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 Fax da Sarajevo

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AutoreMessaggio
Talaban
Guardiano di Zendra
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Età : 31
Località : Muggiò,Genova,Cuneo, Pasturo
Messaggi : 6935

MessaggioTitolo: Fax da Sarajevo   Mer Mar 27, 2013 1:01 pm


Ervin, amico di Joe, era in Bosnia all'inizio degli anni novanta e proprio all'inizio del conflitto si ritrovò, con la famiglia, intrappolato in un paese martoriato dall'odio e dalla guerra. La sua situazione durò dal 1992 fino al 1994, quando finalmente riuscì a fuggire dal paese: durante tutto quel periodo, mentre la sua città, Sarajevo, veniva inesorabilmente distrutta dalle bombe, l'unico modo che Ervin aveva di contattare l'esterno era tramite un fax. Con questo semplice strumento si metteva periodicamente in contatto con Kubert, che, una volta in salvo l'amico, decise di raccontare l'orrore della guerra utilizzando proprio quei fax e il racconto diretto dell'amico.



Questo libro è dedicato a un uomo che non ho mai incontrato.
Tutto quello che so di lui si riassume in quattro album di fotografie che aveva scattato a Sarajevo, nel marzo 1995. Mi erano state spedite da Ervin come documentazione affinché le mie immagini di Sarajevo, dilaniata dalla guerra, potessero risultare ancora più credibili.
Ogni album conteneva una trentina di foto, o poche di più. Rappresentavano degli edifici con le facciate butterate dai tiri di mortaio. Strade disseminate di detriti sulle quali i cittadini di Sarajevo camminavano con prudenza, scansando le carcasse di automobili carbonizzate e i buchi delle granate. Persone che facevano la coda in brevi file davanti a negozi le cui vetrine rotte erano state riparate con l'aiuto di nastro adesivo o rimpiazzate da cartoni e pannelli di compensato. Un edificio le cui insegne, alle quali mancavano alcune lettere, penzolavano sulle pietre annerite, testimonianza silenziosa della distruzione cieca che vi si era abbattuta. In una delle immagini che mostrava la facciata di un negozio la cui vetrina era rimasta intatta, si rifletteva la figura di un uomo che impugna una macchina fotografica. La porta quasi all'altezza del petto e non guarda attraverso il mirino. Forse non vuole attirare l'attenzione sul fatto che sta fotografando. Forse cerca di ingannare i cecchini, che non rallentano mai la vigilanza, se lo notassero, punterebbero subito le loro armi su questa facile preda.
Ervin aveva scritto qualche commento su alcune fotografie. "Banca Centrale" e una freccia puntata sull'edificio. "Corso Maresciallo Tito" sulla strada davanti al palazzo. "Posta Centrale", una veduta laterale e una doppia fotografia della facciata del palazzo che mostra, a mo' di finestre, buchi neri di granate, orbite vuote che sembrano fissarci con il loro sguardo cieco. Tuttavia, le sculture di quattro aquile di pietra che troneggiano sul portone d'ingresso, con le ali spiegate, pronte al volo, non sono state toccate, né dalle pallottole, né dalle bombe.
L'ultima foto, in uno dei quattro album, mostra un giovane ignaro di essere fotografato. Morde un panino già cominciato e guarda l'obiettivo, di sbieco, come lo sorprendessimo nel pieno di un pasto mangiato in fretta. Sotto il gomito destro, si vede una immagine di Jim Carey nei panni dell'Enigmista, l'enorme bocca spalancata a formare un sorriso folle, i capelli arancioni, gli occhi leggermente ripassati da un trucco verde.
Sotto la foto c'è scritto:

Joe, questo è il mio amico Karim Zaimovic, un giovane giornalista di Sarajevo, e grande fan di fumetti, che ha scattato tutte queste fotografie per te!
— Ervin, 21 maggio 1995

Karim Zaimovic lavorava a Sarajevo per un giornale locale (DANI), Ervin gli aveva promesso un lavoro nel suo studio, che adesso opera in Slovenia. Per il giovane avrebbe significato lavorare in un settore che gli piaceva davvero, con un editore di fumetti, costruirsi un futuro nel quale tutti i suoi sogni si sarebbero materializzati.
Karim Zaimovic è morto nelle strade di Sarajevo nell'agosto 1995, per una ferita alla testa provocata da una granata.
Aveva appena compiuto 24 anni.


Nel 1945 abbiamo detto al mondo intero 'mai più'. Nel 1992 abbiamo dimenticato la nostra promessa. Il 1992 è stato l'anno in cui scoppiò la guerra a Sarajevo, in Bosnia. L'anno in cui il genocidio ha rivisitato il nostro pianeta. L'anno in cui Ervin Rustemagic e la sua famiglia si sono trovati intrappolati in una città sotto assedio... Ervin, agente artistico e uomo d'affari internazionale, era cresciuto a Sarajevo e per più di dieci anni aveva condotto il proprio lavoro da lì. Quando le granate e i colpi di cannone facevano a pezzi la città, il solo mezzo di comunicazione di Ervin con il mondo esterno era il suo fax, attraverso cui cominciò a spedire messaggi uno dopo l'altro. Messaggi faxati e rifaxati fra i molti clienti e amici di Ervin. Per Joe Kubert cliente e amico, questi fax erano una storia che si svelava, una storia di orrore, sdegno, crudeltà e barbarie. Facendo quello che ha fatto per anni, Joe ha messo la storia su carta. Il risultato è forse il culmine artistico di uno dei più grandi maestri del fumetto viventi. Malgrado tutto, una storia di speranza e di promessa. E una storia di guerra, una vera guerra, raccontata dal punto di vista di una vittima innocente. E' la storia di un sopravvissuto.



Parlare anche oggi di Fax da Sarajevo non è facile, non è facile perchè racconta di fatti e avvenimenti crudeli, fatti che, per chi come me è nato verso il 1986, quando venivano trasmessi in televisione non capivamo...e fatti che successivamente non abbiamo quasi mai affrontato sui libri di storia, quando a scuola nella migliore delle ipotesi si arrivava al Vietnam..Quindi in un certo senso sono fatti a noi sconosciuti, e che ci vengono raccontati con un mezzo inusuale, quale quello del fumetto..
Ma è qua che Kubert conferma il suo talento: nonostante infatti realizzi l'opera a cavallo dei 70anni ( nasce infatti nel 1926 ) il suo tratto così particolare e unico è ancora perfetto ed era l'unico ai tempi che poteva realizzare una simile storia. Unico perchè Kubert ha sempre disegnato eroi e super eroi ma con uno stile che li rendeva profondamente umani, ben lontani dai canoni classici di quel periodo.
E' infatti lui a regalarci la saga Fiume di Sangue del Punitore, ambientanto anche lui nell'europa dell'est ma che già trattava temi che vedremo in seguito in Fax da Sarajevo; ed è sempre lui a consegnarci quel capolavoro che è IL CAVALIERE SOLITARIO, albo gigante di Tex che gli porterà via 7 anni di lavoro per realizzarlo.
Ma appunto i suoi personaggi sono sempre umani, ed è per questo che solo lui poteva realizzare tale opera, che senza dubbio si può considerare la madre di figli moderni come Persepolis e Valzer con Bashir, che ricordiamo, non è la storia di un eroe, ma di un sopravvisuto...



When we’re walking down the road, With our tattooed arms and rings in our ears, They’re just afraid of the unknown,They try to blame us for their fears.


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Vect se vede uno spettrocustode schizza peggio della borsa dopo aver saputo delle dimissioni di Berlusconi..
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Fax da Sarajevo
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