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 Le Zanne del Leone

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AutoreMessaggio
L'Ammiraglio
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MessaggioTitolo: Le Zanne del Leone   Gio Lug 10, 2008 3:20 am

DAGLI ALBORI DELLA CIVILTA'



LA PAURA PIU' ANCESTRALE DELL'UOMO E' STATA LA MORTE



PRESTO...SARA' LA PIU' CONCRETA...


SONO RITORNATI



Vlad Von Carstein, un tempo un uomo benvoluto a corte...

SONO ORGANIZZATI



Jeremy Irons

Io sono Shamas De Mordred, della casata del Drago Sanguinario

SOLO DUE LORO SIMILI POTRANNO FERMARLI


Ewan McGregor

Valas, signore...Valas De Bravi




Megan Fox

La principessa guerriera di Kislev...Nadja VanHeld

CON GEOFFREY RUSH



Ricordati di Francis Walsingham

E LA PARTECIPAZIONE STRAORDINARIA DI SEAN CONNERY


nel ruolo di KARL FRANZ

LE ZANNE DEL LEONE
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Valten
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Località : FRAMPULA -FC-
Messaggi : 3468

MessaggioTitolo: Re: Le Zanne del Leone   Gio Lug 10, 2008 3:28 am

le mitiche zanne...
ragazzi ho avuto l'onore di leggerlo...
fatelo anche voi, fidatevi...
e credo che me lo rileggerò anche io..è sempre un piacere!

grande ammiraglio....
aspetto le nuove uscite!!
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Cynath
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MessaggioTitolo: Re: Le Zanne del Leone   Gio Lug 10, 2008 12:25 pm

dove l'hai letto?
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Svampiro
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Località : Reggio Emilia
Messaggi : 1197

MessaggioTitolo: Re: Le Zanne del Leone   Gio Lug 10, 2008 12:57 pm

e vlad chi lo fa? voglio sperare gary oldman

voglio anke christopher walker nella parte di konrad e alan rickman nella parte di mannfred! :sorr:

e jessica biel in quella di isabella gia che ci siamo


"PER LA DAMA E PER IL RE!"
iscriviti anche tu al nuovo torneo di Zandra

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L'Ammiraglio
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MessaggioTitolo: Re: Le Zanne del Leone   Gio Lug 10, 2008 2:06 pm

Il cast c'è tutto nei titoli di cosa, fra esattamente 35 capitoli...andiamo col primo, intanto:

I


IL SACCO DI VANIAS

Il privilegio dei morti: non moriranno più. (G. D’Annunzio)


2033-Principati di confine, città di Venias


Era bellissima Venias, coi suoi palazzi dorati che riflettevano sulla Laguna delle Lacrime illuminata dalla luna, quasi a farne dimenticare il lugubre nome. Le strade della capitale della Serenissima erano illuminate da file di lampade, decine e decine di persone affollavano le vie principali parlando allegramente e festeggiando, non che ci fosse un motivo particolare: semplicemente Venias era una festività perenne della bellezza di vivere e del lusso della cittadinanza. All’ombra dei palazzi nobiliari che davano sullo splendido Gran Canàl, costantemente solcato da vascelli e bastimenti provenienti da ogni parte del vecchio mondo, i quartieri laterali sembravano luoghi quasi estranei al grandioso centro della città. Lontano dai luoghi delle feste, dalle magioni e dal reticolo di canali, il piazzale dei carri, dal quale partiva un ponte che legava la città alla terraferma, era gremito da ogni genere di avventuriero e carrozziere, mentre le strette laterali attorno erano una delle rare zone di cattiva fama di Venias. In una di queste due giovani in uniforme scura, senza corazza, ma ben equipaggiati con spade lunghe e balestre leggere, pattugliavano il quartiere cercando di mantenere l’ordine, a intervalli regolari lungo le strade, erano posti dei piccoli segnalatori luminosi, in vista l’uno all’altro: accenderli significava aver bisogno di rinforzi immediati, e quasi tutti erano posti in modo che dalle torri svettanti sulle caserme della gendarmeria venissero visti.

