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 Il Cacciatore dell'Oscurità

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Paranoid
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MessaggioOggetto: Re: Il Cacciatore dell'Oscurità   Mar Giu 12, 2012 12:04 am

Intanto si spera (che mai troppo male fa) e si tenta.
Il dispiacere (qualora si presentasse spavaldo) va via con il tempo. O con l'alcol. :§hmth:
:§f,likuk:
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Dany the writer
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MessaggioOggetto: Re: Il Cacciatore dell'Oscurità   Mar Giu 12, 2012 12:24 am

Paranoid ha scritto:
O con l'alcol. :§hmth:
:§f,likuk:
Decisamente l'alcol! ^^
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MessaggioOggetto: Re: Il Cacciatore dell'Oscurità   Mer Giu 13, 2012 5:23 am

A breve comunque posto un nuovo pezzo, giusto il tempo di revisionarlo e correggerlo u.u
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MessaggioOggetto: Re: Il Cacciatore dell'Oscurità   Mer Giu 13, 2012 8:45 pm

La parte finale del capitolo!

Scivolando a sessantamila chilometri il secondo, il caccia era posizionato lungo un vettore che lo avrebbe portato all'ombra dell'ultimo pianeta, niente di più che sterile palla di roccia un tempo usata come colonia mineraria, prima di Eos Tiran.
A dispetto delle potenzialità stealth del velivolo, Xantares non voleva correre rischi.
Lassù, nel mar siderale, era quasi alla stregua di qualunque altro pilota: un missile poteva ucciderlo o sbalzarlo alla deriva, dove i suoi poteri non gli sarebbero serviti a niente.
Quasi perché, rispetto a tutti gli altri piloti, aveva subito particolari interventi volti a renderlo in grado di orientarsi e destreggiarsi nello spazio. Non era all'altezza di un Immortale o di un Mecham, però era su di un piano totalmente diverso rispetto ad un comune umano, e non solo per questi accrescimenti spaziali.
Da sotto la prua del caccia emersero due piccoli sbuffi di gas concentrato. Il movimento impresso dai jet spedì il caccia di alcuni gradi verso l'alto. Xan calibrò il vettore tramite i jet posti sotto la pancia dell'intercettore, assumendo una posa leggermente inclinata verso sinistra.
Accarezzò ad alta velocità il pozzo gravitazionale della colonia mineraria, vi passò pericolosamente vicino, quindi si distanziò di alcune migliaia di chilometri.
Attraverso una imbardata di quindici gradi, il caccia “virò” entrando su di una traiettoria curvilinea, diretta verso un campo di asteroidi, ultimo luogo coperto prima di Eos Tiran.

La console di bordo lampeggiò senza suono, richiamando l'attenzione del pilota. I rilevatori a lungo raggio, posti lungo l'intera prua, stavano ricevendo nuove informazioni.
Non erano buone nuove. Si stava verificando una frattura nel tessuto della realtà, primo ed ultimo sintomo dell'arrivo di un vascello dall'iperspazio.
Appoggiando lentamente il caccia lungo il bordo esterno di un cratere, sopra ad un grande asteroide, Xantares spense oltre la metà dei sistemi, lasciando attivi solo i rilevatori a lungo raggio e scudi. La fastidiosa sensazione di essere a mollo, dovuta alla rotazione dell'asteroide sul proprio asse, era stemprata dal sesto senso siderale, innestato chirurgicamente nel cervello del ventunenne sinrael.
A svariati milioni di chilometri dalla roccia sul quale si era posato il piccolo intercettore stealth, apparve una goccia, alta e larga centinaia di metri, dalla lucentezza metallica e dalla consistenza quasi liquida.
Una scheggia emerse dalla goccia, allontanandosi di diecimila metri nel giro di un secondo. La prua era avvolta da linee di energia dal confuso colore verde acqua, che frustavano l'immobilità gelata dello spazio con le loro violente fluttuazioni.
Smorzatori inerziali civili.
La scheggia rallentò improvvisamente, portandosi sotto i trentamila chilometri al secondo. Si trattava di una nave non varata da cantieri navali militari: il design era quello di un cassone rettangolare dai contorni ammorbiditi. Diverse sezioni ruotavano per dare una parvenza di gravità artificiale. Non superava i cento metri di lunghezza e i suoi reattori, una mezza dozzina, brillavano come il sole di quel sistema, incendiando lo spazio con la loro luce cianotica.
Un vascello privato, costruito in qualche misconosciuto cantiere navale. Stupiva il fatto che potesse prendere l'iperspazio.
Alle sue spalle, con un muto schiocco, il portale d'uscita dall'iperspazio si chiuse.

