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 Temeraire e la Guerra dei Draghi

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AutoreMessaggio
Childeberto
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MessaggioTitolo: Temeraire e la Guerra dei Draghi   Sab Apr 05, 2008 3:32 pm

Naomi Novik , Temeraire e la Guerra dei Draghi (Black Powder War, 2006) - FANTASY - Fanucci - Immaginario fantasy - 2008

Le armate napoleoniche travolgono confini ed eserciti, riscrivono l’assetto politico del Vecchio Continente con la forza dei moschetti e il genio strategico del loro implacabile condottiero.
Il XIX secolo si apre tra il ruggito dei cannoni e i trionfi dell’Imperatore corso. Soltanto l’Inghilterra, precariamente arroccata oltre la Manica, sembra resistere all’avanzata del nuovo ordine.
Ma Bonaparte non può accettare battute d’arresto nel suo piano di conquista.
Ecco perché le migliori armi della Francia sono pronte a sfidare la Corona.
Armi in grado di volare, trasportare ordigni e oscurare il sole con la loro mole titanica.

La saga di Temeraine prende avvio in questa turbolenta situazione internazionale, storicamente ineccepibile tranne che per un singolo, maestoso particolare: le fazioni schierate in campo combattono con fanterie, flotte e soprattutto draghi, creature sopravvissute alle foschie del mito per popolare la terra con molteplici razze, combattendo a fianco dell’uomo in scontri di terrificante potere distruttivo.

L’immaginario fantasy è un delicato e prezioso tessuto che reca, nella trama squisitamente intrecciata, il filo dorato e brillante dei grandi mostri sputafuoco. Presentati in mille modi differenti, da belve appena senzienti, avide di tesori, a esseri dall’intelletto superiore, legati ai loro cavalieri umani da vincoli spirituali e indissolubili, sono spesso elementi essenziali della narrazione. Corazzati e spaventosi destrieri per arditi cavalieri, solcano i cieli di Alagaesia, della Terra di Mezzo e del Mondo Emerso, le immense ali stagliate su villaggi e città intimorite dal loro passaggio.

Fin qui nulla d’insolito, se non che Naomi Novik ha saputo intelligentemente ribaltare le situazioni ordinarie, portando la fantasia nel solco fangoso e truce della storia, dandole una patina di verosimiglianza a tratti ironica, ma sempre coerente con le vicende narrate.
I poderosi bestioni assumono gli originali connotati di vere e proprie fortezze volanti ante litteram, con tanto di equipaggio umano specializzato nello sganciare bombe e difendere i punti deboli dell’animale. Ciò che resta invariato rispetto ad altre opere — e che offre spunti per vivacizzare la trama — è l’intelligenza acuta e sensibile dei draghi, capaci di parlare e interagire argutamente con i compagni bipedi.

William Lawrence, prode capitano della Marina di Sua Maestà, dopo aver catturato un vascello nemico entra in possesso di un preziosissimo uovo di Celestiale, razza cinese di draghi tanto rari quanto sapienti. Superando l’iniziale riluttanza, cede al senso del dovere e assiste alla schiusa del guscio. Da questo episodio, Laurence e Temeraire saranno inseparabili, affronteranno battaglie aeree e insidie internazionali, sempre sorretti dall’affetto reciproco, da sentimenti di fratellanza che travalicano le ovvie e profonde differenze.

Nei primi due volumi del ciclo assistiamo al tormento del capitano, prelevato di peso dall’onorevole mondo marinaresco e gettato a capofitto nel calderone caotico e semianarchico dell’Armata Aerea Britannica, un corpo mal tollerato dall’aristocrazia militare e composto di elementi ai margini della società. Ma la devozione del drago, il rispetto e il sostegno dei compagni, porteranno Laurence alla conclusione che quella è l’unica vita che possa desiderare.