“Mi spieghi perché con tutti i bei posti di questa città siamo destinati proprio in questo postaccio?” chiese ironico l’agente Giovanni Beldi, cercando di innestare un discorso col collega per ammazzare la noia della pattuglia “Che vuoi che ti dica” rispose Roberto “Come sono necessari i guardiani in armatura dorata al palazzo del doghe, anche noi poveracci abbiamo il nostro perché, nella realtà di questa città” il compagno aggrottò le sopracciglia “Tu sei uno di quegli idealisti che si arruolano pensando che la lotta contro il male sia una delle loro missioni, o sbaglio? Sai ragazzo mio, la prima cosa che capirai dopo un paio di anni di servizio sarà che se volevi difendere il debole dovevi darti all’erranza nella Bretonnia, non certo alla polizia nei Principati” Roberto aprì la bocca per rispondere, quando un grido lancinante ruppe il silenzio della notte. Rapidi e precisi, i due gendarmi impugnarono le spade e si diressero verso il vicolo da cui era partito il grido, Giovanni sbatté il piede su qualcosa e abbassò istintivamente lo sguardo “INFERI INSAGUINATI!” esclamò alla vista del corpo dilaniato che aveva sotto gli occhi: era una donna, l’età non si capiva, divorata, parti dello scheletro erano in vista, altre ancora coperte da ciò che restava di organi e pelle, il teschio dalle orbite ancora piene era rivolto al cielo e la mandibola era ancora spalancata in un urlo di dolore, le vesti erano a brandelli attorno al cadavere “acc…accendi un segnalatore” balbettò Giovanni appoggiandosi al muro per non perdere l’equilibrio “Si…” rispose il giovane “stai attento, potrebbe essere ancora nei dintorni…” si interruppe all’improvviso, il rumore di uno strappo coprì la sua voce, il collega si voltò in tempo per vederlo cascare a terra, colpito dagli artigli di un essere di forma umana, abbruttito dalle mutazioni, coperto solo di pochi stracci e ringhiante. Pieno di terrore, il gendarme afferrò la balestra e sparò un dardo sulla creatura, il pezzo di metallo si piantò saldamente tra le costole del mostro, che tuttavia, incurante del dolore, inizio ad avanzare barcollando verso Giovanni “Non è possibile!” urlò il gendarme “E’ un incubo!” e si lanciò di corsa verso il piazzale dei carri, tra la gente, tra i suoi compagni, per dare l’allarme, ma, svoltato l’ultimo angolo, si impietrì dall’orrore: scheletri animati si agitavano per la piazza, in un orrido coro di ossa scricchiolanti e cotte di maglia tintinnanti, zombi putrefatti e disgustosi seguivano la carovana dei morti, venendo dal ponte e puntando dritti verso il cuore di Venias, a terra, i corpi straziati di gendarmi e civili stavano venendo divorati da mostri simili a quello che aveva ucciso il suo collega pochi attimi prima. Giovanni mise lentamente mano alla spada, come se il gesto gli costasse grande fatica. Un dolore lancinante e fortissimo alla schiena. Abbassò gli occhi. Vide lunghi artigli spuntargli dalla pancia, poi cadde nel buio e ogni male svanì.

La musica copriva ogni rumore nel salone principale del palazzo dogale. Vestiti eleganti, giovani corteggiatori, ragazzine imbarazzate e ballerini provetti si intrecciavano nel ballo e nella gioia. Camerieri dagli allegri vestiti variopinti andavano e venivano portando ai tavoli ogni sorta di prelibatezze e pietanze provenienti da tutto il mondo conosciuto, lo stesso doghe, reggente di Venias, aveva dimenticato le consuete pose di serietà e rappresentanza per abbandonarsi alla festa. Ad una delle tavolate, il generale Francesco Pellegri, generale delle armate della Serenissima, sedeva composto con la moglie Eva De Bravi e il figlio Valas. Stavano per lanciarsi nelle danze quando un soldato dalla corazza dorata gli si avvicinò “Signore” bisbigliò “Sembra ci siano problemi nei quartieri bassi, si sentono urla e si vedono fiamme fin da qui” il generale aggrottò le sopraciglia pensoso “Non capisco di cosa ti preoccupi” gli disse la moglie”Hai istituito una forza di polizia proprio per questo: per non disturbare i soldati regolari ad ogni momento” il soldato la guardò senza far trapelare il disgusto che gli aveva lasciato quella frase “Signore” si rivolse al superiore “Con tutto il rispetto, la situazione mi sembra più grave di una rissa tra ubriachi” l’ufficiale si alzò con aria sicura “D’accordo, sergente, raduna una squadra e andiamo a dare un’occhiata a…” il rumore della preziosa vetrata del finestrone principale che andava in pezzi lo interruppe,e dalla pioggia di cocci che investì il salone apparve un mostro alto come due uomini e robusto, con immense ali di pipistrello e un corpo bestiale coperto di cicatrici sul quale svettava una testa calva e butterata la cui bocca sembrava una ferita aperta con due lunghi e impressionanti canini che scendevano per diversi centimetri. Tra le grida di terrore dei presenti l’essere disse “Una festa…mmm” la sua voce ricordava lo stridio delle unghie sui muri “Ragnos non è invitato? Ragnos è molto seccato da ciò” le porte si spalancarono, sei balestrieri entrarono si disposero in posizione di fuoco mentre il mostro spiccava un balzo verso di loro. I dardi si piantarono nell’immenso corpo senza che questi frenasse minimamente il suo slancio, mentre i suoi lunghi artigli spezzavano le armature pesanti dei soldati come burro uccidendo in pochi attimi tutti i balestrieri. Come colto da furia e brama di sangue, il mostro iniziò ad uccidere tutti coloro che si trovava innanzi, uomini, donne e bambini. Il Generale Pellegri spinse la moglie verso una porta laterale “Vattene!” le ordinò “prendi il bambino e scappa!” “padre, non vi lascio!” disse il ragazzino, l’uomo lo spinse di forza “E invece mi lasci, portalo via, Eva, subito!” poi si rivolse al soldato che aveva vicino “Vieni, sergente, andiamo a fermare quella cosa!” con sottofondo le grida disperate dei nobili e dei camerieri, Eva De Bravi afferrò il figlio e lo trascinò fuori dalla stanza, l’ultima cosa che Valas vide fu il padre accasciarsi a terra con le unghie del mostro infilate tra le carni. Corsero per corridoi e saloni innaturalmente vuoti alla ricerca di una via di scampo, finchè non videro un gruppo di soldati fermi davanti alla porta secondaria “Soldati” disse Eva “Grazie al cielo…dovete correre al palazzo…è successa una cosa…” si voltarono, e lei inorridì: erano morti. Orbite nere e labbra spaccate si muovevano lentamente mentre quelli che erano stati soldati di Venias avanzavano trascinandosi verso di lei.