Tamburellando con le dita sul bordo della console, Xan attese tre minuti: il tempo necessario alla nuova arrivata per allinearsi, con l'ausilio dei jet di controllo manovrati da qualcuno che non aveva il sesto senso siderale, lungo un vettore d'ingresso atmosferico.
Diede un'occhiata alla console principale, che al momento mostrava la precaria posizione dell'asse orizzontale e verticale, rappresentati come due cerchi argentei in movimento attorno ad un singolo punto fermo. La tastiera a pulsanti sulla sinistra venne attraversata da un rapido passaggio delle sue dita; il focus dei rilevatori passò al setaccio l'intero vascello, il cui tag segnato come -NON IDENTIFICATO-, e la telecamera montata sulla prua gli fornì una visuale dell'oggetto.
Si muoveva per entrare nella velenosa atmosfera di Eos Tiran.
Sono convinti di essere al sicuro in questo sistema, se si muovono così allo scoperto. Sono emersi dall'iperspazio e non hanno perso tempo a guardarsi attorno. Credo che li seguirò.
Chi lo pilotava non immaginava nemmeno nei suoi sogni che vi era un vascello di classe Blade Runner appostato all'ombra del terzo pianeta di quel sistema. E, ovviamente, non poteva rilevare Xan, al sicuro dentro i suoi undici metri di Haylus Shadow Pattern.
Dando lentamente energia ai tre reattori del caccia, montati in ordine piramide, il sinrael si spinse in avanti. Il ticchettio incessante di una microscopica moltitudine di frammenti rocciosi era l'unico suono udibile dentro l'abitacolo.
Dopo un attimo fu al bordo dell'asteroide, e mosse la cloche in modo da piegarsi verso il basso, sfruttando poi l'ausilio dei jet di controllo superiori. Il caccia scivolò oltre lo strapiombo grigio, malamente illuminato dai raggi di un sole lontano.
Una serie di frammenti fluttuava lungo la rotta appena intrapresa; pezzi di roccia grandi come tavoli, potenzialmente in grado di danneggiare il caccia. Xantares aggrottò la fronte, conscio dell'improvviso pericolo, e lasciò che il sesto senso siderale si rivelasse in tutta la sua efficacia.
Attorno ai frammenti di roccia apparvero degli immaginari aloni di energia, lesti a staccarsi e a proseguire lungo percorsi ipotetici, formulati attraverso istantanei calcoli delle probabilità. Il sesto senso non era preciso come l'occhio spaziale, ma offriva un margine di errore molto limitato, che i riflessi del sinrael contribuivano a limitare.
Quanti avevano visto in azione i super soldati del progetto Sinrael Generazione III erano soliti affermare che erano in grado, senza difficoltà, di schivare pallottole, distruggere muri ed uccidere un uomo con un solo dito.
Alcune voci erano esagerate dal passaggio di bocca in bocca, oppure dalla propaganda militare, ma la maggior parte erano vere.

