno, ed ora era lì, sul campo di battaglia.
I superiori avevano detto loro che l'unico risultato accettabile era la vittoria. Non ci sarebbe stata una seconda possibilità, l'occasione di colpire un bersaglio come quello si presentava solo una volta e non tutti sarebbero tornati a casa.
Sulla mappa tattica, racchiusa in una finestra in basso sul visore, la sua posizione era segnata da un piccolo ottagono verde. Diverse centinaia di simboli identici, segnati in blu, comparvero nell'arco di un secondo. I paracadutisti della IX Legio erano tutti schierati.
Il conteggio ne faceva risultare cinquecentottantadue. Diciannove erano morti bruciati nell'atmosfera oppure uccisi al momento dell'atterraggio.
Due ore prima erano stati lanciati nell'iperspazio dalla CSS Hera, avevano patito un debilitante viaggio dentro un reame dove tempo e spazio non avevano molto senso per poi essere arrostiti durante l'ingresso nell'atmosfera di Secta Abyn.
Scendere ad una velocità di venti volte il suono nell'aria, non vedendo altro che fuoco oltre la piccola e claustrofobica capsula, dopo essere stati nell'iperspazio per due ore, sottoposti ad uno stress psichico alleviato solo dagli agenti chimici iniettati prima del lancio, avrebbe prostrato chiunque.
Ma non vi era tempo per rilassarsi.
Ai margini del suo campo visivo iniziarono ad apparire le sagome nere dei suoi compagni: procedevano in ordine sparso, tenendosi bassi per non farsi avvistare dal nemico. Le loro corazze integrali si mimetizzavano bene nelle spire di cenere agitate dal vento.
Sembravano incorporei, spettri giunti per vendicare torti passati. Fantasmi senza suono e senza voce.
Unendosi alla loro avanzata, Xantares si sorprese ancora una volta degli effetti dei recenti potenziamenti subiti: ogni umano al suo fianco si muoveva al rallentatore, e per stare al loro passo doveva rallentare drasticamente il suo.
Passò a quanti poté gli scudi energetici sottratti ai barmok, tenendone uno per sé, che montò sul braccio sinistro.
Avrebbe potuto superare in un solo secondo i cento chilometri orari, ma farlo lo avrebbe separato dal resto del battaglione. Il settimo fortunato, come veniva chiamato dal resto delle truppe.
Fortunato perché era sempre riuscito a tornare a casa.
Fino ad ora.

Sul terreno si disegnarono le affilate ombre di tre Mietitrici in picchiata; demoni creati in forge come quella che stavano assalendo, orride fusioni di magia e tecnologia partorite per fungere da caccia. Il loro aspetto affilato, con le ali ricurve tese in avanti, in modo da ricordare la lama di una falce, ne facevano anche un astuto strumento di terrore.
L'occhio posto sotto la pancia della Mietitrice inquadrò il gruppetto di paracadutisti e, dalla pupilla stretta come quella di un rettile, esplose un dardo di luce cremisi che sfrecciò in basso, diretta contro gli umani invasori.
Era un proiettile di fuoco infernale, l'essenza che alimentava i demoni; si originava come una goccia di lava brillante e cresceva in un baleno sino ad assumere l'aspetto di una lancia, che impattava a terra ad oltre cinquecento chilometri orari, dividendosi in una miriade di esplosivi pugnali di fuoco.
Xantares frappose tra sé ed uno di quei pugnali lo scudo razziato, ben conscio del fatto che quella lama ardente poteva squagliarlo in un secondo. L'urto fu brusco e dovette impuntarsi a terra per non venire sbalzato via.
Il calore gli riempì di bolle tutto il braccio sinistro. Con gli occhi chiusi si oppose a quella tremenda potenza fino a quando non la sentì esaurirsi; guardando oltre il bordo luminoso dello scudo, vide l'aria tornare lentamente al suo colorito originario.
Le Mietitrici virarono verso il grosso delle forze umane e spararono una salva di raggi identici a quello.
Sulla mappa tattica, decine di ottagoni si spensero.

Il supporto aereo demoniaco era già stato mobilitato. Questo rendeva tutto cento volte più difficile.
Sapevano dov'erano, quanti erano e cosa volevano attaccare, la segretezza non era più una priorità.
Sul TEAMCOM si fece udire la voce del tenente colonnello Arker, leader sul campo del raid.
«Procedere sul bersaglio! Squadre di supporto: fornite copertura AA al fronte, manovra GSAA!».
Non stava andando bene.
Scattando verso il complesso di fabbriche-alveari che si stagliavano all'orizzonte, Xantares cambiò la modalità da TACMAP a BIOEYE, guardando come le pulsazioni ed il battito cardiaco accelerato fossero improvvisamente diventate la norma in ogni OPSA.
La prospettiva di morire sotto il fuoco delle Mietitrici aveva instillato il terrore in quei soldati. Riportò la visuale a TACMAP con un battito di ciglia.
A quel punto l'importante era raggiungere la fabbrica, indipendentemente dal come; all'interno i caccia dei demoni non avrebbero potuto colpirli. Racchiusi nelle loro armature OPSA Mark XII, i seicento paracadutisti della IX Legio erano tutti identici tra loro: presagi funebri ricoperti d'acciaio dalla testa ai piedi.
Il visore a specchio dei loro caschi, modulato per ricordare una V, rifletteva un paesaggio desolato, spoglio e percorso da centinaia di figure umane in avanzata.
Marciavano con un passo rapido eppure costante, tenendo le armi pronte e i sensi all'erta. Si mossero lungo la parte più bassa del fianco di una collina, svettante proprio in mezzo al loro tragitto.
Xantares lanciò una fugace occhiata all'impianto minerario che veniva loro incontro: diverse centinaia di torri si levavano in alto, costruite sulla base di quelle enormi cattedrali, come protuberanze su di un corpo malato.
Erano collegate le une alle altre da ponti magnetici, corridoi lunghi oltre il pensiero e navette che facevano costantemente la spola, trasportando i minerali grezzi e quelli già lavorati dalle fonderie alle fabbriche.
I suoi occhi potenziati effettuarono uno zoom sugli spalti, dove ad attenderli vi erano centinaia di goblin, kraal e barmok.
Come avevano fatto ad organizzarsi così in fretta?


Continua...
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Paranoid
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MessaggioOggetto: Re: Il Cacciatore dell'Oscurità   Dom Mag 20, 2012 2:16 pm

Complimenti davvero! Mi è piaciuto molto.
Buon vocabolario, ritmo serrato e coinvolgente, descrizioni accattivanti.
Ancora bravo! §
Non vedo l'ora di leggere il resto :§f,likuk:
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Sephiroth
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MessaggioOggetto: Re: Il Cacciatore dell'Oscurità   Dom Mag 20, 2012 2:31 pm

Come detto, ritmo e vocabolario buoni, ma fa' dei periodi più articolati. D'accordo che sono un fan delle frasi cicero-boccacciane, ma i tuoi rischiano sempre di essere troppo corti a là "Famiglia Manzoni".