Valas si risvegliò nel sangue della madre. Era incredulo di essere vivo, e la sua giovane mente non poteva concepire l’orrore cui aveva assistito. Vide una mano tesa per aiutarlo ad alzarsi. Un uomo in armatura scura lo prese in braccio, stando attento a non ferirlo coi numerosi ornamenti che pendevano dalla corazza. Scosso da singhiozzi, Valas vide diversi cavalieri radunare in cortile corpi su corpi, compreso quello di sua madre. Il cavaliere alzò la celata dell’elmo rivelando un viso serio solcato da una barbetta nera. Sorrise al bambino “Sei ancora vivo” gli disse “come ti chiami?” “V…Valas” rispose balbettando “Valas De Bravi, signore…”

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Cynath
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MessaggioTitolo: Re: Le Zanne del Leone   Ven Lug 11, 2008 8:54 am

:25h: stupendo
comunque svanp vlad lo fa jack black
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Abaddon il distruttore
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MessaggioTitolo: Re: Le Zanne del Leone   Ven Lug 11, 2008 9:28 am

Anche questo ( come del resto l'Ammiraglio) è scritto favolosamente e se lo trovo in qualche libreria lo prenderò sicuramente.


Morte ai servi del falso imperatore!




http://rohanbloodfeuditalia.forumfree.net/
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L'Ammiraglio
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MessaggioTitolo: Re: Le Zanne del Leone   Ven Lug 11, 2008 2:12 pm

Libreria? Magari li avessi pubblicati...

II

LA CORTE DI ARTDORF

C'è sempre un grano di pazzia nell'amore, così come c'è sempre un grano di logica nella follia(F. Nietzsche)

Artdorf, capitale dell’impero, 15 anni dopo…

I portoni della cinta interna si aprirono lentamente, mentre sciamavano all’esterno una ventina di alabardieri in uniforme da parata, schierandosi sull’attenti in doppia fila ai lati della strada “Presentat-ARM!” ordinò il sergente quando vide apparire sulla curva della strada una piccola unità della cavalleria, e, mentre i soldati alzavano le alabarde in segno di rispetto rivolgendo le punte delle aste al cielo, i cavalieri in armatura sfilarono in mezzo al plotone sotto le urla e gli incoraggiamenti della folla posta ai lati del viale. Ritti in sella, con i cavalli bardati con finissime gualdrappe rosse e dorate, i corazzieri cavalcavano in silenzio al seguito del loro comandante, un giovane dalla corazza laminata in oro finemente lavorata e dalla tunica rossa come il cielo dell’alba, che recava sullo scudo l’emblema del leone di Venias. La piccola compagnia, salutata dalle grida festose dei cittadini e dagli sguardi ammirati dei bambini, oltrepassò le porte della zona centrale di Artdorf fermandosi nel piazzale dirimpetto al palazzo imperiale. Il comandante dell’unità scese da cavallo e si avvicinò con passo sicuro a due nobili che lo aspettavano vicino alle scale monumentali che immettevano nella cittadella dell’imperatore “Conte di Hochland” salutò cortesemente uno dei due rivolgendosi a lui col nome del contado, come era in uso allora “ Generale De Bravi a rapporto. L’esercito di Venias è a vostra completa disposizione nell’imminente guerra contro gli abomini non-morti” il conte abbozzò un sorriso “E’ un piacere ricevere aiuti in ore così disperate, generale.” Replicò stringendogli la mano “Voi conoscete il Grande Teogonista Francis Walsingham, vero?” l’uomo al suo fianco, un personaggio alto, con una corta barba color argento e lo sguardo di ghiaccio, fece un leggero cenno col capo “Sono io a conoscere il generale da quando era poco più di un bambino, conte” disse “Foste la prima persona viva che vedevo dopo la morte dei miei genitori, eccellenza” rispose il giovane ufficiale “Niente “voi” e niente “eccellenza” replicò ser Francis “per te, giovanotto, sono solo Walsingham, mi sentirei un idiota a rispettare l’etichetta con una persona che ho visto crescere.”.