Avvitando ad un secondo dalla collisione con i frammenti di roccia, Xantares passò oltre quello sbarramento. Il suo sesto senso tornò a rilassarsi, attivo solo nella funzione di “radar direzionale”, utile a dare un reale senso dell'orientamento, a dispetto delle grandi distanze e della profondità dello spazio.
Lo spazio era un livellatore di differenze sociali, quasi al pari della morte: nelle sue immense distese non contava niente se eri un nobile o un pilota della domenica, ciò che contava era la tua abilità e i tuoi riflessi.
Certo, droghe come il phulgori, innesti bio-artificiali, organi pensati appositamente per i piloti e magie potevano aiutarti, ma da sole non facevano nulla.
Nozioni come in alto, in basso, a sinistra, a destra, indietro e avanti erano molto più nebulose in un campo dove, per forza di cose, le distanze erano immense e le dimensioni da tenere in conto superiori alle tre. Un movimento errato e potevi trovarti a girare come una trottola.
Il sinrael rise al pensiero di una frase detta da Elena, una sua sfortunata amica: Sai, ho imparato una cosa dalla lezione di volo di oggi: se inizi a girare, puoi anche cominciare a pregare!
Elena era sempre stata una pilota migliore di lui. Ad unirli c'era più del legame di fratellanza dei sinrael: c'era la complicità di due amici.
Purtroppo per lei, Elena non aveva passato il test finale: dopo mille prove, e quattro anni di durissimo addestramento a livello psichico, magico e mentale, il processo di potenziamento era andato male e non era riuscita a reggere l'immenso peso del sangue angelico.
Era sopravvissuta, degno esempio della sua forza d'animo, ma ad un prezzo altissimo: storpiata a vita, era stata “licenziata” dal programma Sinrael Generazione III e portata chissà dove. Ufficialmente il suo stato figurava come “Ferita in Azione”.
Non era morta, ma la vita che faceva non era quella di un soldato, quella per la quale si era addestrata con gli altri ottantasette ragazzi e ragazze del progetto. Erano stati convinti a credere di essere alla stregua di divinità invincibili, ma l'amara verità era emersa il giorno dopo l'operazione che gli aveva elevati da umani di razza jarichans a sinrael.
Non erano invincibili. Aveva scoperto con orrore come più della metà di loro fosse stata semplicemente spazzata via. Morta oppure storpiata a vita, distrutta nel fisico e nella mente.
Se chiudeva gli occhi, poteva ancora vedere Van, Shaila e Amon chiusi nei tubi di bio-sospensione, immersi in un gel anestetizzante, con le ossa contorte e spezzate dall'immensa potenza che era stata loro regalata.
Vittime accettabili sull'altare della patria, le aveva definite Najira, e con il tempo Xan aveva imparato ad accettare come vere quelle parole: erano i difensori di Solaria e tutte le sue colonie, non potevano combattere il nemico se ridotti a storpi o amebe incapaci di alzare un solo, contorto, dito.

Scosse il capo, allontanando da sé quei pensieri.
Il vascello civile si muoveva verso Eos Tiran ad una velocità di crociera pari a trentamila chilometri al secondo.
Raggiungerlo, superarlo ed abbatterlo con uno dei quattro missili “Oblios”, innestati sotto le corti ali del caccia, sarebbe stata una bazzecola.
Ma non era lì per fare il corsaro.
Intendeva seguire quel cassone dell'immondizia formato spaziale e sfruttare la sua scia per entrare nell'atmosfera del paese. Dopo lo avrebbe seguito: il profilo non combaciava con quello della nave privata partita senza dare i dovuti avvisi alla Homeland Guard, ma forse lo avrebbe condotto da lei.
Si trattava di essere fortunati e lui, in quanto a fortuna, non era messo male. Forse non trovava portafogli sul marciapiede, ma aveva una invidiabile buona stella.
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MessaggioOggetto: Re: Il Cacciatore dell'Oscurità   Lun Lug 16, 2012 8:31 pm

Eccomi di ritorno dopo una lunga assenza dovuta a problemi tecnici! Presto torno ad aggiornare la storia, ho delle modifiche e delle news da inserire...chi è ancora interessato?
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MessaggioOggetto: Re: Il Cacciatore dell'Oscurità   Gio Lug 19, 2012 5:37 pm

Ecco il nuovo primo capitolo, che s'inserisce subito dopo il prologo! Questa è la prima parte :)


CAPITOLO PRIMO
Gli inizi della tempesta


Il popolo di Solaria
Lontano dalla sua antica casa
Combatte per sopravvivere...