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ilcappellaio
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MessaggioOggetto: Re: Il Cacciatore dell'Oscurità   Dom Mag 20, 2012 2:54 pm

Citazione :
«E così ha inizio»

c'ho preso?
cia
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AvalonTheOdinSphere
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Messaggi : 17

MessaggioOggetto: Re: Il Cacciatore dell'Oscurità   Dom Mag 20, 2012 7:35 pm

Bellissima, complimenti!
Mentre leggevo mi sembrava di aver le immagini davanti agli occhi.
Complimenti ancora (:

Avalon


Abbraccia i tuoi sogni.
Per quello in cui credo,
Per la gloria dei Soldier..
IO NON MI ARRENDO!
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Dany the writer
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MessaggioOggetto: Re: Il Cacciatore dell'Oscurità   Dom Mag 20, 2012 8:37 pm

Vi ringrazio per i complimenti! Non pensavo che la storia avrebbe prodotto così tante risposte in così poco! In genere i miei scritti impiegano qualche tempo ad ingranare e questo si riflette in una generale lentezza nel vedere i lettori accorrere ^^

Sephiroth, i periodi più articolati vanno sì bene, ma considerando la situazione sembrerebbero un po' stonati, non credi? Una battaglia va resa con termini abbastanza secchi, come fossero dei colpi: questo secondo moi ^^

ilcappellaio: hai azzeccato la citazione! In questo romanzo, come in tutti quelli che lo hanno preceduto et seguito, io inserisco diverse citazioni più o meno nascoste di altre opere. In questo caso era un riferimento alla frase di Theoden in LOTR Le Due Torri.
L'intera battaglia può essere vista come un riferimento alla Pickett's charge, enclave della battaglia di Gettysburg.

Avalon: allora ho raggiunto il mio obbiettivo, alias rendere le scene narrate il più possibile realistiche, così da farvi immedesimare! Ora posto il pezzo seguente ^^

Grazie ancora!
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Sephiroth
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MessaggioOggetto: Re: Il Cacciatore dell'Oscurità   Dom Mag 20, 2012 8:51 pm

Dany the writer ha scritto:
Sephiroth, i periodi più articolati vanno sì bene, ma considerando la situazione sembrerebbero un po' stonati, non credi? Una battaglia va resa con termini abbastanza secchi, come fossero dei colpi: questo secondo moi ^^

Effettivamente hai ragione......MA siccome nella mia arroganza non sopporto dover dare ragione a qualcun altro :§ , allora ti dirò che per farne un po' più lunghi potresti semplicemente sostituire dei punti fermo con dei punti e virgola.


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Dany the writer
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MessaggioOggetto: Re: Il Cacciatore dell'Oscurità   Dom Mag 20, 2012 8:59 pm

Me ne ricorderò allora! ^^
Riprende da dove ho interrotto con lo scorso pezzo!



I caccia Mietitrice scesero dalle nuvole con una picchiata. I loro scafi vennero illuminati dai mille bagliori dei cannoni a fuoco infernale; urlavano la propria forza con un torrente di proiettili energetici, grandi come mezzo avambraccio.
Una potenza di fuoco progettata per le battaglie spaziali, non per colpire bersagli umani a terra.
Asha e Ceeb, due dei paracadutisti della IX Legio, presero i loro lanciamissili da spalla “Caboose Empyrea Mk.II” e schiacciandosi a terra, tra il fuoco e il caos, risposero all'attacco. Non era altro che una puntura d'insetto se comparato a ciò che avevano schierato i demoni, ma poteva sempre fare male.
Il missile di Asha sfrecciò nel cielo e si schiantò contro l'ala sinistra di un Mietitrice; avvitando, questo puntò verso il suolo, arenandosi infine in una grande palla di fuoco.
Ceeb mancò di pochi metri il proprio bersaglio, mandando il proiettile a perdersi nel cielo.
Sei caccia si abbassarono per colpire gli OPSA, bloccati dalla china che avevano intrapreso e dalla loro stessa avanzata, condotta allo scoperto.
In quel momento, dal mare di rocce nere ed affilate balenò una raffica di missili: abbatterono tre dei sei caccia e ne lasciarono uno fumante. Sconfitti, gli apparecchi demoniaci fecero rotta verso casa, rilasciando una pioggia di dardi infernali verso i paracadutisti.
Xantares chiuse gli occhi, gettandosi di spalle contro una roccia. Il calore delle esplosioni gli strinò la pelle, strinse i denti per non sibilare qualche imprecazione ed attese che l'aria tornasse alla sua normale temperatura di quarantasette gradi.
All'interno dell'armatura, progettata per mantenere il corpo fresco ed aerato, il giovane stava sudando come fosse stato in un forno.
Quando riaprì gli occhi, solcati da piccole perle d'umidità, alle sue spalle la bassa collina era punteggiata da crateri incandescenti, dove giacevano i resti di decine di paracadutisti. In un solo attimo, innumerevoli ottagoni si spensero e i loro nomi vennero posti nella casella dei CIA, Caduti In Azione.
Mettendo da parte le proprie emozioni, Xantares riprese la pietosa avanzata verso la fabbrica: al termine di quell'operazione ci sarebbe stato il tempo per il lutto; avrebbe controllato l'identità di ciascun caduto e pregato perché la sua anima arrivasse sana e salva alle porte degli Elysi. Al momento non poteva fare altro che accantonare tutto ciò che sentiva in un angolo del cervello: i demoni l'avrebbero pagata cara.
Ci sarebbe stato il tempo per una dura e sanguinosa rappresaglia.

Allineati dai loro superiori lungo il perimetro esterno della fabbrica, i guerrieri demoniaci, in maggioranza di razza barmok, attendevano l'arrivo del nemico. I fucili ad impulsi infernali “Alistair” si allinearono ad un cenno dei comandanti come se fossero su di una piazza d'armi, assumendo una formazione degna del migliore plotone d'esecuzione.
Le armi ronzavano, cariche di energia: avrebbero sparato una salva dopo l'altra, fermando sul nascere il folle assalto solariano.
Non c'erano speranze per loro.
Gli OPSA superarono la china irta di pietre affilate e massi sbrecciati: correvano al massimo delle loro forze, un maroso nero, che si gonfiava ogni secondo di più. Erano più di cinquecento, con le armi cariche e il cuore pieno di rabbia. Le milizie infernali, schierate in ranghi serrati e con gli scudi energetici pronti, rabbrividirono nel vederli apparire.
Solaria era un nemico battuto e in ritirata: dovevano tremare di paura dentro le loro sparute fortezze, non caricare con sprezzo del pericolo una fabbrica del nemico.
Chi erano quelle furie?
«Falciateli!», sbraitò uno dei centurioni alla sua unità, dando l'ordine prima degli alti comandi; questi erano rimasti impietriti. Agendo in maniera disorganizzata, senza quella coesione tanto paventata dal loro schieramento, ogni reparto sgranò centinaia di lucenti aghi rossi.
Per un istante, il suono del loro grido di guerra superò il caos delle armi che ruggivano: un feroce urlo, composto da centinaia di voci maschili e femminili si alzò da ogni OPSA. Un grido di battaglia lanciato con tutta la voce che avevano, a dimostrazione della loro indomabile forza.
Un grido per tutti i caduti nell'eterna difesa di Solaria, un grido per gli amici, sia lì che a casa, ed un grido per il sangue dei nemici.
Erano diventati un'orda di guerrieri fantasmi.
Metà miraggio, meta realtà.
Metà sogno, metà incubo.