Terminati i convenevoli i tre uomini iniziarono a salire lentamente le scale continuando a parlare dell’imminente guerra contro gli appena dichiarati vampiri della Sylvania “Cosa vi ha spinto ad abbandonare i principati e venire a combattere con noi, generale?” chiese il conte di Hochland “Quando ero ancora un bambino” replicò Valas “i vampiri sterminarono la mia famiglia, credo ne sappiate qualcosa. Ser Walsingham mi salvò la vita e diede la caccia al vampiro che aveva messo la mia patria a ferro e fuoco, portando la sua testa dopo pochi giorni. Non mi sono mai sdebitato.” Il teogonista prese la parola “A quanto ho sentito non sei nuovo alla lotta contro i vampiri…” “No, infatti” rispose il giovane “Sono 6 anni che do loro la caccia, ne ho uccisi parecchi, una volta per sempre, cacciandoli nelle loro tane, nei loro sotterranei, o celati in mezzo a noi uomini…” “Questa volta è un po’ diverso” intervenne il conte “Non siamo alla presenza di un pazzo necrarca o di un isolato strigoi, ma di fronte ad una vera e propria casta sociale dominante, con potenza politica e militare, impegnata in una seria campagna militare contro il nostro paese” indicò loro un ritratto che si trovava in un angolo oscuro del corridoio, che raffigurava un uomo elegantemente vestito dalla pelle pallida e i lunghi capelli corvini “Vladimir Von Carstein” disse il conte indicando la figura “Una volta un nobiluomo abbastanza benvoluto qui a corte, ora il nostro peggior nemico. Dovete capire, generale, che non si tratterà di combattere un personaggio isolato, troverete immensi eserciti con ufficiali vampiri che conoscono tutte le tattiche militari, anche le più sofisticate.” “non ho mai pensato di andare a fare una passeggiata, signore” rispose il giovane “Tuttavia ritengo un mio dovere unirmi al teogonista Walsingham e aiutarlo contro la potenza della notte.” “Capisco” annuì il nobile “beh, venite alla festa delle armi stasera. Avrete occasione di conoscere i più grandi comandanti delle nostre armate e potrete mettere mano ad alcune diavolerie delle gilde degli ingegneri e dei nani, inoltre, parleremo di ciò che dovrà fare il teogonista nella guerra che ci attende.” Si voltò verso uno dei portoni laterali e si congedò con un cenno del capo. Valas guardò Walsingham pronto a chiedergli qualche anticipazione sul suo compito, quando una figura femminile sbucata da una delle porte attirò la sua attenzione: era una bellissima donna, giovane, dai lunghi capelli corvini e gli occhi azzurri come il cielo nelle giornate di primavera, alta, esile, signorile, indossava una corazza argentea sopra un a lunga tunica bianca. Valas restò talmente affascinato da quella figura da non trovare la forza per spostarsi quando lei gli venne quasi addosso “Scusate, cavaliere” gli disse la donna spostandosi di lato per schivarlo “Fi…figuratevi, milady” rispose lui facendole strada. I loro occhi si incrociarono per diversi secondi mentre lei passava tra lui e Walsingham continuando a guardarlo. Valas restò impietrito a guardare la figura della donna quando la voce del teogonista lo riportò alla realtà “Bella ragazza, vero?” disse. Valas stette qualche secondo in silenzio, poi mormorò “ma chi era?” “Nadja Vanheld” rispose Ser Francis “La figlia di un vecchio ambasciatore kislevita che vive da sempre nell’impero…” il giovane non replicò “Se ti può far piacere, sappi che la rivedrai stasera, alla festa a cui ti ha invitato il conte” “Se credi che sia un incentivo in più a venire…” sorrise il giovane “Ma per chi mi hai preso, ragazzino?” ridacchiò Walsingham “Più che un incentivo lo ritengo il motivo maggiore per cui verrai, non sei mai stato amante dei balli mondani, però anche un cieco si sarebbe accorto di come la guardavi, figurati uno che ti conosce da sempre.” “Ci vediamo dopo, Walsingham” tirò corto il giovane, incamminandosi lungo il corridoio “Ehi rubacuori” gli urlò dietro il teogonista “Forse prima di fare l’uscita in scena da romanzo popolare dovresti chiedermi dove si trovano i tuoi alloggiamenti!”.