Nella Guerra dei Draghi, l’equipaggio inglese è reduce dagli intrighi celati nello sfarzo della Corte cinese, luogo di immenso splendore e pericoli sottili e striscianti. Temeraire sa ora di avere sangue principesco, tuttavia ha in Lien, Celestiale albina, una nuova e temibile avversaria, ben decisa a rovinarlo.
Se Laurence affronta un travagliato percorso interiore per giungere a nuovi equilibri, umani e professionali, il suo drago non è da meno. Messo di fronte all’opulenza cinese, all’esistenza che la sua razza conduce in quella terra lontana, inizia ad avere nuovi, brucianti desideri.

E’ ulteriore innovazione della Novik quella di un drago avido di sapere, amante della lettura, sia essa rappresentata da aridi testi matematici che da poesie e racconti. Lo studio della lingua draconica, l’esigenza di comporre un chiaro background culturale che accomuni il popolo dei grandi rettili volanti, così come la volontà di stabilire regole per la vita quotidiana, fanno di Temeraire un rivoluzionario, una sorta di sindacalista intellettuale.
E’ così che sentiamo la ciclopica creatura rivendicare uno stipendio per i draghi, alloggiamenti confortevoli, una maggiore considerazione in seno alla società ottocentesca, zavorrata da pesanti pregiudizi e da un’ipocrisia acida e gretta.

Nell’ultimo episodio della saga, gli Inglesi affrontano un estenuante viaggio dall’Oriente a Istanbul, dove, all’ombra di moschee e minareti, il potente Sultano si è impegnato a consegnare tre uova agli alleati albionici. Le trame di Palazzo accolgono gli intrepidi aviatori: il prezioso carico è ben nascosto e nessuno ha intenzione di separarsene. Non resta che introdursi nel sorvegliatissimo harem e rubare le uova, dopodiché il viaggio riprende, con la diabolica Lien sempre all’inseguimento.

Deserti infuocati, montagne brulle e gelide, predoni spietati e persino uno stormo di scanzonati e pasticcioni draghetti selvatici renderanno l’odissea di Laurence e dei suoi uomini appassionante e mai scontata.
Raggiunto il territorio prussiano, gli Inglesi restano intrappolati nelle strette maglie della storia.

Arruolati forzatamente nei ranghi dell’impero tedesco, si trovano costretti a partecipare all’offensiva contro la Grand Armée. L’iniziale ottimismo degli attaccanti diventa ben presto consapevolezza di sconfitta drammatica: Lien è ora ufficiale di Francia. L’acume tattico del Celestiale consente agli aviatori napoleonici di surclassare gli avversari e le città cadono presto come birilli, decretando la rovina della Prussia e forse dell’intera Europa.

Una reale cooperazione tra condottieri e draghi, priva degli orpelli classisti in uso presso gli altri eserciti, permettono all’Empereur di sbaragliare ogni resistenza.
Lo stesso Temeraire è costretto a fuggire, non dopo aver messo in salvo la guarnigione di Danzica, costantemente tallonato dalla grande nemica Lien.
Le battaglie possono essere perdute, ma è evidente che la saga non si chiude con questo capitolo.

La felice commistione tra fantasy e romanzo storico, l’etichetta e i formalismi propri del XIX secolo messi a dura prova dalla presenza dei draghi, la forte personalità di Temeraire, rivoluzionario e fine pensatore con gli artigli, sono solo alcuni degli ingredienti che fanno apprezzare il lavoro della Novik.

La quotidianità degli aviatori, il loro lavoro sul dorso dei draghi da combattimento e le passioni che li sconvolgono mentre l’Europa è in fiamme, escono dai solchi del fantasy per riecheggiare l’epica terribile della storia con note inedite, come se i drammi del passato fossero visti attraverso lenti pervase di ineffabile magia.

Sopra le colonne di fanti in faticosa avanzata, moschetto in spalla, sfrecciano i corrieri squamati, il territorio sotto attento controllo, mentre sul mare i grandi trasporti beccheggiano sotto il peso dei draghi stipati sui ponti di volo.
Napoleone è avvisato: l’Inghilterra e Temeraire non staranno a guardare oltre.


Non per noi, o Signore, Non per noi,
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