Fu questione di pochi secondi, durante i quali i demoni avvertirono come un impulso provenire dagli umani: una scarica di energia invisibile ed impalpabile, che s'insinuava nelle loro membra e toglieva loro vigore.
Centinaia di soldati contagiati dalla paura volsero la schiena al nemico e si diedero alla fuga, venendo subito falcidiati dalle raffiche solariane. Chi rimase, però, superava lo schieramento confederato in un rapporto di quattro ad uno.
Xantares si lanciò in una folle corsa a zigzag, schivando il fuoco che si abbatteva come pioggia sul terreno.
Nel vederlo, decine di paracadutisti adottarono lo stesso stratagemma, disperdendosi in rapidi scatti che costringevano i loro nemici sulle mura a incrociare il tiro.
Alle milizie infernali, però, non serviva quasi neanche mirare: bastava loro riempire ogni centimetro quadrato di fuoco, colpendo qualsiasi cosa si muovesse.
Migliaia di raggi rossi s'intersecavano con centinaia di pallottole e di bagliori azzurri, colorando il suolo, zuppo di sangue, con i riflessi dei laser e delle armi a rotaia magnetica.

Il bagliore che s'irradiava dalla fabbrica era così intenso che guardarlo direttamente faceva male agli occhi, anche dietro alla schermatura polarizzata del visore. La ragnatela di edifici, cupole, pilastri segnati da linee di magma e la foresta di ciminiere si spalancava in tutta la sua monumentale magneficenza.
L'intero complesso era grande decine di chilometri e si estendeva come un cancro su quella pianura devastata.
Guardandola, Xantares si stupì del non sentire le lacrime salirgli agli occhi.
Riuscivano ad oltrepassare quella luce senza soffrire: che limiti aveva ora il suo corpo? Non aveva fatto in tempo a riprendersi dai potenziamenti, ne a capire quali fossero le sue nuove capacità.
Si gettò dentro la fabbrica seguito a fatica da una squadra di OPSA, lasciandosi il campo di battaglia alle spalle.
Non si rese nemmeno conto dell'immenso numero di pallottole che lo scudo energetico, integrato nei sistemi dell'armatura OPSA, defletteva nel disperato tentativo di lasciare il proprio utente illeso.
Xan guidò la squadra all'interno di quel grande impianto, invaso dal fumo delle esplosioni e delle macchine in funzione. Da dietro l'angolo del corridoio emerse, ringhiando e sbraitando, un kraal.
Il demone-cane aveva la stazza e le dimensioni di un cavallo, ogni zampa si reggeva su cinque artigli rocciosi spessi un centimetro. Le fauci irte di zanne schioccarono alla vista di Xantares.
Evitando di scendere a singolar tenzone contro un mostro che poteva dilaniarlo con un solo morso, il sinrael imbracciò il fucile d'assalto e, fermandosi di colpo, rilasciò una raffica controllata sul muso della creatura.
Un lago di sangue fumante si espanse dal muso distrutto del segugio.
Se avesse abbassato gli occhi al pavimento avrebbe visto due strisce nere, dalle quali si levavano fili di fumo bianco, in prossimità dei suoi stivali corazzati.
I paracadutisti lo raggiunsero, lordi di sangue di barmok, con le armi spianate. Nel corridoio, illuminati da globi di luce infernale, le loro sagome parevano grottesche, rese goffe dall'armatura che vestivano.
Gli OPSA fuori dalla fabbrica continuavano a sparare per guadagnare metri preziosi.
Attorno a loro la terra saltava in aria e il cielo veniva invaso dalle scie dei missili, scagliati da un sempre maggior numero di caccia Mietitrice giunti non dalla base ma dalle nubi.
Queste parevano muoversi, anche se lentamente, per cogliere alle spalle, come fossero anche loro delle nemiche, i paracadutisti di Solaria.

«Omega-Point! Eseguire ora! ORA!»
La voce del tenente colonnello Arker risuonò allarmata in tutte le frequenze. Un raggelato Xantares rivolse il proprio sguardo verso l'esterno del corridoio appena imboccato: Omega-Point era il nome in codice dell'ordine di panico, voleva dire interrompere ogni altra operazione e correre in avanti, a qualsiasi costo.
«Ma che karòs...?», esclamò uno dei paracadutisti, che nel visore compariva nominato come Aigos, «perché ha dato quell'ordine? Stiamo vincendo!».
Aigos aveva ragione: erano riusciti ad entrare dentro la fabbrica, ora dovevano raggiungere un generatore e posizionare le costose bombe magiche Sancta Solar, che portavano negli zaini. Ogni OPSA ne aveva ricevuta una, con enorme dispendio da parte del Comando Regionale.
Sporgendosi per vedere cosa stava succedendo, Dynetia rimase pietrificata.
I nembi che avevano visto alle proprie spalle non erano altro che un gruppo da battaglia di giganteschi Tormenti, navi spaziali dei demoni paragonabili alle loro portaerei corazzate.
Vascelli lunghi tutti più di tre chilometri, dalle forme metalliche ed affilate mischiate a sezioni in carne viva. Dalle prue si allungavano decine di tentacoli rossi, grandi come grattacieli ai quali erano collegati, come tanti baccelli, i caccia Mietitrice.
Che speranze potevano avere poche centinaia di esausti paracadutisti contro uno schieramento tale? Ogni Tormento poteva sbarcare al suolo migliaia di schiavi guerrieri, di barmok e di altri orrori demoniaci.
Tutti gli OPSA, esclusi quelli che erano già entrati nella fabbrica, si gettarono alla carica del nuovo nemico: era uno scontro senza speranze, ma potevano guadagnare tempo per i compagni già all'interno del complesso.
Attraverso il canale radio-video globale, Xantares vide i coraggiosi soldati della IX combattere come leoni; sparavano con tutto quello che avevano, usando i coltelli energetici e le mani quando finivano le munizioni.
Ben presto il terreno si fece pregno di sangue umano e demoniaco, ridotto ad un carnaio di membra scomposte e corpi urlanti.

«Dobbiamo aiutarli!», esclamò Aigos, imbracciando il proprio fucile d'assalto COTV M4 con dita strette dalla paura.
«No!». La voce di Xantares era decisa nell'opporsi, a differenza di come era stata nei giorni precedenti a causa della pesante dieta ormonale alla quale era stato sottoposto per riprendersi dall'operazione, «ha diramato Omega-Point.».
«Cosa sei, un soldatino? Ci sono i miei amici la fuori!»
«E pensi di poterli salvare? No? Bene!», improvvisamente il giovane sembrava un superiore adulto, torreggiante su quel paracadutista consumato dalle battaglie.
«Stanno sacrificando la loro vita per noi...non sprecare il loro gesto.».
«Il bamboccio ha ragione», mormorò Dynetia, «dobbiamo andare avanti...per loro.».
«Agli inferi!», esclamò il paracadutista rivolto al gruppetto con cui era entrato, «io vado fuori! Ci vediamo nell'Ade!».
Non lo rividero più.
Dynetia, Aurelios, Anen, Kitira: questi erano i nominativi dei quattro OPSA in piedi davanti a Xantares.
Il dodicenne sinrael si rese conto, con la forza di uno schiaffo, di essere diventato il loro leader. Lo avrebbero seguito in quelle viscere infernali, verso l'oscurità, il sangue o qualunque cosa si annidasse nel buio.
«Andiamo e...restiamo uniti.».