La sera stessa vi fu la festa delle armi nella sala principale del palazzo. Valas odiava le feste, e non certo senza ragione, visto che era un’occasione simile quella in cui, all’improvviso, era apparso il mostro che aveva distrutto la sua famiglia. Sorseggiò il suo bicchiere di vino dello stirland e si avvicinò al tavolo dove Walsingham il conte di Hochland e altri signori della guerra stavano animatamente discutendo di fronte ad una mappa nella quale erano posizionate diverse pedine in corrispondenza ai luoghi ove si trovavano le armate imperiali “Ah generale De Bravi” gli disse il conte vendendolo avvicinarsi “aspettavamo solo voi, guardate:..” indicò la mappa “Sappiamo per certo che dalla sylvania un grande esercito di non morti si sta avvicinando ad Artdorf” spiegò “E sappiamo anche che le nostre difese sono concentrate sulla città stessa” “vorreste quindi restare fermi ad attendere l’inevitabile, signor mio?” chiese un gran maestro templare di un ordine sconosciuto a Valas “Io sono più propenso all’idea di scendere in battaglia e attaccarli” il conte sospirò “Chi ci ha provato è finito con l’unirsi a loro in uno stato che vi sconsiglio di provare” ricordò al maestro “Cosa insinuate?” “insinuo, mio nobile signore” ringhiò il nobile “Che quando sarete un simpatico scheletro arrancante in mezzo a migliaia di scheletri forse non farete la bella figura che fate ora in quell’armatura, capito?” offeso, il guerriero si sedette “L’unica cosa fattibile” riprese a parlare Hochland controllandolo con la coda dell’occhio “E’ tenere la posizione e, nello stesso tempo, aggirare l’esercito nemico, penetrando a Sylvania da est e attaccandolo di spalle” tra i presenti iniziò un vociare concitato “E’una buona idea” fu commentato da una parte “Ma se i vampiri non ragionassero come uomini?” espresse i suoi dubbi un altro conte elettore “Se invece di tornare indietro per contenere l’attacco sul retro insistesse contro di noi e ottenessimo solo di aver mandato a spasso armate per nulla?” “Dobbiamo resistere in attesa dei rinforzi dalle province del nord!” asserì un’altra voce “Dobbiamo abbandonare Artdorf, invece, e aspettare che venga il momento giusto!” tuonò un altro. A queste parole una figura possente, rimasta fino ad allora seduta senza dire nulla, si alzò di scatto, sovrastando con la sua mole tutti i presenti “Chi ha osato proporre di fuggire?” chiese con aria imperiosa “Abbia il coraggio di ripeterlo sotto gli occhi del Grande Teogonista Whilem!” tutte le voci tacquero all’improvviso, mentre la maestosa figura del Sommo Teogonista oscurava col suo carisma e il suo potere tutti quei comandanti riuniti “Nessuno risponde?” domandò “tanto peggio, si vede che chi è vigliacco nelle proposte lo è anche nei fatti” guardò Valas e Walsingham “Tuttavia, non ho ancora sentito le vostre voci, signori.” Walsingham assunse un’aria pensosa “Vedete, milord” iniziò “La nostra debolezza nei confronti del nemico è indubbia, tuttavia siamo ancora abbastanza per poter evitare di chiuderci in una trappola dalla quale non potremo più uscire” Whilem socchiuse gli occhi, mettendo a fuoco solo la figura del suo sottoposto “E quindi cosa proponete?” “L’idea del conte mi piace” asserì “però vorrei sentire il parere del generale De Bravi prima di lanciare la mia idea” tutti si voltarono verso il giovane condottiero, il quale, sebbene non fosse la prima volta che presenziava ad un consiglio di guerra, non potè fare a meno di sentirsi insicuro di fronte a tanti personaggi di grande esperienza che attendevano solo il suo parere, dandogli lo stesso potere e la stessa importanza che a chiunque di loro “Bisogna stabilire il valore di ogni cosa” disse dopo un attimo di incertezza “Capire cosa è sacrificabile e cosa va tenuto” guardò il Grande Teogonista “Quanto vale Artdorf per chi siede a questo tavolo?” Whilem fece un sorrisino “Nulla…” portò entrambe le mani al cuore “E tutto.” Concluse, sapendo che il giovane avrebbe capito “E allora c’è poco da fare” continuò Valas “Sicuramente non dobbiamo chiuderci tutti qui dentro, molti di noi saranno utili fuori, a indebolire il nemico altrove, sulle retrovie…” “Quello che ci apprestiamo a combattere non è un esercito come gli altri” lo interruppe Hochland “I morti non hanno salmerie, non hanno artiglieria, non hanno campi medici, non hanno nulla: solo una massa tremolante di ossa e potere che avanza implacabile.” “ E allora perché sostenete che un attacco alla Sylvania potrebbe indebolirli?” chiese Walsingham perplesso “Perché ogni potere ha una sua origine” rispose il conte “Se attacchiamo l’origine del potere dei Carstein, abbatteremo gli stessi Carstein!” Whilem lo guardò con aria sospettosa “Sebbene sia dell’idea che solo abbattendo il male nella persona che ne è radice si possa estirparlo” commentò “Mi trovo costretto a dire che la vostra idea è tutt’altro che sbagliata, Hochland” guardò Walsingham e Valas “Signori, presto mi ritirerò presso l’imperatore a comunicargli che stasera è stato deciso di contrattaccare. Sarà l’armata di Venias, venuta assieme al generale De Bravi, ad assumere questo compito.” I suoi occhi si fissarono su Walsingham “Tuttavia siccome il suo comandante è, per quanto esperto, molto giovane, e il numero di soldati non è certo immenso, ad esso si unirà un corpo d’armata imperiale di cui voi avrete il comando, Walsingham.” Uno dei presenti aprì la bocca per replicare,ma il Grande Teogonista lo fulminò con un’occhiataccia “Hochland” chiamò “Da dove credete sia più prudente entrare?” il conte appoggiò il dito su un punto ai confini settentrionali della Sylvania “Da qui, signore” rispose “Dalla roccaforte più debole della contea, nonché dal lato più lontano da qui, da dove nessuno si aspetterebbe sorprese, suggerirei al teogonista Walsingham di attaccare dalla torre di Darkrad!”. Un silenzio innaturale colse gli ufficiali, che tornarono alla realtà solo grazie alle musiche della festa che si svolgeva loro attorno “Molto bene, signori” concluse Whilem “Parleremo nei prossimi giorni dei particolari dell’impresa, ora vi invito a tornare al banchetto e ai balli, potrebbe essere l’ultima volta prima di molto tempo, per alcuni di voi.”. Tutti si alzarono in segno di rispetto mentre il Grande Teogonista Whilem attraversava la stanza da ballo diretto al trono dell’imperatore per conferire personalmente con lui.