Ore 5.05, giorno 12 del mese di Av Solar, anno della Confederazione 16.623 (calendario dall'anno 0 della fondazione)
Diario dell'Esarkas Najira Avari

Alle ore 0.03, in data odierna (12/8/16.623), un'avanguardia delle Schiere Oscure è stata rilevata ai margini del sistema stellare di Tartanis. Cinque Schegge Blu, segnalate in tutte le basi del sistema, che dopo pochi secondi hanno effettuato l'ingresso nell'Underworld sparendo dagli schermi. Sono state nello spazio alleato il tempo necessario a sparare una pioggia di seppie-spia, molte delle quali sono sfuggite al tiro dell'artiglieria contraerea.

Tale azione rientra nel modus operandi tipico delle Schiere Oscure: dobbiamo dare per certo che ora conoscano la posizione di 40 (quaranta) nostri insediamenti, sia dentro che fuori questa dimensione. Tartanis è una posizione chiave del Secondo Anello Esterno, il Comando di Flotta non può permettersi di perdere i mondi forgia di Taris, Verdran, Yaer, Garil ed Enech, così come il resto della griglia difensiva del sistema e dei mondi metropolis.

A partire dalle ore 2.00 tutte le autorità statali, civili e militari devono obbligatoriamente fare riferimento alla Watchtower Guard come corona della loro scala gerarchia. Il braccio armato dell'Inquisizione ha assunto, in pieno rispetto delle leggi della Confederazione, il comando di tutte le operazioni, congiunto agli alti ufficiali della flotta.
Siamo in stato di massima allerta: richieste di rinforzi (livello d'allarme stimato in BLU/massimo pericolo) sono state diramate in tutti i sistemi stellari vicini.
Vorrei non doverci credere, ma ancora una volta i demoni ci hanno trovato. Tartanis è fondamentale per mantenere il fronte stabile, non possiamo permetterci il lusso di perderlo. Mi sento sollevata nel sapere che X10 è presente.
Non sono riuscita a chiamare a raccolta gli altri sinrael, dovrà cavarsela da solo, ma confido nelle sue capacità.
Prego gli dei che lui e la Flotta riescano ad allontanare la tempesta.

-Fine della registrazione.


CSS Nembo Oscuro
Alloggi del capitano di vascello
Ponte superiore.