I cinque solariani erano disorientati dalla mostruosa vastità del complesso. Ogni corridoio o sala che attraversavano, travolgendo operai e guardie incredule nel vederli, contribuiva ad aumentare la sensazione di disorientamento e terrore che già si annidava nelle loro menti.
Avevano ricevuto una bozza tridimensionale del dedalo di catene di montaggio, corridoi, magazzini e vasti saloni che formavano il complesso: seguirla era utile quasi quanto non farlo.
Non in ultimo, dietro ogni angolo si poteva nascondere la morte.
«Attenzione a sinistra!».
L'avvertimento di Xantares evitò ad Aurelios una raffica di fucile; girandosi di scatto, il paracadutista esplose alcuni colpi di risposta. Una figura, coperta da una leggera corazza di scaglie emerse ruggendo; alta quanto un uomo adulto ma più scattante mischiava, in una sapiente combinazione, tratti leonini a tratti antropomorfi.
Uno scintillante arco di luce cremisi avvampò nella penombra del corridoio.
Il capo mozzo di Aurelios rotolò sul pavimento.
«No!», urlò Kitira brandendo il coltello energetico e lanciandosi contro il laionis, che barcollò sotto la spinta di una donna alta un metro e sessantotto chiusa in una corazza integrale. Anen aprì il fuoco sul mostro, riempiendogli di metallo il tronco, ma in riposta giunse una raffica di aghi magici, che lo inchiodò al muro, lasciandolo moribondo.
Accalcandosi gli uni sugli altri, decine di schiavi e di barmok emersero dall'ombra, sparando ed urlando contro quel pugno di solariani riusciti ad inoltrarsi così in profondità.
Kitira si alzò, con il pugnale energetico lordo di sangue, in tempo per vedere Dynetia arretrare, facendo fuoco con lo shotgun modello Olympus.
Un barmok, riparandosi dai suoi colpi attraverso gli schiavi, la raggiunse e le piantò un tridente nel torace, spingendo fino a fare uscire le lame dalla placca a difesa della schiena.
Il fucile le scivolò dalle mani e rimbalzò sul pavimento, dalla canna un rivolo di fumo si alzava mesto.

Gettandosi a perdifiato nel corridoio, i due superstiti sentivano il fiato dei demoni sul collo. Erano tallonati da una schiera di segugi e da un pugno di umani e barmok; con la coda dell'occhio Xantares vide un uomo imbracciare il fucile “Alistair”.
«Scansati!», gridò tardivamente.
Una raffica di stretti ed affilati aghi energetici raggiunsero Kitira alla schiena, tagliandole la spina dorsale ed incendiandole la schiena: la paracadutista crollò a terra, senza più l'uso delle gambe.
Soffocando le lancinanti fitte di dolore, la paracadutista gettò lo zaino metallico, dentro alla quale custodiva una delle bombe nucleari Sancta Solar, verso Xan.
«Vai! Li trattengo io!»
Xantares avrebbe voluto restare con lei fino alla fine, per combattere e morire al suo fianco, spalla a spalla con una donna così coraggiosa da girarsi ed imbracciare il fucile per sparare, anche se paralizzata e in punto di morte. Ma farlo avrebbe reso il suo sacrificio inutile.
Raccolse lo zaino e le diede le spalle, senza più voltarsi.
Udì delle raffiche di mitra esplodere alle sue spalle, poi il suo udito reso più fine dai recenti potenziamenti captò il vuoto click del caricatore esaurito. Kitira sapeva bene cosa doveva fare: continuare a combattere fino all'ultimo respiro, per Solaria e tutte le sue colonie.
Strappò la sicura di una granata e Xantares, a decine di metri di distanza, udì il boato dell'esplosione.


Continua...
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Sephiroth
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MessaggioOggetto: Re: Il Cacciatore dell'Oscurità   Dom Mag 20, 2012 9:18 pm

Non male. Uso la prima frase per darti qualche consiglio:

Citazione :
I caccia Mietitrice scesero dalle nuvole con una picchiata. I loro scafi vennero illuminati dai mille bagliori dei cannoni a fuoco infernale; urlavano la propria forza con un torrente di proiettili energetici, grandi come mezzo avambraccio.
Una potenza di fuoco progettata per le battaglie spaziali, non per colpire bersagli umani a terra.

diventa


Citazione :
I caccia Mietitrice scesero dalle nuvole con una picchiata, gli scafi illuminati dai mille bagliori dei cannoni a fuoco infernale mentre urlavano la propria forza con un torrente di proiettili energetici grandi come mezzo avambraccio - una potenza di fuoco progettata per le battaglie spaziali, non per colpire bersagli umani a terra.


Ho modificato solo il ritmo della frase cercando di alterare il meno possibile lessico, sintassi e il resto; vedi come cambia il tutto ? E' più fluida e senza interruzioni nette, più scorrevole e leggibile.


EDIT per chiarezza, i miei sono solo consigli informali tesi ad adattare la tua scrittura al mio gusto, e non pretendo affatto di essere più bravo di te.


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MessaggioOggetto: Re: Il Cacciatore dell'Oscurità   Dom Mag 20, 2012 9:24 pm

Non me la prendo, i consigli servono per migliorare e senza questi non avrebbe senso postare alcunchè. Ho capito quali sono i tuoi gusti, però il periodo modificato secondo il tuo punto di vista è troppo lungo, secondo me. Ci perdi la voce a leggerlo ^^
Di mio preferisco fare periodi più calmi, forse possono infastidire, ma i periodi molto lunghi secondo me sono disorientati! :§rsdfewqre:
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MessaggioOggetto: Re: Il Cacciatore dell'Oscurità   Dom Mag 20, 2012 10:42 pm

Sephiroth ha scritto:
Non male. Uso la prima frase per darti qualche consiglio:
Citazione :
I caccia Mietitrice scesero dalle nuvole con una picchiata, gli scafi illuminati dai mille bagliori dei cannoni a fuoco infernale mentre urlavano la propria forza con un torrente di proiettili energetici grandi come mezzo avambraccio - una potenza di fuoco progettata per le battaglie spaziali, non per colpire bersagli umani a terra.
così, però, si legge in apnea.

prima di commentare, aspetterò che la storia si faccia più corposa.
:§nmghnb§:
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MessaggioOggetto: Re: Il Cacciatore dell'Oscurità   Dom Mag 20, 2012 10:46 pm

Considera che sono al decimo capitolo di questa storia, potrei postare tutto quanto ma andrò con calma :) Quando la trama orizzontale avrà preso il via, vedrai che è corposa
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MessaggioOggetto: Re: Il Cacciatore dell'Oscurità   Dom Mag 20, 2012 10:47 pm

^ No problem, si rimedia facile:

Sephiroth ha scritto:
I caccia Mietitrice scesero in picchiata dalle nuvole, gli scafi illuminati dai bagliori dei cannoni hellfire mentre urlavano la propria forza con un torrente di proiettili energetici - una potenza di fuoco progettata per le battaglie spaziali, non per colpire bersagli umani a terra.