In capo a pochi minuti il campanello di ufficiali e nobili era sciamato per il salone, dimenticando la guerra per approfittare della festa. Walsingham osservava divertito Valas che, con la coda dell’occhio, non perdeva di vista per un solo secondo Lady Vanheld, che si trovava seduto ad un tavolo vicino con altre dame “perché non la inviti a ballare, figliolo?” chiese il teogonista al giovane “Ma figurati Francis” rispose lui “Perché mai dovrebbe accettare?” “Uccidi vampiri per hobby e sei imbranato con le ragazze…assurdo” commentò Walsingham. De Bravi stava per rispondere quando entrambi videro la giovane kislevita avvicinarsi con calma al loro tavolo “Generale De Bravi” sorrise al giovane “E’ un piacere rivederla” “Mi conosce, milady?” chiese lui stupito “Naturalmente, cavaliere” replicò la donna “Se aspettavo che fosse lei a invitarmi a ballare aspettavo la fine della guerra” lo guardò un momento “è curioso: uccide vampiri per hobby ma è imbranato con le ragazze” “Che combinazione” intervenne il teogonista “Proprio quello che gli stavo dicendo…” “FRANCIS!” lo interruppe Valas, poi si rivolse a Nadja “Accetta questo ballo, milady?” “Con piacere, cavaliere”.

Non fu per il ballo, non fu nemmeno per reciproci interessi o passate esperienze. Semplicemente si innamorarono, un passo dopo l’altro, un ballo dopo l’altro. Come nasce l’amore tra uomo e donna? Come due persone si sentono legate indissolubilmente l’una all’altra? Nemmeno il più grande dei maghi del circolo della luce può rispondere a queste domanda. L’unica cosa sicura è che Valas e Nadja sentirono subito di essere due corpi con un’unica anima. Ogni secondo che i loro sguardi si intrecciavano e che le loro mani si sfioravano valeva per loro una vita, mentre entrambi capivano che non avrebbero potuto più vivere soli. Nella danza, le loro anime si estraniarono totalmente dal mondo, entrando in uno stato esterno, per Valas esisteva solo lei, per Nadja solo lui, il resto dei ballerini, il salone, il palazzo, Artdorf, il mondo, i vampiri, la guerra, erano solo una cornice. Dal solito tavolo, dove intanto era stato raggiunto da Hochland, Walsingham sorseggiava con calma la sua birra e, quando, dopo un’ennesima piroetta i due giovani unirono le loro labbra in un bacio, guardò il nobile con un misto di malizia e imbarazzo, mentre il conte accennò una risatina “Che intenzioni hanno quei due ragazzi, milord?” chiese il teogonista, ironico “Conoscete meglio di me il generale, eccellenza” rispose ridacchiando il conte “A occhio direi le peggiori, almeno per le libertà reciproche” “A quei due giovani allora” brindò Francis alzando il boccale, subito imitato dal nobile.
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L'Ammiraglio
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MessaggioTitolo: Re: Le Zanne del Leone   Dom Lug 13, 2008 1:32 pm