Il capitano di vascello Sarah Elliin aveva la sgradevole sensazione che l'allarme diramato fosse la prima avvisaglia di un terribile pericolo.
Anche se lo nascondeva dietro una facciata di stoica fedeltà e rigida disciplina marziale, la comandante della Nembo Oscuro era svilita e demoralizzata. Da tremilaseicento anni non facevano altro che subire una catastrofica sconfitta dopo l'altra.
Le poche vittorie, sempre conseguite con spaventosi costi in termini di vite e materiali, venivano propagandate fino alla nausea in tutti i mondi per risollevare lo spirito di una nazione e di un popolo atterrito ed esausto.
La verità era che la flotta si era ridotta ad essere un bersaglio quasi inerme: vascelli grandi svariati chilometri erano giocattoli in balia dei vascelli demoniaci. Sacchi da boxe che subivano devastanti colpi partiti da armi incommensurabilmente superiori alle loro. Combattevano per ogni millimetro di spazio con foga e grande valore, ma non sembrava cambiare nulla. Le Schiere Oscure erano sempre un passo avanti a loro: più numerose, più forti e mai stanche.
Si portò alle labbra il piccolo bicchiere colmo fino all'orlo di scotch di bassa marca e ne bevve due dita. Il liquido rosato le scese lungo la gola, gustoso come olio per motori, e le infuse una scarica di quello che dai soldati veniva apostrofato “coraggio liquido”.
Il bicchiere tornò sul tavolo di legno. Il capitano di vascello lo posò con scarsa destrezza, facendo cadere alcune gocce di scotch sulla superficie in mogano clonato. Guardò le gocce che si allargavano a formare delle piccole circonferenze.
Che spreco...
Alzò lo sguardo sullo schermo ultrasottile del computer alla sua sinistra: sullo schermo era mostrato in diretta lo schieramento che la flotta stava assumendo, le riprese di un migliaio di telecamere erano concentrate in una sola videata che permetteva di avere una visuale chiara della proposta mossa dall'ammiraglio e comandante Taranis Artaris.
Costringere la flotta delle Schiere Oscure tra la cintura di asteroidi Quarzach, colma di batterie di cannoni e missili a lungo raggio, e la gravità dei due giganti gassosi Gemini Illiri. Si trovavano direttamente all'ingresso del sistema, un passaggio costretto per voleva entrare in Tartanis.
Se le navi dei demoni l'avessero saltato, apparendogli alle spalle, si sarebbero trovate inchiodate da un nastro di blocchi magici e segni depotenzianti alimentati dall'energia della stella rossa Deska 29.
Era una trappola annunciata, a doppio taglio. Le Schiere Oscure probabilmente erano già al corrente dei fatti e non avrebbero evitato di affrontarla a viso aperto, certe della loro superiorità militare e tecnica.
Se i demoni non potevano saltarla, gli umani non potevano usarla per ritirarsi. Come aveva detto Taranis: “Vinceremo -o moriremo- qui.”.
Sarah osservò lo schieramento a griglia che la flotta stava assumendo: c'erano una decina di corazzate ed una squadra completa di massicci incrociatori, tre grandi ammiraglie di flotta locale, un pugno di portaerei-interdictor, tre pesanti dreadghnout ed un nugolo di navi intermedie, più uno stuolo di vascelli civili adibiti a riparazioni sul campo.
In totale erano settantasei vascelli militari e centonove civili. Una flotta che non si poteva definire scarna ma nemmeno così robusta da permettersi l'arroganza di credersi invincibile. Erano schierati in uno spazio ristretto, con un corridoio tra nave e nave molto piccolo.
Benché non le dispiacesse un simile dispiegamento di forze, Sarah si chiedeva il perché di quella formazione a griglia serrata. Molte di quelle navi misuravano svariati chilometri sia in lunghezza che in larghezza, per manovrare necessitavano di ampi spazi, che lì non erano garantiti. Era come se la strategia di Taranis non contemplasse uno scontro navale ma qualcosa di meno raffinato.
La libertà di manovra sarebbe stata molto sacrificata, nessuno aveva obbiettato quel punto del piano di Taranis? La Nembo Oscuro aveva una posizione sopraelevata rispetto alle portaerei, il suo compito non era quello di ingaggiare direttamente i vascelli nemici bensì proteggere le carrier e fornire fuoco di saturazione laddove servisse. In sostanza era stata relegata al ruolo di una corvetta o di una scorta, ma la cosa non urtava la sensibilità professionale del capitano Elliin.
Mise da parte quei pensieri affogandogli con un secondo sorso dal bicchiere: l'ammiraglio e comandante Taranis era un veterano indurito da trecento anni di continue battaglie con le Schiere Oscure, sicuramente aveva le sue ragioni per ordinare una simile disposizione. Ragioni che Sarah, personalmente, non voleva indagare. Aveva messo a disposizione la sua nave e tutti i suoi effettivi, avrebbe combattuto per la vittoria e se fosse stato necessario avrebbe sacrificato la sua stessa vita.
Erano stati troppi i mondi che aveva visto polverizzati o bombardati fino a diventare palle di cenere e carbone. Ne aveva abbastanza, voleva che quella sorte non toccasse il sistema di Tartanis. Avevano basi di fondamentale importanza, che non potevano essere sacrificate con l'ennesima ritirata.
Rigirando lo scotch nel bicchiere, Sarah mormorò: «Vinceremo o moriremo...qui...».
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MessaggioOggetto: Re: Il Cacciatore dell'Oscurità   Ven Lug 20, 2012 8:08 am