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MessaggioOggetto: Re: Il Cacciatore dell'Oscurità   Dom Mag 20, 2012 10:54 pm

Ora va già meglio, ma strutturalmente è simile a quella da me postata: siamo tornati al punto di partenza! XD
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MessaggioOggetto: Re: Il Cacciatore dell'Oscurità   Lun Mag 21, 2012 1:05 am

L'ultimo, conclusivo, pezzo del prologo!

Xantares socchiuse le palpebre per difendersi dall'accecante bagliore rosso cardinale che sgorgava, come acqua da una fonte, dal generatore che aveva davanti agli occhi. Piegato sulle ginocchia, con la schiena addossata al muro, il sinrael era esausto.
Innanzi a lui s'ergeva un cono alto quanto un grattacielo, incrostato di componenti dall'aspetto gotico e di tunnel capaci di inglobare, in larghezza, un carrarmato Liberator. Sperò che la sua complessità apparente lo rendesse più facile da distruggere.
Rivolsi di sudore gli scorrevano sulla pelle, a dispetto dell'ottima aerazione interna alla corazza OPSA. Ai suoi piedi aspettavano le due bombe Sancta Solar, entrambe con una potenza di 20 megatoni, pregne di energia sacra, in attesa di scatenare un'infernale vendetta nucleare. Avrebbero spazzato via ogni cosa da quella roccia maledetta, lui compreso se non avesse trovato un modo per fuggire.
Non ci sarebbe stato scampo per nessuno.
Un coro di ruggiti inferociti provenne dal fondo della sala, le ombre di una dozzina di kraal si dipinsero sul muro, ingigantite dalla scarna luce delle torce. Una scarica di adrenalina, motivata dalla paura, diede nuove energie al giovane, che applicò le bombe alla parete incandescente del reattore.
L'enorme quantità di energia emanata da quel chilometrico ammasso di metallo nero disturbava, con scariche di statiche e momentanei black-out, i sistemi elettronici della corazza OPSA. Il ragazzo impostò i timer su dieci minuti, sincronizzandoli perché esplodessero in contemporanea.
Le due bombe furono coperte da una ragnatela di geroglifici magici, necessari affinché nessuno potesse più interagire con i due ordini e resettare il timer.
Il sinrael girò un angolo, si aggrappò alla ringhiera e spazzò l'aria innanzi a sé con il fucile d'assalto LMR Pattern, temendo l'incontro con qualche nemico.
I versi dei kraal si erano fatti più vicini. Non poteva restare lì, doveva uscire e trovare un modo per lasciare quella fabbrica: forse uno dei caccia Mietitrice poteva traghettarlo fino alla bassa orbita!
Realizzò in quel momento, un secondo dopo aver sentito nella propria testa quelle parole, la follia di quel pensiero: la sua mente si stava aggrappando ad ogni possibilità pur di non accettare il fatto che sarebbe morto in quella fogna. Se anche fosse riuscito a raggiungere la bassa orbita, nessuna nave confederata si sarebbe rivelata per venirlo a soccorrere. La CSS Hera sarebbe rimasta nascosta, non lo avrebbe recuperato.
Il punto d'estrazione era stato dato prima del lancio, e sarebbe morto prima di raggiungerlo.

Cominciò a prendere corridoi e strade quasi puramente a caso, nella disperata ricerca di uno sbocco sull'esterno, dove poteva nascondersi sotto una roccia. Il dedalo non finiva mai, proseguiva in tutte le direzioni per chilometri e ormai non aveva più proiettili.
Un barmok emerse dall'oscurità imbracciando una lunga asta da guerra, ricolma alle sue estremità di potere magico. Xantares si chinò, sentendo i suoi nuovi muscoli faticare sotto lo sforzo, e colpì con una spallata il torace del guerriero, schiantandosi con lui contro il muro.
L'asta scivolò dalle mani del demone, che colpì con un calcio il fianco del sinrael. A questi sembrò di non venire nemmeno colpito, tanto la sua mente era aggrappata alla ferma convinzione di non voler morire; l'urto tuttavia lo sbilanciò, facendolo scivolare sul pavimento.
Torneggiando su di lui, il demone soldato sguainò il corto pugnale che portava legato alla cintola.
Voleva godersi un omicidio ravvicinato.
Xantares allungò spasmodicamente le dita verso il calcio del fucile, avvertì il metallo sotto i riproduttori digitali delle dita, dimentico della pistola. Quando il barmok calò il coltello, Xantares imbracciò il fucile d'assalto e lo svuotò di tutte le poche pallottole rimaste, accompagnando il rumore degli spari con un urlo che gli saliva dalle viscere.
I proiettili corazzati, sparati ad una velocità iper-sonica dal sistema a rotaia, passarono da parte a parte il barmok e bucarono il muro, disegnando una serie di fori pallidamente illuminati dalla luce della supernova di Secta Abyn.
Il barmok crollò a terra digrignando le zanne, strette nella parodia di un ghigno.

Ti dirò che cosa devi fare, Xan...sopravvivi! Sempre, a qualunque costo.
Non ti ho creato perché tu fallissi la tua prova finale.
Chi sei? Il loro leader? Dimostralo.
Sopravvivi.
Sopravvivi.


Le parole di Najira risuonarono nella sua mente con l'insistenza delle campane a festa. L'esarkas aveva ragione, non poteva morire lì, alla sua prima vera missione.
I suoi fratelli avevano bisogno di lui, il suo popolo aveva bisogno di lui, Solaria aveva bisogno di lui.
Sopravvivere per continuare a combattere e a vincere: era questo che doveva fare.

Qual'è il tuo imperativo? Vincere! Sei nato per vincere, non per morire in un pantano!

L'imperativo era vincere.
Sferrò un furibondo pugno contro il muro: la sua forza sovrumana sbriciolò l'ossidiana ed il metallo come fosse una parete di crackers, scaraventando i frammenti oltre il baratro. I cavi che alimentavano il reattore si tuffavano in un mare caustico, che ribolliva di scarichi industriali e di lava.
C'è l'aveva fatta. Aveva attraversato la fabbrica, piazzato le cariche nucleari e creato una uscita. Il conto alla rovescia, rappresentato in tempo reale sul visore del suo casco, era quasi agli sgoccioli.
Saltò.
Nel momento in cui il suo corpo, fortunatamente protetto dall'armatura OPSA, sprofondò nel bollente mare inquinato ai piedi della fabbrica, due incandescenti soli si accesero in un trionfo luminoso.
Xan mulinò braccia e gamba, lottando per non tornare a galla.
Una vampata di calore attraversò l'acqua facendola ribollire nell'arco di mezzo secondo. Il sinrael si sentì afferrato da una forza impalpabile e strattonato verso la superficie, dove le fiamme lo avrebbero ridotto in cenere; lottò per restare sott'acqua, al sicuro dall'energia che in quel momento stava disintegrando ogni cosa.
Anche senza passare al BIOEYE sapeva che i suoi due cuori, entrambi potenziati, stavano accelerando disperatamente il battito cardiaco per portare maggiore ossigeno all'organismo. Il terzo polmone, invece, faceva affluire le scorte extra per sostenere lo sforzo dei suoi organi gemelli.
Frammenti di metallo e getti di fuoco fendevano le scure acque di quel mare infelice, potenziali proiettili letali. Invocando tutta la potenza residua dello scudo, il sinrael chiuse gli occhi e spinse ancora di più verso il basso...