III
I FUOCHI DI GORGRIK

Io non so con quali armi sarà combattuta la Terza Guerra Mondiale, ma so che la Quarta sarà combattuta con pietre e bastoni. (A. Einstein)

Il mattino dopo, di buon’ora, Walsingham e Valas giravano per i mille fabbri e armaioli di Artdorf, alla ricerca di qualche strumento utile alla campagna che stavano per intraprendere. “Come mai un’aria così gioviale, ragazzo?” chiese vedendo che il giovane era vistosamente sull’allegro “E a te che importa, Francis?” rispose lui sorridendo “No sai pensavo” continuò il teogonista “che non ti ho più visto tornare dopo che ti sei involato con quella ragazza…” Valas si limitò a guardarlo con un misto di malizia e ironia, e Walsingham cambiò discorso “Beh non è per fare gossip su te e la tua bella kislevita che ti ho portato qui” indicò una bottega recante l’insegna -I Fuochi di Gorgrik- “Li dentro si trovano le migliori armi da fuoco di tutto il vecchio mondo” spiegò “E’ ora che ti modernizzi un po’, figliolo”.
Il negozio di Gorgrik era un vasto edificio in pietra con le pareti tappezzate di rastrelliere ricolme di archibugi di diverse fatture, alcuni a una, altri a più canne, alcuni corti, altri molto lunghi, sopra le rastrelliere vi erano lunghi arazzi raffiguranti uomini e nani armati sotto i quali si leggevano slogan inneggianti l’acquisto e l’uso di pistole e carabine. In fondo al locale vi era un tavolaccio con una teca all’interno della quale erano esposte diverse pistole dalle mille fatture, dietro il banco si vedeva una piccola porta dalla quale giungevano borbottii incomprensibili in lingua nanica “Gorgrik” gridò Walsingham “Esci dalla tana, hai clienti!” dalla porticina sbucò un nano dalla folta barba arancio-rossa che copriva appena il ventre prominente, vestito con una cuffia di pelle, forse pessimo tentativo di nascondere il cranio totalmente rasato e una cotta di maglia coperta da un grembiule da lavoro sporco di polvere nera e olio “Eccellentissimo Ser Walsingham” disse al teogonista “Baciamo le mani!Avete finalmente deciso di passare all’uso di VERE armi, voi della chiesa di Sigmar?” “Stai prendendo in giro, ingegnere?” chiese Francis con una punta di minaccia “Ma naturalmente no, vossignoria” rispose enfatico il nano “Però se mi permettete sono dell’idea che vi farebbero comodo un po’ di potenza di fuoco” spostò lo sguardo su Valas “E voi, giovanotto?” chiese “Siete anche voi contrario a questo genere di cose?” Walsingham alzò una mano per interrompere Gorgrik “Proprio per questo sono qui” confermò all’ingegnere “Il generale De Bravi ha bisogno di qualcosa per abbattere vampiri” fece l’occhiolino “Qualcosa di speciale, ci siamo capiti?” il nano assunse un’espressione incredula “Di speciale, vossignoria??” fece finta di non capire “Ma qui abbiamo solo arnesi che seguono scrupolosamente la legge del nostro Imperatore!” concluse, mettendosi una mano sul cuore mentre pronunciava la parola –imperatore- “Si, come no” ironizzò Walsingham “E quella volta che ti esplose il negozio che avevi sulla città alta? O quando ti sequestrarono 5 casse dall’equivoco contenuto…o quando un paio di trafficanti fecero il tuo nome…” “Storie vecchie, vossignoria!!” si difese Gorgrik “Dopotutto bisogna pur campare, no?” senza dire altro spostò la tavoletta mobile sul banco permettendo al teogonista e a Valas di passarvi oltre e li guidò all’interno del negozio, prima attraverso un piccolo laboratorio nel retrobottega, poi in uno sgabuzzino nel quale si vedeva chiaramente una botola “Se dovessi lavorare in quella specie di cella” disse il nano aprendo la strada per la cantina “non riuscirei a fare un decimo di ciò che produco” accese una candela “Ecco a voi il mio vero posto di lavoro” e mostrò loro una grandissima stanza coperta da tavolacci con appoggiati archibugi e pistole smontati, dalla forma strana, alcuni dei quali mai visti prima, come un corto archibugio con un curioso attrezzo a forma di disco attaccato alla base, o una lunga carabina con 2 canne una sopra l’altra e dotata di un supporto a leva dietro il grilletto, o ancora una serie di archibugi legati l’uno all’altro su