«Capitano», la voce del tenente di vascello Ellarel, proveniente dall'interfono, destò Sarah dal cullante torpore dell'alcool. «Sul canale a priorità Blu sta arrivando una trasmissione, è rivolta ad ogni vascello, richiede l'ascolto di tutti gli alti ufficiali.».
Sarah si raddrizzò sulla sedia, sbattendo le palpebre degli occhi per liberarle dalle tediose ombre del sonno. Su quello destro, una protesi bionica trapiantatele per supplire alla perdita dell'originale in uno scontro, scorsero nastri di dati compresa l'ora: aveva dormito cinque ore.
Con un colpo della mano destra, l'unica rimastele, attivò lo schermo del personal computer. L'ologramma si assemblò in modo da riprodurre l'arcigna ed altera figura dell'ammiraglio e comandante Taranis, in diretta dalla vetusta CSS Astrid.
«Signore e signori ufficiali, ascoltate con attenzione le mie parole: le ultime rilevazioni parlano chiaro. Una flotta di settecento vascelli ostili, divisa in due tronconi, è apparsa ai margini del sistema. In principio sembravano voler muovere direttamente contro di noi, ma all'ultimo hanno deciso di dividere le loro forze.»
Sullo schermo apparve una visuale che mostrava l'imponente flotta demoniaca ammassata ai margini del sistema di Tartanis. Sarah strabuzzò gli occhi, incredula: aveva sentito bene? Settecento vascelli? La loro flotta avrebbe trovato difficile l'ingaggio di una squadra di metà inferiore alla loro in termini di numeri e dimensioni, una forza sette volte tanto era impossibile da combattere! Non aveva alcun senso, erano morti che camminavano. Perché Taranis non aveva ordinato la ritirata generale da Tartanis?
«Set...settecento...»
Afferrò il bicchiere dello scotch, per metà ancora pieno, e lo svuotò in un sorso. Prima che l'ammiraglio e comandante potesse riprendere a parlare, Sarah aprì la bottiglia e si versò altre quattro dita di alcool, che mandò già come fossero acqua.
Settecento vascelli...contro settantasei...
Taranis aggrottò la fronte, gli occhi castani sembrarono mandare lampi di collera: «So che molti di voi in questo momento stanno tremando oppure bevendo come dei dannati. Sappiate che non esiste ritirata! Non c'è possibilità di fuga!»
Sul viso segnato dalle battaglie e dai molti lutti subiti s'accese un'espressione di convinta speranza: «Il sommo Teoarchos di Areth ha trasmesso poche parole a tutte le unità schierate su tutti i fronti. Poche parole che dovete scolpirvi in mente: NON UN PASSO INDIETRO.»
Lasciò che la frase ad effetto si piantasse come una freccia nei cuori degli ufficiali in ascolto, poi riprese: «Oggi il nemico è alle porte. Manteniamo la posizione, non c'è bisogno di lanciarci alla carica di quei bastardi. Sono sempre più veloci ed abili di noi, potrebbero tagliarci come una torta senza darci il tempo di reagire.
Abbiamo diverse segnalazioni circa portali e squarci nel tessuto della realtà sui mondi di Taris, Enech e Garil: non dovete preoccuparvi di questo fatto, il Grand Army saprà gestire il problema. La Watchtower ha messo a nostra disposizione uno dei suoi sinrael e tutte le unità nel settore.
Le sonde stanno raccogliendo dati in tempo reale; vi terremo informati in caso di novità, ma sappiate questo: metà di quei vascelli si stanno dirigendo lentamente verso di noi. Trecentocinquanta navi, ognuna in grado di vetrificare un pianeta in sei ore, stanno puntando le loro prue verso il nostro schieramento. Non possiamo permettere che ci superino: preparatevi alla battaglia. Passo e chiudo.».
Lo schermo si oscurò per un secondo, poi fu invaso dalla solita marea di dati telemetrici, ambientali e strutturali. Sarah si lasciò cadere sulla sedia, il gomito appoggiato sul bracciolo a fare da sostegno alla testa, gli occhi perduti a fissare il vuoto del suo alloggio.
«Tenente Ellarel», la voce di Sarah era ridotta ad un sussurro spezzato dal terrore, «a che punto siamo con i rifornimenti e lo stato di carica delle armi?»
«Signore», replicò il tenente, «siamo pronti a colpire quei bastardi infernali quando vuole. Mi sono preso la libertà di mettere in allerta tutte le squadre di cloni e truppe d'assalto a bordo della nave; hanno già predisposto posizioni difensive in caso di abbordaggio e preparato le scialuppe. I caccia sono nei tubi di lancio, i raptor attendono il via libera, tutte le testate nucleari sono inserite nelle batterie, aspettano solo il suo ordine.».
«Ottimo modus operandi, tenente. Può raggiungermi nel mio ufficio il prima possibile? Lasci il comando al tenente in seconda Cenbirst.».
«Aye, capitano. Sarò da voi in cinque minuti.».