Emerse dalle acque bollenti con il passo strisciato degli zombie. Sottili sbuffi di fumo si levavano dai massi sopravvissuti all'inferno nucleare.
Fisicamente distrutto, il sinrael cadde, rivolgendo la schiena alla sabbia vetrificata; una miriade di scricchioli esplosero quando le corrose piastre della corazza vi caddero sopra.
Raggiunto il comando di sblocco del casco integrale, Xantares si tolse quella incandescente protezione dal volto e la lasciò rotolare sulla riva. Il visore riflesse, come uno specchio, i deboli raggi della supernova di Secta Abyn, colorandosi di spettri multicolori.
Ansimava, abbandonato sulla riva. Lo sguardo rivolto verso il cielo non vedeva altro che una distesa informe di nembi rossi e neri. Crepitii lontani annunciavano l'arrivo di un temporale; la pioggia sarebbe stata contaminata dalla piaga radioattiva.
Subirla, però, non avrebbe scalfito il sinrael.
Tutto il suo addestramento, i poteri derivati dal sangue angelico, il potenziamento psico-fisico a cui era stato sottoposto...tutto ciò che lo aveva reso uno dei formidabili super soldati del progetto Sinrael Generazione III, uno dei pochi, lo aveva condotto lì: su di una spiaggia desolata, in una regione devastata, su di mondo che fino a nove ore prima non sapeva nemmeno che esistesse, ai confini del niente.

Si riscosse dalla sua inedia girandosi sul fianco, dove il contatto tra la carne del volto e l'ustionate superficie della riva lo fece scattare in piedi. Sfrigolando, la pelle si rigenerò immediatamente.
Non posso restare qui.
Doveva tornare dai suoi compagni, sul mondo-fortezza di Orion, dove c'era bisogno di lui.
Su Secta Abyn non poteva più fare altro: i demoni non avrebbero mandato rinforzi, erano stati tutti annientati dalle esplosioni nucleari. Il complesso di fabbriche-alveari, i Tormenti, le legioni demoniache, gli OPSA...tutto scomparso. Polverizzato e spazzato via.
Erano scomparsi in un'istante, sussurri nel vento. Fantasmi.
Attraversando a piedi l'immenso cratere, misurante oltre cinque chilometri quadrati, Xantares cercò disperatamente dei sopravvissuti, qualche resto che tradisse in qualche modo la possibilità di un superstite. Non era rimasto niente, un vento a quarantasette gradi centigradi spazzava una terra bruciata ed annerita.
Echi e polvere.
Voltandosi verso il fondo del cratere, Xantares percepì una stretta allo stomaco nascere e subito ingigantirsi.
Realizzò in quel momento a che cosa fosse scampato. Il casco gli scivolò dalle dita e rotolò sul terreno irto di sassi carbonizzati.
Seicento anime andate per sempre, immolate sull'altare della patria.
Chiudendo gli occhi sperò che gli dèi fossero clementi e concedessero loro la pace dei giardini Elysi, anche se non avevano ricevuto i giusti riti.

Lo vide semisepolto dalla sabbia, annerito ma ancora funzionante: il LDCRO, acronimo di Long Distant Call Rescue Device. Un nome complicato per qualcosa di grande quanto una palla da tribol. Palleggiandolo, indifferente verso il suo costo di sedici milioni di dracme confederate, Xantares lo rivolse verso il cielo e schiacciò il bottone d'avvio.
La palla metallica si collegò attraverso l'iper-spazio alla CSS Hera, creando un collegamento il cui meccanismo superava le capacità di comprensione del sinrael, che lasciò cadere l'aggeggio.
Doveva aspettare cinquanta secondi e poi trattenere il respiro.
Si rimise il casco e si assicurò, attraverso il tremolante HUD, che gli agganci elettromagnetici fossero saldi e funzionanti. L'armatura era progettata per le operazioni intro ed extra-atmosferiche, era sigillata dalla punta dei piedi fino al casco e conteneva una riserva d'ossigeno sufficiente per novanta minuti.
La sfera vibrò ricolma di energia, segnalando che era pronta ad aprire un passaggio per l'iper-spazio. Questo avrebbe condotto Xan direttamente sul ponte di carico della CSS Hera.
Se non si fosse mosso in fretta, la nave avrebbe lasciato la sua posizione per fare rotta verso casa: i generatori del campo di forza stealth non sarebbero durati in eterno.
Guardò per l'ultima volta il campo di battaglia di Secta Abyn.
Era stato addestrato ad uccidere, a spezzare vite senza esitazioni, ma la visione di quel cratere, unito alla certezza che tutti quei paracadutisti non erano altro che una goccia nell'immenso oceano delle vittime di quella guerra, lo avevano sconvolto ed impaurito.
Una sensazione umana, quella della paura. Una sensazione che, stando a ciò che diceva Najira, non avrebbe dovuto provare.
Quel giorno si era spezzato qualcosa dentro di lui.
Non era una ferita fisica, non poteva rimarginarsi nell'arco di un secondo. Nel profondo del proprio animo, Xan sapeva che quello era solo l'inizio. Giorni oscuri attendevano le colonie di Solaria in quella galassia; presto la Confederazione avrebbe avuto bisogno di tutti i suoi difensori.
Prendendo in mano il LDCRO, Xantares rivolse un saluto militare a tutti i paracadutisti caduti quel giorno.
Si promise che non sarebbero stati dimenticati, che i loro nomi sarebbero stati incisi nei saloni della memoria.
Un momento dopo, il sinrael svanì in un bagliore ceruleo.

CSS Oscurità Senza Fine
Quartier Generale Mobile della Watchtower Guard
Trenta minuti dopo il termine del raid su Secta Abyn
Posizione stellare non pervenuta.