un supporto cilindrico, piccole pistole dai manici estremamente lunghi e le canne molto corte, piccoli oggetti dal manico in legno con testina in metallo a forma di pestello e, infine, troneggiante sul più grande dei tavoli, una specie di canna di cannone di ridotte dimensioni con una levetta sul retro e un poggio per portarla a mano “Tutto perfettamente legale, eh, Gorgrik?” chiese Walsingham guardandosi attorno “Oh ma non ci badate vossignoria” minimizzò il nano “Sono tutti prototipi…praticamente non funzionanti, c’è ancora molto da fare…e ora sono impiegato su ricerche di altro genere…” “del tipo?” domandò il teogonista incuriosito “Ma un nuovo tipo di esplosivo generato da piccole particelle praticamente invisibili che sulla linea teorica sarebbe in grado di spazzare via una città con un solo colpo…” “Pura fantasia” commentò Francis “Non si sa mai, vossignoria” rispose Gorgrik “comunque non è per questo che vi ho portato qui, ma per…” rovistò per qualche secondo in una cassa colma di pistole “Per questa!” concluse estraendo un’arma dalla forma molto semplice: una piccola impugnatura che sorreggeva una corta canna nella quale si infilava direttamente il cane, non vi era traccia di acciarini ne di pietre focaie dove mettere la polvere e la stessa canna sembrava troppo stretta per infilarvi dentro i normali proiettili “Sembra un giocattolo” commentò Walsingham” “eh, uomo di poca fede” rispose Gorgrik “Guardate qua: niente avancarica” prese un lungo oggetto con scavate delle piccole gallerie contenente ognuna un proiettile piccolo e di forma cilindrica e lo infilò nel manico dell’arma “Il caricatore si piazza dentro il calcio” spiegò, poi tirò verso di se la canna, rivelando che era formata da due pezzi di metallo sovrapposti, uno dei quali mobile “il colpo si mette in canna una sola volta, nel modo che vi ho appena mostrato, dopodichè è in grado di sparare fino a 7 proiettili senza mai fermarsi, semplicemente tirando il grilletto.” La porse a Valas, che lo guardava scettico “E’ leggera” commentò il giovane “Leggerissima, giovanotto” sorrise l’ingegnere “Prova a puntarla su quelle bottiglie e tira il grilletto” il rinculo dell’arma colse alla sprovvista Valas, e la pallottola mancò a schiantarsi sul muro, mancando di un buon mezzo metro il bersaglio “NO!NO!” lo rimproverò Gorgrik “Non tenetela come se fosse una patata bollente, prendetela leggermente, senza forzarla, e rilassatevi quando sparate!” un altro colpo, stavolta pochi centimetri al di là del bersaglio “Già meglio, figliolo, puntate con più calma, agite insieme alla pistola, non come due corpi distinti” Valas tirò di nuovo il grilletto, centro, senza dire nulla, spostò il braccio e sparò sulla bottiglia vicina, colpita, poi sulla seguente, prendendole il collo, e così via fino a che la parte superiore della canna balzò all’indietro “Quando si finiscono le pallottole” spiegò il nano “La canna si apre, a questo punto dovete cambiare la carica, con lo stesso metodo usato da me poco fa” porse a Valas un caricatore “provate, ragazzo” senza problemi, il generale ricaricò l’arma “Finito coi giochetti?” chiese Walsingham “Quasi, vossignoria!” rispose il nano “Siccome andate a contrastare dei vampiri, ho qualcosa da darvi…” rovistò ancora tra le casse e porse a Valas un piccolo contenitore ligneo “Qui ci sono dei proiettili speciali a testina d’argento, giovanotto, che colpendo un non morto rilasciano schegge di metallo all’interno del suo corpo danneggiandogli tutti gli organi vitali e portandolo rapidamente alla morte…se vi fermate per qualche ora vi mostrerò come farne altri, e anche come fare caricatori e come mantenere la pistola in ordine…” Valas guardò ammirato la sua nuova, bellissima arma “Affare fatto, ingegnere” rispose “E non preoccupatevi del prezzo, vi pagherò bene.” “Io vado, invece” intervenne Walsingham “Non vorrei ricordarmi i miei doveri nei confronti di questa santa barbara sotterranea…” guardò Valas “ti aspetto stasera a palazzo, figliolo”.
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Le Zanne del Leone
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