La porta dell'ufficio si aprì con un sibilo meccanico e la semplice figura del tenente Ellarel fece il suo ingresso. Appena dopo aver mosso due passi nel sancta sanctorum del capitano, il subordinato fece il saluto e si mise sull'attenti.
«A rapporto come richiesto, signore!»
Ellarel era un giovane capace e dalla discreta leadership, la voce di un capitano la cui figura metteva inquietudine per il gran numero di mutilazioni e ferite riportate nel corso degli anni. I suoi occhi verdi erano accesi dalla scintilla della fanatica fedeltà di chi è giovane e si sente immortale.
«Apprezzo la sua celerità...vuole un drink?»
«Onestamente...sì, signore», la patina di sicura disciplina si disintegrò in un secondo, «non vorrei risultare inopportuno ma ho i polmoni in gola.».
«So cosa si prova», disse Sarah mentre a fatica riempiva un secondo bicchiere per poi fare cenno al subordinato di sedersi senza fare complimenti. Ellarel mandò giù un sorso di scotch e mormorò un soffocato “buono”.
«L'ordine che ora le assegnerò non deve essere messo in discussione ne uscire da questo colloquio privato, intesi?»
«Aye. Sarò una lapide cerimoniale.»
«Appropriato...mi ascolti bene; nel caso lo scontro vada storto, voglio che spari tutte le testate nucleari contro la loro flotta e sovraccarichi i reattori di questo vascello. A quel punto faccia evacuare l'equipaggio e spedisca questo vascello all'inferno assieme al maggior numero di demoni possibile.».
«Sarà fatto, signore», il tenente deglutì nervosamente, «ma mi sorge spontaneo chiederle perché dovrei essere io e non lei ad impartire questo ordine.».
«Per una semplice ragione, ragazzo», Sarah soppesò bene le parole prima di pronunciarle, «In virtù dell'autorità militare concessami dalla Confederazione di Solaria, in grazia degli dei e volontà del nostro popolo, io la promuovo a parigrado in seconda.».
Alzandosi, Sarah tese la mano destra verso l'ufficiale.
«Complimenti, capitano Ellarel Meda.»
Il giovane gonfiò il petto con orgoglio e rispose alla stretta. Quando toccò il palmo della mano del capitano di prima classe, lo scoprì sudato e tremante. Sarah aveva paura?
«Signore, io la ringrazio per questa promozione, ma...», prima che potesse finire, Sarah si tolse le due bande da capitano dall'uniforme e le porse al giovane, che si ritrovò tra le mani il simbolo dell'autorità suprema su quel vascello.
«Nessun ma, capitano. Indosserà quei segni nel momento esatto in cui varcherà la soglia di questo ufficio. Mi dispiace assegnarle il comando di una nave prossima alla morte, ma è il miglior regalo di commiato che io possa fare. Spero che la sua carriera sia migliore della mia.».
«Io non...»
«Gli empyriani o tornano vincitori o non tornano, capitano. Può andare, adesso. Non apra più questa porta.».