«Questa operazione non ha mai avuto luogo. Tutti i suoi membri, eccetto lei, sono già stati dichiarati Dispersi In Azione a seguito di un malfunzionamento iper-spaziale. Nessuno dovrà mai sapere cosa è successo a Secta Abyn, anche perché a Secta Abyn non è successo ASSOLUTAMENTE, e ripeto, ASSOLUTAMENTE niente.
Qualsiasi delazione alla stampa, a fonti militari non autorizzate o qualunque essere che sia in grado di comprendere cosa è successo sarà considerata come una violazione del protocollo Kryptex, punibile con la morte.
Mi sono spiegato?».
Xantares era pietrificato: volevano cancellare il sacrificio di quei seicento soldati.
«Ma abbiamo vinto! La fabbrica è stata distrutta...perché la gente non dovrebbe saperlo?»
«Perché seicento figli di mamma sono stati intenzionalmente sparati verso la morte, soldato. Non ci vuole un genio a capire che quest'operazione era stata concepita per NON avere superstiti. Teoricamente doveva essere un colpo...come dicono su Kirai? Kamikaze? Ah...suicida.».
«Ci avete mandato...»
«Sì».
«Voi sapevate che...»
«Sì, sapevamo.»
«E...»
«Era un tiro a caso, 50 e 50. Se l'operazione fosse fallita, avremmo perso solo seicento anime. In caso di riuscita avremmo perso seicento anime e tagliato le gambe al sistema di rifornimenti demoniaco. In guerra si devono fare sacrifici per vincere.»
L'ufficiale della Watchtower Guard, impalpabile come la notte nella sua uniforme nera, rivolse un foglio interattivo verso il sinrael, appena ricevuto a bordo dell'immensa CSS Oscurità Senza Fine.
Immensa ed invisibile.
«Firmando quel foglio, lei accetta la promozione a Venator Protectore e la transazione, del tutto volontaria, dalle forze armate del Grand Army alla Watchtower Guard.
In tal modo, il buco di otto giorni che ha coperto la preparazione al raid verrà annullato. Lei figurerà sotto nostro speciale addestramento. Sappia che l'idea è stata suggerita dalla dottoressa Najira.».
«Cosa succede se non firmo, signore? Vorrei tornare dai miei compagni.».
«Ovviamente la metteremo sul primo trasporto diretto su Orion», disse l'ufficiale, congiungendo le mani dietro la schiena. La sua voce non subì alcuna alterazione quando finì il discorso: «...ma durante la transazione iper-luminale sub-luminale, che come sa avviene nello spazio aperto, gli smorzatori inerziali del vascello subiranno un guasto.
Ho letto ogni rapporto su voi Sinrael...siete incredibili, ma non potete sopravvivere al vuoto siderale.».
L'ufficiale lo squadrò dall'alto verso il basso, immobile dietro la sua maschera di gelida professionalità militare. Non trasparivano emozioni dal suo volto, quasi interamente nascosto dall'ombra.
Solo il mozzicone ardente di una sigaretta, unita alla vista potenziata del giovane sinrael, permettevano a questi di intravedere un mento rasato da poco.
«Non ho scelta, signore?»
«A lei cosa sembra, soldato?»
«Potrò tornare dai miei compagni?»
«Sì», rispose l'ufficiale, «come ufficiale in carriera della Watchtower Guard. Questo dono non verrà fatto ad altri sinrael. Dei di Azuras, normalmente non viene fatto a nessuno.».
Riconsegnando il foglio firmato, Xantares fece un saluto militare all'ufficiale. Questi si tolse la sigaretta di bocca e commentò, con un tono di voce improvvisamente rispettoso: «Benvenuto a bordo della CSS Oscurità Senza Fine, signore.».
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MessaggioOggetto: Re: Il Cacciatore dell'Oscurità   Ven Mag 25, 2012 1:14 pm

LIBRO PRIMO
CAPITOLO PRIMO
Eos Tiran


Galassia di Kolium
Regione di Eos Chasmi.
CSS Nembo Oscuro
Anno della Confederazione 16.623.


Rilassarsi prima del lancio. Mh, facile da scrivere ma non da fare! Chi scrive queste perle di saggezza sui manuali di volo?
Davanti alla punta del suo caccia si estendeva un tracciato metallico che non sembrava avere fine. A dare questa impressione contribuiva in maniera significativa l'illuminazione ridotta al minimo; oltre ai piccoli fari bianchi dell'apparecchio, infatti, non vi era altro che fornisse un po' di luce.
L'intero tunnel di lancio era immerso in un mare oscuro. Le pareti, le rotaie magnetiche, il soffitto e persino la vetrata della sala di controllo lanci erano nascoste da un fitto velo d'ombra.
Erano le conseguenze degli ordini del comandante Valierii: l'intera CSS Nembo Oscuro navigava con i reattori al trenta percento della potenza massima e con ogni luce di segnalazione rigorosamente spenta. Erano in emersione da cinque ore, guidati verso il loro obbiettivo dall'effetto fionda di un gigante gassoso.
Questi accorgimenti, uniti alla lega metallica di norid-charbonis, rendevano il vascello di classe Blade Runner rilevabile ai radar tanto quanto lo spazio interstellare. Come usava affermare orgogliosamente la Mega-Corporazione Misoriah Cydoniia: “Invisibile al 99.99%.”.
E se lo diceva la Misoriah, che da millenni vendeva solidi armamenti e avanzate attrezzature, allora c'era da fidarsi.
Chiuso nel piccolo abitacolo di un intercettore Haylus Mk-9 Shadow Pattern, Xantares aspettava il segnale di luce blu. Il caccia, lungo soli undici metri da poppa a prua, aveva il design modulare degli Haylus, ricalcante un dardo con corte ali ed un alettone di coda affilato come un rasoio. L'abitacolo, posto direttamente sotto il telaio dell'alettone, ricordava invece un ovale stretto.
A differenza dei suoi cugini da battaglia, lo Shadow Pattern era concepito per operazioni sotto copertura, dove la velocità e l'invisibilità erano opzioni favorite rispetto alla potenza di fuoco. Costruito in costosa lega di norid-charbonis, poteva passare sotto il muso di un Tormento senza farsi rilevare.
Il colore scuro ed opaco della lega di cui era costituito gli era valso il nomignolo, nello stabilimento dove era stato assemblato, di “blackie”, neretto.
Tale nomignolo era stato serigrafato lungo la prua, decorato con l'immagine di un dardo in fatale movimento.

Una massa d'aria compatta e screziata di blu schiacciò Xantares contro il sedile. Non avvertì la classica stretta al cuore che i piloti, di norma, provavano al momento del riflusso.
Il caccia era stato agganciato dal sistema di puntamento automatico e fatto arretrare di un metro e mezzo, per essere portato in posizione perfetta per il lancio. Xan attivò due interruttori, posti sulla parte alta del suo cockpit di volo, e poi inspirò.
Al momento di rilasciare il fiato, sul visore del casco si dipinse un cerchio appannato. Il condizionamento interno lo fece sparire onde evitare problemi di lettura.
Una finestra d'avviso lampeggiò in alto a destra, aprendosi in automatico: gli occhi blu del sinrael lessero ciò che vi era scritto, cercando la conferma del lancio. Al termina della lettura, ad increspare la gelida serietà del giovane giunse un mezzo sorriso.
Poteva partire e quindi cominciare quella missione: prima iniziava, prima finiva.
Gli acceleratori magnetici, installati ai bordi e sul pavimento del tunnel di lancio, avvolsero il caccia in un ceruleo alone di energia, che guizzava come tante lingue di fuoco.
Con uno schiocco privo di suono, il caccia venne sparato lungo il tunnel di lancio.
L'accelerazione istantanea da zero a quarantamila chilometri il secondo schiacciò Xan contro il sedile, facendogli sfuggire un verso infastidito.
I tre reattori posteriori si attivarono a quindici metri dal termine del tracciato, portando la velocità del caccia a quasi sessantamila chilometri il secondo.
Praticamente invisibile ad occhio nudo, uno sbuffo di vapore, microscopiche polveri sollevate dal movimento del velivolo e sottili guizzi energetici blu chiaro segnalarono il riuscito decollo del piccolo intercettore stealth.