Con suo sommo orrore, Ellarel comprese l'intenzione di Sarah. La tensione che ogni essere umano provava in prossimità di una flotta demoniaca aveva disarticolato i nervi un tempo d'acciaio della donna, privandola del coraggio di lottare. Immediatamente si chiese quanti, in tutto quello schieramento, stessero prendendo in ipotesi il suicidio.
Non c'era niente da fare per soggetti in tale stato. Se il male ti colpiva era finita, non eri più in grado di comandare e guidare un vascello. Sarah doveva averlo capito negli ultimi secondi di lucidità, quando aveva udito le parole di Taranis, e aveva deciso di prendere provvedimenti in merito. Una decisione drastica volta ad evitare al suo vascello una fine ingloriosa.
Lei non sarebbe rimasta a guardare lo sfacelo della Nembo Oscuro, l'avrebbe fatta perire in gloria, con una disperata ed ultima fiammata di luce termonucleare.
Ellarel scattò sull'attenti, si portò la mano destra alla fronte e fece un esemplare saluto all'ex ufficiale in comando del vascello, a colei che aveva appena ceduto il testimone nell'interminabile guerra contro le Schiere Oscure. Sarah rispose al saluto con altrettanta perizia, poi fece cenno ad Ellarel di andarsene e questi, annuendo impercettibilmente, volse le spalle alla comandante. Prima che potesse guadagnare la porta, però, Sarah lo bloccò.
«Capitano!»
Ellarel si voltò di scatto, sperando in una conversione istantanea della ex-superiore, ma nei suoi occhi balenò prima la delusione e poi una commossa tristezza.
Sarah aveva tolto la bandiera del vascello e quella di Solaria dai picchetti e gliele stava porgendo. Le stringeva con la mano destra, quella che non aveva perso in combattimento, quasi fossero l'ultimo legame con la vita, l'ultimo filo da tranciare.
«Non devono MAI cadere nelle mani del nemico. Faccia in modo che la memoria della Nembo Oscuro sopravviva a me.».
«Sarà fatto.».
«Addio e buona fortuna, capitano Ellarel.»
«Ci vediamo dall'altra parte, capitano Elliin.».
La porta automatica si chiuse alle spalle dl giovane neo promosso capitano di vascello. Non volle girarsi per vedere un muro di metallo grigio e bianco. Avrebbe desiderato perdere l'udito in quel momento per non sentire l'inevitabile suono, ma era un desiderio che nessuna divinità avrebbe accolto.
Lo sparo risuonò secco, come un colpo di martello.
Ellarel si guardò la punta delle scarpe: adesso era il capitano della Nembo Oscuro, il condottiero della sua ultima gloriosa carica.


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Dany the writer
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MessaggioOggetto: Re: Il Cacciatore dell'Oscurità   Sab Lug 21, 2012 8:39 pm

Ma il thread interessa ancora a qualcuno?
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MessaggioOggetto: Re: Il Cacciatore dell'Oscurità   Oggi a 9:30 am

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Il Cacciatore dell'Oscurità
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