La destinazione si trovava a circa quaranta milioni di chilometri dalla sua posizione attuale, portava il nome di Eos Tiran e la fantastica reputazione che solo un mondo perduto, devastato dalla guerra e dall'aggressione demoniaca, poteva avere.
Due decenni prima, le forze confederate erano state scacciate in seguito al disastroso esito della battaglia di Eos Manari. Un esodo degno delle cronache azuriane: disordinato e disperato.
Solo un trasporto su dieci era riuscito a lasciare il pianeta.
Il governatore planetario era rimasto a difendere la sua roccaforte fino a quando gli era stato possibile: nel momento in cui le schiere oscure erano penetrate nella sua fortezza, aveva attivato il protocollo TABULA RASA e si era suicidato per non rivelare informazioni al nemico, e per non affrontare le conseguenze del suo gesto patriottico.
TABULA RASA aveva avviato la detonazione di ogni testata nucleare ancora presente sul pianeta. Migliaia di ordigni erano stati fatti detonare in prossimità di obbiettivi sensibili, anche in zone dove ancora si combatteva o dalle quali stava venendo evacuata la popolazione.
Cento missili termonucleari da settanta megatoni erano inoltre stati sparati dalle navi solariane in orbita, mirati sulle tre calotte ghiacciate del pianeta nell'intento, riuscito, di scioglierli e sommergere le trionfanti armate demoniache.
Se non potevano avere loro quel pianeta, allora non lo avrebbe avuto nessuno.
Lasciare terra bruciata era l'unico modo che avevano per ridurre, anche se di poco, la portata delle schiaccianti vittorie demoniache.
La propaganda aveva dipinto quel gesto come un “eroico sacrificio”, ma la verità era che avevano perso miseramente: cinquanta navi erano andate distrutte nel tentativo di fermare una flotta sei volte più numerosa, e a terra centinaia di milioni, se non diversi miliardi, di persone erano state volontariamente sacrificate sull'altare della patria.
La propaganda, pensò con disgusto Xantares, riusciva ad ingannare masse di disperati facendogli credere che stessero quantomeno reggendo l'urto nemico. Stavano perdendo terreno da ogni parte, dire che le maglie della loro difesa erano ridotte a brandelli non era un eufemismo, ma una cruda realtà. Non in ultimo, da qualche tempo erano aumentate le fughe di notizie.

La Watchtower Guard lo aveva mandato ad investigare, in seguito ad un fatto che aveva destato sospetto: da Kirai una nave privata era stata vista prendere l'iper-spazio, diretta verso una destinazione non segnalata alle autorità locali.
Essendo questa una infrazione del codice navale, una corvetta della Homeland era stata mandata sulle sue tracce, che erano sparite nei pressi di quel settore dimenticato e da troppi anni in mano al nemico.
La corvetta aveva fatto ritorno dopo alcune ore d'infruttuosa ricerca, e l'autorità governativa aveva spedito la CSS Nembo Oscuro al fine di capire cosa stesse succedendo.
Che si trattasse di una trappola era fin troppo evidente, per questo era stata mossa solo una classe Blade Runner e mandato lui, il cacciatore dell'oscurità.
Ciò che le autorità volevano scoprire non era la trappola in sé, ma chi ci stava dietro: le Schiere Oscure? L'Occhio di Dio? I separatisti del movimento “Kolium Libera”? Gli Egypti? La Fratellanza di Voodh? Infiniti potenziali mandanti per infinite potenziali trappole.

E lui, come sempre, era stato inviato in prima linea a scoprire cosa stesse succedendo. Non si ricordava nemmeno quand'era stata l'ultima volta che aveva dormito una notte di buon sonno ristoratore: nelle città erano aumentati i numeri di aggressioni e rapimenti da parte di creature sovrannaturali, e assieme a squadre di esperti cacciatori aveva passato al setaccio i bassifondi così come i grandi palazzi.
Prima di poter scoprire qualcosa, era stato assegnato a quella missione.
I clan di vampiri, quelli non legati alla Fratellanza di Voodh, si stavano spostando verso i mondi interni, impauriti da qualcosa. Nessuna di quelle bestie traditrici della razza umana aveva voluto rivelare da cosa stessero fuggendo, ma non erano gli unici.
Tutte le forze del male che non erano legate alle Schiere Oscure stavano cercando riparo nei mondi interni della Confederazione o suoi pianeti desolati, lontani dai teatri di scontro tra Solaria e i demoni.
I rapporti dalle pattuglie sull'Occhio di Noggedos e lungo i confini militari, precari e soggetti a continui mutamenti, parlavano di segnali radar che apparivano e svanivano in un secondo. Formazioni di segnali che a volte superavano le centinaia di unità.
Eppure, il fronte demoniaco taceva inattivo. Vi era, lungo tutta la sua immensa estensione, una calma surreale, come se qualcuno stesse trattenendo il fiato. Gli esploratori non riferivano di grandi spostamenti militari, ma le loro azioni erano funestate da continui malfunzionamenti e sabotaggi, che pregiudicavano l'attendibilità dei rapporti.
Cosa stava succedendo?
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MessaggioOggetto: Re: Il Cacciatore dell'Oscurità   Gio Giu 07, 2012 1:02 am

Il thread è ancora seguito? Non ho ricevuto risposte dal momento in cui ho postato il pezzo di sopra. Proseguo?
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MessaggioOggetto: Re: Il Cacciatore dell'Oscurità   Gio Giu 07, 2012 1:52 am

Perbacco mi sono perso un bel po' di roba. Stranamente in questo periodo il sito non mi segna i nuovi post. Rimedio subito :§f,likuk:
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MessaggioOggetto: Re: Il Cacciatore dell'Oscurità   Gio Giu 07, 2012 6:23 am

Può essere un problema della mail, a volte nemmeno a me segna che ho ricevuto determinata posta! :D
Beh, se qualcuno segue il thread allora al ritorno da scuola lo aggiorno con il pezzo seguente :)
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MessaggioOggetto: Re: Il Cacciatore dell'Oscurità   Lun Giu 11, 2012 8:26 pm

Bene, sono riuscito a leggere i brani aggiunti. Mi sta piacendo molto, devo farti i miei complimenti. La narrazione non è mai noiosa e padroneggi un buon "linguaggio-fanta".
Tanto per curiosità, quante pagine word fa il tuo libro?
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MessaggioOggetto: Re: Il Cacciatore dell'Oscurità   Lun Giu 11, 2012 9:15 pm

Attualmente, scritte in sedici di angsana new, contanto che un quarto è revisionato e che è ancora in corso d'opera, circa 131!
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MessaggioOggetto: Re: Il Cacciatore dell'Oscurità   Lun Giu 11, 2012 10:54 pm

Accidenti sono tante! Ti sei dato da fare!
Una volta finito cosa pensi di fare?
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MessaggioOggetto: Re: Il Cacciatore dell'Oscurità   Lun Giu 11, 2012 11:36 pm

Sistemarlo, scrivere una bella presentazione e mandarlo ad una casa editrice nella speranza che venga pubblicato xD
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MessaggioOggetto: Re: Il Cacciatore dell'Oscurità   Lun Giu 11, 2012 11:48 pm

Dany the writer ha scritto:
Sistemarlo, scrivere una bella presentazione e mandarlo ad una casa editrice nella speranza che venga pubblicato xD

Bella lì! :§f,likuk:
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MessaggioOggetto: Re: Il Cacciatore dell'Oscurità   Lun Giu 11, 2012 11:55 pm

Magari non vana come speranza xD
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MessaggioOggetto: Re: Il Cacciatore dell'Oscurità   Oggi a 9:25 am

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